Obama in viaggio nei luoghi simbolo del razzismo

NEW YOR.- Il presidente Barack Obama è arrivato ieri in Senegal per la prima tappa di un atteso viaggio di otto giorni in tre Paesi dell’Africa carico di aspettative politiche ed economiche, ma che inevitabilmente sarà segnato dallo stato delle condizioni di salute dell’eroe della lotta all’apartheid, Nelson Mandela, che l’ultimo bollettino medico, diffuso ormai molte ore fa, definisce ancora gravi ma stabili.

Il programma del secondo viaggio in Africa di Obama da quando è divenuto il primo presidente afroamericano nella storia degli Stati Uniti prevede, dopo il Senegal, il Sudafrica e quindi la Tanzania; ed è fitto di diverse tappe altamente simboliche. Come una sosta all’isola di Goree, in Senegal, dove sorge un museo e un monumento dedicati agli africani mandati come schiavi nelle Americhe, o una visita al carcere sull’isola Robben, in Sudafrica, dove furono rinchiusi Mandela e altri detenuti politici, e anche un discorso all’università di Città del Capo dove nel 1966 Robert Fitzgerald Kennedy paragonò la lotta contro la segregazione razziale alla lotta per i diritti civili negli Stati Uniti.

Oltre agli incontri di carattere politico con il presidente del Senegal Macky Sall, il presidente del Sudafrica Jacob Zuma e il presidente della Tanzania Jakaya Kikwete, Obama ha inoltre in agenda nelle tre tappe incontri di carattere istituzionale e con esponenti del mondo degli affari e della società civile per ”aumentare l’impegno americano nella crescita economica, negli investimenti e commercio, nel rafforzamento delle istituzioni democratiche, e negli investimenti nella prossima generazione di leader africani”, come ha affermato la Casa Bianca.

Ma Obama certamente cercherà di dedicare anche tempo alla sua famiglia, poichè con lui si sono imbarcate sull’Air Force One sua moglie Michelle – che a sua volta ha una agenda fitta di appuntamenti -, le loro figlie Sasha e Malia e la suocera Marian Robinson. Tuttavia, l’incontro con Mandela sta certamente molto a cuore a Obama, che lo considera un “suo eroe personale”, ma appare al momento alquanto improbabile. ”Il presidente Obama vorrebbe vedere il presidente Mandela ma lui soffre”, ha detto ieri il ministro degli esteri sudafricano Maite Nkoane Mashebane; e nel frattempo, la situazione non sembra essere cambiata.