La Rocca, sognando i carretti siciliani e quel passato raccontato

Pubblicato il 05 luglio 2013 da redazione

…due giorni ancora e toccheremo il Venezuela. A bordo, gli emigrantes non parlano d’altro. Il Venezuela è la terra promessa di questo esodo biblico di pugliesi, siciliani, veneti, abruzzesi… Questa volta non vedremo, forse, un tripudio di mani e di fazzoletti alti come bandiere. Non si fermerà per un attimo il cuore di La Guaira, di Caracas. Ognuno di noi, carico di fagotti, si sentirà sotto i piedi un suolo straniero e stringerà nel pugno una manciata di terra natale.

Guarderemo ancora sul mare l’”Andrea Gritti”, quel pezzetto d’Italia, ultimo a darci un saluto, scomparire nel buio verso Veracruz, verso le notti messicane (da “Passaporto Verde” di Gaetano Bafile – a cura di Marisa Bafile)

                                                                                   Caracas (Venezuela- 1994)


CARACAS.- Sono giovani, sono i portatori di un grande tesoro: la storia delle nostre origini. Qualcuno non conosce molto bene l’Italia dei propri genitori, dei nonni, che hanno raggiunto il Venezuela sognando un futuro migliore di quello che li attendeva in Patria.  Sono uomini e  donne pieni  di vitalitá, luminosi come un arcobaleno… ricordano le nostre, le loro origini, arricchite oggi dalla cultura venezuelana. Sono i figli del sogno… un sogno realizzato con la volontà e la fantasia, con la cultura e il romanticismo di un passato raccontato, o vissuto appena, durante i primi anni d’infanzia.

Natale La Rocca guarda lontano, mentre ci parla… spaziano i suoi ricordi d’infanzia tra i fiori di zagara, i mandorli rosa, i gelsomini e le ginestre della  Sicilia: la terra di suo padre, di suo nonno: Partanna. Un paese apparso come d’incanto e sparito al tremore di un terremoto. Campi di agrumi, pascoli, carretti multicolori, voci dall’eco magico evocanti la Magna Grecia, i misteri dell’Oriente… la bellezza dei Normanni.

Natale si perde nei ricordi…

Non è difficile per chi l’ascolta seguirlo poichè quei racconti li conosciamo perfettamente dalla nostra prima infanzia, grazie alle frasi di un nonno poeta e sognatore nelle cui vene scorreva sangue siciliano e che ha saputo trasmettere, con tutto l’amore che gli riempiva il cuore, miti e profumi antichi alla sua unica nipotina.

È la nostra Italia, quella che ancora ricordiamo pulita, sincera: l’Italia contadina, intellettuale, l’Italia eroica e Patria di una emigrazione che ha cosparso con la sua “polvere di stelle”, di” romanticismo”, di “luna piena”, tutti i Continenti, insegnando a popoli sconosciuti come  suonare l’ocarina, u’ fiscalettu, la fisarmonica… il mandolino.

Natale, mentre racconta il proprio passato recente, nato dall’infanzia vissuta tra salite e “campestri”discese del nostro Centro Italiano Venezolano di Caracas, conosce molto bene gli alberi, le stradine di questo Club fondato per dare ai nostri connazionali di Caracas un luogo dove riunirsi,  per il quale, il compianto Presidente Rafael Caldera pose la prima pietra.

Natale La Rocca, assieme ai propri fratelli percorreva i viottoli ancora freschi d’erba di questa Istituzione cresciuta poco, a poco. I suoi genitori avevano un “Kioskito” nel quale vendevano i giornali.

L’incanto delle sue origini siciliane lo avvolge quando decide di cimentarsi nel bellissimo intento, più che riuscito, di disegnare costumi della Regione d’origine del padre. S’innamora dei carrettini siciliani, delle loro “parature” per le feste dei Patroni del Paese. E cosí inizia a lavorare con il “Gruppo Arlecchino” del Centro Italiano Venezolano, Gruppo di Danza che a quel tempo non aveva ancora un nome specifico. Assieme a Jim Oropeiza, ad altri volenterosi giovani e a suo fratello Gaspare La Rocca, forma grazie al sostegno di tanti soci e dirigenti del Centro Italiano Venezolano un Gruppo Flocloristico che in breve si identifica con la storia della nostra massima Istituzione.

