Abolite le province, si cambia pagina

ROMA  – A due giorni dalla bocciatura da parte della Corte costituzionale del decreto Monti, il Consiglio dei ministri vara un disegno di legge costituzionale che cancella la parola ”province” dalla nostra Costituzione. La soppressione delle province, ha ricordato Enrico Letta, era un impegno preso nel discorso per la fiducia alle Camere e non mostrare decisionismo su questo capitolo avrebbe mandato un segnale negativo ai cittadini.

Rimangono però aperti alcuni problemi tecnici ma anche i problemi politici dovuti all’ostilità di parte della classe politica alla scelta del governo. Mercoledì la Corte Costituzionale (con una sentenza criticata da Beppe Grillo secondo cui essa fa sprecare 17 miliardi) aveva azzerato gli accorpamenti delle province fatti da Monti sostenendo che non si sarebbe dovuto intervenire per decreto su Enti che hanno fondamento nella Costituzione. Il governo ha raccolto l’indicazione e ha risolto il problema alla radice, cancellando con un tratto di penna la parola ”province” dalla Carta.

– Se non si fosse agito subito dopo la sentenza della Consulta – ha spiegato Letta – si sarebbe creato nella pubblica opinione un atteggiamento di sfiducia perchè troppe volte si è annunciato l’abrogazione delle province senza poi che se ne facesse niente . Abbiamo ritenuto – ha aggiunto il premier – che fosse necessario fermarsi e ripartire da capo.

Per altro, disegni di legge analoghi a quello approvato ieri dal governo erano stati già presentati in Parlamento (alla Camera Pino Pisicchio e al Senato Linda Lanzillotta e Roberto Calderoli) ma l’esame non era nemmeno iniziato. L’approvazione di una legge Costituzionale richiede tempi piu’ lunghi, con doppio passaggio a Senato e Camera, che richiede almeno sei mesi. Per questo Letta ha sollecitato le Camere a procedere ”il più rapidamente possibile”.

Un grido di dolore si e’ levato dall’Upi, l’Unione delle province italiane, il cui presidente Antonio Saitta accusa il governo di ”voler cancellare 150 anni si storia”. Ora ci sono alcune questioni che il governo dovra’ affrontare nelle prossime settimane. Innanzi tutto ci sono una serie di province commissariate per tutto il 2013: con gli accorpamenti decisi dal governo Monti si attendeva che tutte scadessero per un rinnovo generale. Ora servirà una leggina per proseguire l’amministrazione fino al completamento della riforma. C’è poi il tema delle funzioni delle province, che andranno ripartite tra Regioni e comuni, e c’è la questione della funzioni che i piccoli comuni non riescono a espletare da soli, temi certo da affrontare dopo l’approvazione del ddl costituzionale. In alcune Regioni stanno nascendo unioni tra Comuni, dando vita alle cosiddette ”aree vaste”.

Forse pensando ad esse alcuni siti Internet hanno scritto che le province sarebbero state sostituite da ”collegi”, ipotesi smentita da Letta che ha invitato i siti di informazione a fare ”un esame di coscienza”. Infine i soldi: le province hanno debiti e patrimonio che andranno ripartiti, e forse comuni vorranno i secondi ma non i primi.

 Quinzi, provvedimento positivo
”Il provvedimento del governo sulle Province è positivo”. Lo ha detto Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, a Padova a margine della locale assemblea degli industriali.

– Il provvedimento è positivo – ha aggiunto – perchè è un passo nella direzione giusta nell’ambito di una riforma istituzionale più complessiva. Ciò vuol dire – ha rilevato – che si vuole andare nella direzione di ridurre i costi della macchina dello Stato. Non dimentichiamo – ha proseguito Squinzi – che abbiamo bisogno di ridurre i costi della macchina dello Stato per liberare le risorse da destinare alla crescita che è la priorità assoluta perchè ne abbiamo bisogno per dare lavoro.