Figli naturali come legittimi. Letta, scelta di civiltà

ROMA – Figli, e basta. Un testo varato dal governo mette la parola fine alle discriminazioni tra figli naturali e legittimi, equiparando i minori nati da coppie sposate con quelli nati fuori dal matrimonio: una platea di soggetti cresciuta negli ultimi anni di pari passo con i cambiamenti della società, e che oggi conta circa 134 mila persone, secondo gli ultimi dati Istat, vale a dire un nuovo nato su 4.

– Abbiamo inviato al Parlamento un decreto in materia filiazione: è molto importante, scompare dal codice civile la distinzione tra figli di serie A e B, si è figli e basta. Questo è un gradissimo fatto di civiltà –  ha sintetizzato il premier Enrico Letta presentando il provvedimento varato su proposta anche dei ministri dell’Interno, della Giustizia, del Lavoro e delle Politiche Sociali e del vice ministro alle Pari Opportunità.

La norma, un decreto legislativo, è frutto del lavoro di una commissione tecnica presieduta dal professore Cesare Massimo Bianca e discende da una legge varata alla fine dello scorso anno che già sanciva il principio della parificazione e delegava il governo a legiferare per la parte attuativa. Un passo che ora è stato compiuto e che ha molte conseguenze sul piano pratico, a cominciare dalle successioni e dai diritti in fatto di eredità, che prima erano monchi e ora diventano pieni.

Tante le novità introdotte. Sparisce dal codice civile l’aggettivazione “naturale” o “legittimo” aggiunta alla parola figli e vale quindi il criterio di unicità, esteso anche ai minori adottati. Si passa dalla potestà alla responsabilità genitoriale. La filiazione fuori dal matrimonio produce effetti successori nei confronti di tutti i parenti e non solo dei genitori. I termini per chiedere il disconoscimento di paternità scendono a 5 anni anni dalla nascita. Vengono introdotti il diritto degli ascendenti – nonni, zii – di mantenere “rapporti significativi” con i nipoti minorenni e quello dei minori di essere ascoltati nei procedimenti che li riguardano, se capaci di discernimento.

– E’ una buona notizia – commenta il Garante per l’infanzia, Vincenzo Spadafora, che auspica si prosegua su questa strada. Soddisfatte anche le associazioni, da Unicef a Telefono Azzurro, che parlando di “ingiustizia superata”, e commenti positivi arrivano pure dal Consiglio nazionale del Notariato.

– E’ un bel passo avanti, una riforma molto sentita da una società che cambia – commenta il consigliere Maria Luisa Cenni, sottolineando che anche sul piano delle successioni vengono assicurati diritti finora negati, per altro con effetti anche sui procedimenti in corso. Sul piano politico, dal Pd a Sel, dall’Udc al Pdl, dal Psi alla Lega, le reazioni sono tutte a favore della riforma, giunta ora al suo ultimo atto, ma che il centrodestra rivendica con forza, attribuendola all’azione condotta dal governo del Cavaliere.

– Questa riforma – osserva Carlo Giovanardi – è stata fortemente voluta dal dipartimento famiglia del Governo Berlusconi, di cui avevo la delega.

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