Tanti, i particolari che Natale menziona nel corso della nostra intervista. Vent’anni fa, era ancora un ragazzo… oggi, un Regista eccellente con il suo Gruppo “Maschere”.

Nell’anno 2009, la “Casa dell’Artista” dell’”Alcaldia Libertador” di Caracas, ha concesso  a “Maschere” il “Premio al Mejor Teatro Comunitario de Venezuela”, con l’Opera di Goldoni.”Arlecchino, Servitor di due padroni”. Un premio che ha voluto rendere omaggio (oltre alla capacità artistica), alla notevole e colta testimonianza italiana nel mondo dello spettacolo teatrale. Natale ci anticipa un altro promettente lavoro:” Arsenico por Compasion” Commedia ispirata a “Arsenico e vecchi merletti”.

Mentre Gaspare La Rocca segue a mietere successi con il “Gruppo Arlecchino” del Centro Italiano Venezolano, spiccando di volta in volta nei Clubs internazionali di tutto il Venezuela, Natale presenta le sue Opere nei Teatri nazionali sui cui palcoscenici, a detta di vari e noti Direttori di Teatro:”Gli italiani sono i migliori”.

Non a caso Natale porta nell’anima gli echi del “Teatro Greco” di Taormina o, ancora più in lá… la storia di una cultura millenaria intrisa di amori inconsolabili, tragedie che affondano nell’anima di un passato coltissimo, meraviglioso…

Dalla Sicilia, Gaspare La Rocca, lasciò il suo paese Partanna in provincia di Trapani e si sposò a Caracas con una ragazza venezuelana: Anna Elisa. I quattro figli nati dal felice matrimonio: Anna Franca, Fiorella, Natale e Gaspare, ricordano ancora il racconto di “un viaggio difficile” commentato dal proprio genitore. Era quel “viaggio” nel quale i nostri connazionali lasciavano la propria terra, così come ebbe a descriverlo minuziosamente Gaetano Bafile nel suo libro “Passaporto Verde”.

“Papà ci raccontava – narra Natale- che il viaggio fu difficile…che le persone si ammalavano… ma che bisognava andare via dall’Italia.

Papà s’imbarcò assieme al fratello Giuseppe. Scelsero il Venezuela per caso anche se tante altre persone si dirigevano in Argentina.

Erano tempi difficili… c’èra la guerra…esplosioni in ogni dove… ragazzi che, per ripararsi, correvano verso la propria casa e che, dopo una fortissima esplosione, alzandosi dal suolo dove avevano tentato di mimetizzarsi, si accorgevano che quella casa non esisteva piú. Al suo posto… soltanto un campo dalle zolle sconvolte dalla bomba.

– Quando ero piccino, mi portarono in Sicilia- ricorda Natale- E non dimenticherò mai i profumi siciliani…la zagara..le ginestre..il suono del “Fiscalettu”; i racconti sulle gesta di Giuliano (il “bandito buono” che toglieva ai ricchi per aiutare i poveri). La strage di Portella delle Ginestre… Il mito… Poi, quei carretti adornati di piume multicolori… il rosso, il verde, il giallo che tanto influirono sulla scelta dei tessuti dei nostri Costumi per il “Gruppo Arlecchino”….

… Ricorda Natale, mentre noi lo ascoltiamo condividendone gli entusiasmi, i profondi sentimenti che lo legano alla poesia alla storia, ai colori, alla musica di quel mitico pezzetto di terra bagnata dalle onde del  Mediterraneo e dello Jonio.. azzurri testimoni di antichissime civiltà,  specchio della Magna Grecia chiamata anticamente “Trinacria”.

  Anna Maria Tiziano

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