Obama pronto a vedere Mandela: “Non cerco fotografie”

WASHINGTON. – Barack Obama sbarca in Sudafrica, il Paese simbolo della lotta alla segregazione razziale. Si tratta della tappa clou della seconda missione in Africa del primo presidente nero americano. Un viaggio che cade nel momento in cui tutto il mondo è in ansia per Nelson Mandela, il padre del nuovo Sudafrica democratico, che pur restando in condizioni critiche in queste ore starebbe un po’ meglio, stando alle parole dell’ex moglie Winnie.

Da giorni c’è l’ipotesi che i due leader neri, ambedue uomini di legge e premi Nobel per la Pace, possano incontrarsi. Sull’Air Force One, in volo dal Senegal, Obama lascia aperto uno spiraglio:

– Quando arriviamo vedremo qual è la situazione e valuteremo.

E’ ovvio che tiene molto a questa visita. Tuttavia Obama è molto cauto e sa che un’insistenza eccessiva potrebbe avere un effetto boomerang sulla sua immagine. Per cui precisa di non avere ”alcun bisogno di fare una photo opportunity” assieme a ‘Madiba’.

– L’ultima cosa che vorrei ora è essere invadente, inopportuno, in un momento in cui la famiglia è molto preoccupata per le sue condizioni di salute. Ora la nostra principale preoccupazione è che si riprenda. Del resto – prosegue Obama – il messaggio principale che vogliamo consegnare non deve essere necessariamente inviato a lui, ma alla sua famiglia. E cioè la profonda gratitudine per la sua leadership in tutti questi anni e comunicare i sentimenti e le preghiere del popolo americano che sta vicino a lui, ai suoi cari e al suo Paese. Un pensiero che unisce tutto il mondo.

Parole piene di affetto che stridono con le manifestazioni di protesta che hanno accolto Obama appena atterrato a Johannesburg. Centinaia di persone si sono date appuntamento davanti all’ambasciata americana per un sit in di protesta organizzato dal partito comunista e alcuni sindacati. Sui loro cartelli si legge: ‘Obama e Netanyahu schiavisti’. E anche un riferimento al caso Snowden: ‘Stop alla guerra contro la libertà di stampa’.

Una manifestazione simile è prevista anche all’Università di Johannesburg, nel campus di Soweto, dove Obama parlerà agli studenti e riceverà una laurea ad honorem. Intanto le condizioni di Mandela sembrerebbero migliorare rispetto ai giorni scorsi. Lo afferma la sua ex moglie, Winnie, pur sottolineando la criticità della situazione. Così fuori dall’ospedale di Pretoria si continua a pregare per ‘Tata’ (Papà), come la gente chiama affettuosamente il suo ex presidente, che il prossimo 18 luglio compie 95 anni. Ma mentre lo storico leader lotta tra la vita e la morte, all’interno della sua famiglia si litiga sul luogo della sua sepoltura. Una diatriba finita in tribunale, per decidere se i resti di ‘Madiba’ dovranno finire nel villaggio in cui è nato oppure in quello in cui ha trascorso gran parte della sua infanzia, come lo stesso Mandela ha più volte auspicato.

Nei giorni scorsi, sin dal ricovero dell’8 giugno scorso, Obama ha sempre rivolto un pensiero a ‘Madiba’. Tra loro c’è un legame profondo, non solo politico, ma anche biografico. Il primo ”atto di militante politico” del futuro presidente Usa fu partecipare a una manifestazione contro l’Apartheid.

– Avevo 19 anni – ha raccontato di recente Obama – e stavo all’Occidental College. Era il 1980 ed ero impegnato nel movimento contro il regime razzista di Pretoria.

In particolare, come ricorda un suo compagno di studi, Margo Mifflin, Obama fece il suo primo comizio pubblico il 18 febbraio 1981, aprendo una manifestazione a favore del boicottaggio contro le multinazionali che continuavano a investire in Sudafrica, appoggiando di fatto la repressione dei neri. Ma quel comizio finì male, visto che Barack venne praticamente costretto ad andare via, cacciato da alcuni studenti ‘afrikaaner’.

– All’epoca – racconta Obama – non pensavo che Mandela potesse essere liberato, ma già avevo letto i suoi scritti da cui capii che era un uomo che credeva nei principi base di uguaglianza e pari dignità tra tutti gli uomini.

Poi, una volta diventato senatore, Obama finalmente incontrò ‘Madiba’ nel 2005, come testimonia una fotografia. E oggi, da presidente, spera di rivivere quel giorno.

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