Una porta aperta

Pubblicato il 27 giugno 2013 da Mauro Bafile

Dalla politica all’economia, dall’utopia al pragmatismo. Il recente viaggio del presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, e del suo ministro degli Esteri, Elías Jaua, al Vecchio continente, rappresenta una svolta importante nelle relazioni diplomatiche del Paese e, di conseguenza, nell’orientamento che, fino a ieri, ricalcava fedelmente le linee tracciate dall’estinto presidente Chàvez. Il premio della Fao è stato solo il pretesto che ha permesso al capo dello Stato di solcare l’Atlantico. E, a nostro avviso, non è stato frutto del caso che nel suo viaggio, il primo in Europa come capo di Stato, il presidente Maduro  abbia voluto privilegiare i paesi del Mediterraneo; paesi che hanno in Venezuela comunità di emigranti assai numerose e molto ben integrate.

Ieri il presidente Chávez, nella sua azione diplomatica, poneva l’accento sull’aspetto politico, con tutte le sue implicazioni. Il suo raggio d’azione si estendeva in particolare all’America Latina. Considerava imprescindibile la solidarietà dei paesi della regione per il consolidamento del suo progetto politico. L’alleanza con Argentina, Bolivia, Ecuador, Nicaragua e Uruguay era, ed è parte di una strategia orientata a eludere i pericoli dell’isolamento internazionale.

Il governo del presidente Maduro, come lo stesso ministro Jaua ha illustrato durante l’incontro con la responsabile della diplomazia italiana, Emma Bonino, ispirato ad un nuovo pragmatismo vuole concentrarsi sull’aspetto economico. D’altronde, la crisi del mondo industrializzato ha avuto riflessi anche nello sviluppo economico del Venezuela: i prezzi del petrolio, dopo anni al di sopra dei 100 dollari il barile, sono scesi al di sotto di quella soglia. E molti esperti sostengono che il Paese non riesce a mitigare l’effetto dirompente della caduta dei prezzi con un incremento delle esportazioni perché la sua capacità di produzione non glielo permette.

Come dicevamo, la crisi economica è mondiale. I paesi industrializzati continuano a soffrirne le conseguenze e i provvedimenti per superare la difficile congiuntura rappresentano una medicina amara dagli effetti non immediati. Il Venezuela, come gli altri paesi dell’America Latina, non è esente dalle conseguenze di ciò che accade nel resto del mondo. Anche questo è il riflesso di una società sempre più globalizzata, di un mondo in cui le frontiere sono diventate virtuali.

Non deve sorprendere, quindi, se l’evoluzione del mercato petrolifero rappresenta solo un aspetto, senz’altro il più importante, della realtà particolare che oggi tocca vivere all’economia del Paese. Ad esso, infatti, vanno sommati una crescita rilevante dell’inflazione che, stando agli analisti più pessimisti, potrebbe chiudere attorno al 40 per cento; un Prodotto Interno Lordo che, per la prima volta in anni, potrebbe registrare una crescita 0; una immissione eccessiva di liquidità nel torrente monetario – e non manca chi insinua addirittura una iniezione di denaro inorganico – che invece di stimolare la produzione e di dinamizzare l’apparato industriale esercita una pressione sui prezzi; e l’elevato indice di carestia – la Banca Centrale lo calcola al di sopra del 20 per cento – che spiega l’assenza dagli scaffali dei supermarket di prodotti essenziali per il consumo e per l’igiene.

Il panorama non sarebbe completo se non si spendessero poche parole sull’aspetto finanziario. Sono previste scadenze importanti nei prossimi mesi e nel 2015; scadenze ineludibili. Il Venezuela, a differenza di quanto sostengono alcune voci isolate, non è certo sull’orlo del default. Ma è giusto riconoscere che i prossimi appuntamenti rappresentano un’ulteriore fonte di preoccupazione. E le agenzie di rating – leggasi, Flitch, Moddy’s e Standard & Poor’s -, oggi tutte nell’occhio del ciclone e con il prestigio a pezzi, riflettono nei loro giudizi gli umori e le preoccupazioni degli investitori. I Bond Venezuela 2027, molto seguiti da traders e investors, hanno perso oltre 10 punti in poche settimane. Più contenuta la flessione dei titoli decennali con scadenza al 2015. Le preoccupazioni crescono, poi, a seguito dell’imminente scadenza di settembre, quando lo Stato dovrà rimborsare oltre 1,5 miliardi di dollari di prestiti sul Bond Venezuela.

La prossima missione del ministro delle Finanze, Nelson Merentes, ai centri finanziari internazionali ha un duplice obiettivo: tranquilizzare i mercati rassicurandoli della salute dell’economia venezolana e trovare nuove fonti di finanziamento. Era dal 2004, da quando il ministro Tobías Nobrega ebbe riunioni con le Banche d’Investimento, che un ministro delle Finanze non si recava nei centri finanziari degli Stati Uniti e dell’Europa.

I tavoli di lavoro imprenditori-governo; l’accelerazione nella consegna della valuta per le importazioni indispensabili all’apparato produttivo; il recente incontro tra il Segretario di Stato nordamericano, John Kerry, e il ministro degli Esteri, Elías Jaua; e, in ultimo, il “tour politico” del presidente Maduro nei paesi del Mediterraneo rappresentano una svolta importante per il Paese.

L’Europa, e l’Italia in particolare, hanno tanto da offrire al Venezuela. E non ci riferiamo unicamente ai prodotti finiti o alle fabbriche chiavi in mano. L’Italia può offrire esperienza e know-how. Il Venezuela, in questa particolare congiuntura economica, ha bisogno di rilanciare l’apparato produttivo; di conciliare lo sviluppo delle cooperative con la crescita del settore industriale privato; deve aprire nuove aree di sviluppo. Ricette magiche non ve ne sono, da qui l’impegno nel trovare una sponda tra i Paesi d’Europa.

La visita del presidente Maduro e del ministro Jaua, ha aperto nuove prospettive nella soluzione di problemi che si trascinano da anni. Alcuni di essi ci riguardano direttamente, come ad esempio – solo per nominarne uno -, il pagamento delle pensioni venezuelane in Italia o il versamento di quella parte che, a seguito della Convenzione di Sicurezza Sociale, dovrebbe erogare lo stato venezuelano.  Non è stato un caso che la nostra ministro, Emma Bonino, abbia voluto aprire l’incontro con il ministro Jaua ponendo la Collettività al centro dell’interesse.

Nell’agenda italo-venezolana sono in programma altri incontri importanti: nei prossimi mesi la Conferenza Italia-America Latina, nel corso della quale sono previsti incontri tra la delegazione venezuelana e imprenditori e istituzioni italiani, e nel 2014 il Consiglio di Cooperazione, occasione per dare maggior concretezza agli accordi già in via di realizzazione o semplicemente verbali.

Ci si lamentava talvolta del disinteresse della “politica” italiana verso il Venezuela. Oggi quella “politica”, nonostante le difficoltà che vive la penisola e che tutti conosciamo,  ha aperto il cammino e tracciato la rotta. Ora sono le nostre istituzioni a dover agire da elemento di traino. Dal canto loro, gli organismi e le strutture emanazioni della nostra Collettività non possono eludere le proprie responsabilità. Partecipazione, è la parola chiave. E’ necessario raccogliere la sfida e saper trarre profitto dall’occasione che ci si offre. In passato, ci siamo riusciti. Perché non anche ora?

Mauro Bafile

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