Egitto nel caos, 10 morti. Merrill Lynch: pericolo default

CAIRO – Altissima tensione al Cairo dove sostenitori e oppositori del deposto presidente egiziano, Mohamed Morsi, si scontrano nelle strade. Il ministero della Salute egiziano riferisce che il bilancio degli scontri tra oppositori e sostenitori dell’ex presidente è di almeno 10 morti e oltre 210 feriti.

Ieri in mattinata tre persone sono rimaste uccise in una sparatoriadavanti al quartier generale al Cairo della Guardia Repubblicana. Secondo quanto ha riferito il ministero della Salute, i tre hanno perso la vita mentre cercavano di assalire l’edificio.

Il sito dei Fratelli Musulmani ha riferito di aver contato almeno “quattro martiri”, colpiti alla testa da colpi di arma da fuoco. E in un video pubblicato su YouTube – e rilanciato dal sito dei Fratelli Musulmani – si vedrebbe il “primo martire” delle proteste. Nel filmato un giovane si sgancia da un gruppo di manifestanti e si dirige verso una barricata di filo spinato, dove viene raggiunto da un colpo di pistola alla testa. Il video non permette, in realtà, di stabilire se il colpo sia stato sparato dai militari o da qualche manifestante alle sue spalle.

In questa giornata di tensione, la Guida Suprema dei Fratelli Musulmani, Mohamed Badie, è apparso tra i sostenitori di Morsi smentendo così le voci dei giorni scorsi in merito a un suo arresto.

– Questa folla rappresenta tutto l’Egitto e le sue componenti – ha detto Badie – non venderemo il sangue del martiri della rivoluzione.

Intanto, con la sua prima dichiarazione costituzionale, Mansour ha sciolto il Consiglio della Shura, la Camera alta del parlamento del Cairo. Lo riporta la tv di Stato egiziana, aggiungendo che Mansour ha anche nominato il nuovo capo del servizio di intelligence, Mohamed Farid al-Tuhami, che prenderà il posto di Mohamed Raafat Shehata, nominato consigliere del presidente per la sicurezza.

Il caos politico, che sta facendo le sue vittime, ha le sue profonde ripercussioni nell’ambito economico. Ed infatti, stando  Merrill Lynch l’Egitto potrebbe dichiarare fallimento entro i prossimi 6 mesi. La tragica previsione del colosso finanziario statunitense  non pare trovi grande credito in Egitto. Soprattutto in considerazione degli annunci fatti nelle ultime ore dai governi di Arabia Saudita (soddisfatto della rimozione dal potere di Mohamed Morsi e dei Fratelli Musulmani, che non ha mai visto di buon occhio), Kuwait e Emirati Arabi Uniti, tutti pronti – almeno a parole – a finanziare il più popoloso fratello arabo, ciascuno con tre miliardi di dollari.

I primi due a titolo di prestito, il terzo addirittura con una donazione. Ancora senza indicazioni chiare sulle trattative per un prestito di 4,8 miliardi di dollari da parte del Fondo Monetario internazionale (Fmi), che si trascinano da mesi e che è condizionato da un serie di drastici provvedimenti economici a scapito della popolazione. I fondi servirebbero a ripristinare le riserve di valuta straniera del Cairo, ridotte in modo drammatico dai 36 miliardi del 2010 agli attuali 16 miliardi circa, che sono sufficienti a pagare importazioni e interessi sui prestiti per qualche mese.

La spada di Damocle della riduzione delle riserve pesa sulla testa dei nuovi dirigenti egiziani, anche in relazione all’incerta fase politica, dopo la destituzione di Morsi e gli episodi di violenza sviluppatisi con la designazione da parte dei militari del presidente della repubblica ad interim, il giudice Adly Mansour, e di un possibile governo di coalizione guidato dal premio Nobel Mohamed el Baradei.

Questi nuovi responsabili, nel caso che i sostenitori di Morsi dovessero finire con accettare le decisioni dei militari – anche se le loro dichiarazioni non sembrano affatto concilianti – dovranno procedere a riforme economiche sostanziali, specie in materia di sussidi ai carburanti e al pane, che Morsi e la Fratellanza non sono stati capaci di decidere per evitare una più grave perdita di consensi, che invece si è manifestata in termini plateali e massicci con le proteste più importanti e affollate dalla rivoluzione del 25 gennaio 2011, realizzate sula spinta della campagna Tamarrod (Ribellione), con la raccolta di 22 milioni di firme contro il presidente.

Un primo risultato di segno positivo seguito alla destituzione dei dirigenti dei Fratelli (non solo il capo dello Stato, ma anche il governo da lui nominato, guidato da Hesham Qandil) è stato l’improvviso balzo della Borsa del Cairo, da giugno scorso a livelli molto bassi, al 7,3%, oltre che la riduzione di attività del mercato nero di valuta, cresciuto a dismisura nei mesi sorsi. Il risvolto negativo della situazione è contrassegnato dai dati raccolti dall’Onu, secondo i quali il 17% della popolazione è costretto a lottare per garantirsi ogni giorno il cibo, rispetto al 14% rilevato nel 2009, il fatto che dal 2010 è stato perso un milione di posti di lavoro, che l’80% dei senza lavoro ha meno di 30 anni e che due egiziani su cinque continuano a vivere con meno di 2 dollari al giorno.

Meno pessimista sul futuro dell’Egitto è l’economista esperto della società di brokeraggio inglese Exotix, Gabriel Sterne:

– Penso che la crisi economica prenderà più probabilmente la strada di un più veloce deprezzamento del tasso di cambio e di un’inflazione molto alta.

Ma Sterne non condivide l’ipotesi di default entro sei mesi di Merrill Lynch. Altri pensano, con un certo ottimismo, che l’allontanamento dal potere dei Fratelli Musulmani e i loro tentativi di applicare regole restrittive sulla morale pubblica (bandire la vendita di alcool e l’uso di bikini sulle spiagge) e la denunciata poca sicurezza dovrebbe rassicurare i turisti occidentali che negli ultimi tempi hanno disertato le località egiziane e far risalire il tasso di presenze ai 12 milioni raggiunti nel 2010, ora miseramente ridotti a 4 milioni. Con una perdita notevole per l’economia egiziana, della quale il turismo ha costituito sempre una delle prime quattro voci di entrate di valuta straniera.