A Fontecchio una giornata di riflessione: “Perché partirono?”

Pubblicato il 12 luglio 2013 da redazione

L’AQUILA – Una giornata di riflessione multidisciplinare quella che l’Associazione Culturale “Pico Fonticulano” ha organizzato per domenica prossima, 14 luglio, a Fontecchio,  presso gli splendidi  spazi del Convento San Francesco, sul tema dell’emigrazione abruzzese, un’iniziativa con il contributo della Fondazione Carispaq e con il patrocinio del Comune di Fontecchio.

Alla domanda “Perché partirono?”, che dà il titolo al convegno, rispondono Marco Polvani (Le ragioni economiche dell’emigrazione), Fabrizio Marinelli (Gli Usi Civici dal medioevo all’epoca moderna), Giancaterino Gualtieri (Le conseguenze dell’Unità d’Italia sull’economia abruzzese), Pasquale Casale (Il brigantaggio in Abruzzo), Aurelio Manzi (Le tracce della fatica e del lavoro sul paesaggio), Edoardo Micati (Il paesaggio agro-pastorale abruzzese), Goffredo Palmerini (L’associazionismo degli emigrati abruzzesi nel mondo, una chance per l’Abruzzo). A conclusione della riflessione e del successivo dibattito, alle ore 18, il concerto del prestigioso gruppo di musica etnica Discanto, diretto da Michele Avolio, con i canti del lavoro e dell’emigrazione nella tradizione abruzzese.

L’evento ha un interessante prologo nella mattinata, dalle ore 9 con partenza in autobus gratuito da Fontecchio, Piazza del Popolo, con visita guidata ai luoghi del lavoro e del potere prima della “grande emigrazione”: Case contadine e vecchie stalle a Fontecchio; Capanne di pietra, macerine e campi terrazzati; Grotte, frantoi  e segni della civiltà contadina a San Benedetto in Perillis; Palazzo Santucci a Navelli. Al rientro, buffet con gastronomia rigorosamente locale presso il ristorante “Il Sirente” di Fontecchio.

Sembra peraltro utile segnalare un altro evento che ben si coniuga con l’argomento della giornata, in tema di migrazioni. E’ infatti in programma alle 21:30, sempre a Fontecchio in Piazza del Popolo, nell’ambito delle manifestazioni del 3° Festival del Cinema Abruzzese, organizzato dall’Associazione culturale Altair  e che si tiene in alcuni borghi del Parco regionale Velino Sirente, la proiezione del film “Io sono Li” di Andrea Segre, storia di un’immigrata cinese che cerca in Italia una nuova vita. Dopo la proiezione incontro con il regista del film, Andrea Segre, e con il tecnico del suono aquilano Alessandro Palmerini, che al film di Segre ha lavorato, e che due settimane fa ha vinto il David di Donatello 2013 per il “Miglior suono in presa diretta” con il film “Diaz, di Daniele Vicari.

Infine, qualche annotazione su questo magnifico borgo erto su una costa della Valle subequana, solcata dall’Aterno. A Fontecchio sono numerose le emergenze architettoniche di tipo romano, rinvenibili in gran parte del territorio comunale. Tra queste il basamento del tempio dedicato a Giove, sul quale venne edificata la Chiesa di Santa Maria della Vittoria, la cisterna nel cortile e la torre d’angolo del Palazzo Corvi, il pavimento in laterizio a spina di pesce dietro l’abside della chiesa adiacente al Convento di San Francesco.  Emergenze che evidenziano nettamente l’importanza di tale territorio nell’antichità, costituendo esso un castrum ricco di testimonianze e leggende, tra le quali spicca la località di San Pio di Fontecchio che sembra sia stata l’ultima dimora di Ponzio Pilato. Le continue scorrerie barbariche, che si susseguirono dal II al V secolo d.C., interessarono anche i territori circostanti l’attuale borgo di Fontecchio, inducendoli a lasciare la valle e raccogliersi sulle coste. Intorno all’anno Mille alcuni di questi villaggi si unirono dando vita al Castrum Fonticulanum, come annotò l’arcivescovo Anton Ludovico Antinori (L’Aquila, 1704 – L’Aquila, 1778), storico ed epigrafista insigne. L’Antinori riferisce inoltre come Fontecchio nel 1145 fosse feudo di Gualtiero da Gentile.

Ma la storia di Fontecchio si accende nel Quattrocento, quando la quasi totalità dei Castelli del circondario dell’Aquila vengono cinti d’assedio dallo spregiudicato condottiero di ventura Braccio da Montone, detto Fortebraccio, subendone le vessazioni e quindi la resa. Ciò che non avvenne per Fontecchio, che riuscì a respingere l’attacco delle truppe mercenarie, grazie anche all’aiuto del condottiero fontecchiano Rosso Guelfaglione, come racconta Girolamo Pico Fonticulano. Quella guerra contro L’Aquila finì male per Fortebraccio, quando, dopo tredici mesi d’assedio alla città, venne attaccato in campo aperto il 2 giugno 1424 nella piana di Bazzano dagli Aquilani, al comando di Antonuccio Camponeschi, e ferito a morte, ponendo così fine ad un conflitto durato quasi due anni.

L’episodio che però sembra assurgere a simbolo e tradizione di Fontecchio è rappresentato dall’assedio del 1648 ad opera delle truppe spagnole, conseguenza dei moti popolari che nel 1647 incendiarono il Regno delle Due Sicilie. Non le fonti più attendibili –  che riferiscono di un assedio durato una decina di giorni – bensì fonti frammentarie e popolari tramandano una versione dei fatti che ancor oggi caratterizza il simbolismo e la ritualità della comunità del borgo. Si narra, infatti, che l’assedio durò ben cinquanta giorni ed il paese, ormai allo stremo delle forze, fu liberato dal coraggio della Marchesa Corvi, che, dal suo palazzo, sparò un colpo di spingarda colpendo a morte il capo degli assalitori, liberando così il paese. Ancor oggi, ogni sera, a ricordo di tale episodio, l’orologio della Torre batte cinquanta rintocchi, mescolando così storia, leggenda, tradizione, fierezza e respiro di tempi lontani che rivivono nelle viuzze e nelle case del suggestivo e antico borgo di Fontecchio.

 Goffredo Palmerini

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