23 luglio 1952: Devonish la prima medaglia olimpica del Venezuela

CARACAS – Ci sono giorni che restano per sempre impressi nella memoria, ci sono eventi che rimangono scolpiti nel cuore degli appassionati dello sport. Il 23 luglio del 1952 è rimasto inciso negli annali della storia olimpica venezuelana come il giorno in cui per la prima volta un atleta ‘criollo’ è salito sul podio in una gara a cinque cerchi. Oggi a 62 anni di distanza vogliamo ricordare il salto che ha permesso ad Asnoldo Devonish di vincere la prima medaglia della storia per il Venezuela.

Specialista nel salto triplo, il campione nato a Maracaibo, alle olimpiadi di Helsinki aveva appena 20 anni, ma riusci ad appendersi al collo la medaglia di bronzo. Nella stessa prova in cui partecipò Devonish, la madaglia d’oro fu vinta dal brasiliano Adhemar Ferreira da Silva che a sua volta stabilì il record mondiale con 16,22 (attualmente è di 18,29 m. in possesso del britannico Jonathan Edwards, stabilito a Goteborg il 7 agosto 1995).

La passione per gli sport è nel Dna di Asnoldo, infatti suo zio fu nientemeno che José ‘Pachencho’ Romero (vincitore della prima medaglia ‘criolla’ in una gara internazionale, a Lima nel 1947).

I Giochi della XV Olimpiade si svolsero a Helsinki, in Finlandia, dal 19 luglio al 3 agosto 1952. Helsinki, nella graduatoria delle città che avevano proposto la propia candidatura per ospitare i giochi olimpici del 1952, superò Amsterdam e le cinque città americane Chicago, Detroit, Los Angeles, Minneapolis e Filadelfia. La scelta fu decisa durante la 40ª sessione del CIO il 21 giugno 1947, a Stoccolma in Svezia.

Il periodo intercorso fra il 1948 e il 1952 fu funestato da altri avvenimenti preoccupanti, come la guerra di Corea e l’inizio della guerra fredda, ma fortunatamente la macchina organizzativa non si inceppò. Il miglior commento sull’edizione dei giochi risultò quello dell’Annuario dello Sport del 1953, pubblicato dalla Gazzetta dello Sport che scrisse:

“Londra non poteva per troppi evidenti motivi ripetere Berlino, ma è accettabile ora – chiuso il XV ciclo delle Olimpiadi Moderne – la conclusione che Helsinki ha incontestabilmente superato, sul piano tecnico organizzativo, tutte le sessioni precedenti. Lo ha fatto per numero di atleti e di Nazioni partecipanti, per il numero di medaglie in palio, per gli incredibili risultati tecnici raggiunti, per perfezione di impianti, alloggi, servizi, comunicazioni e celerità di informazione, per la dimostrazione di tecnica, pressoché perfetta, da molti dimostrata, per la fedeltà nello svolgimento di tutto il programma che mai ha denunciato crepe, per concorso di pubblico”.

Ad Helsinki le Nazioni partecipanti furono 69, diciotto più di Berlino e dieci più di Londra; fu più nutrito del solito lo schieramento delle Nazioni dell’Asia e dell’Africa e soprattutto fu la prima volta dell’Unione Sovietica (aveva un solo precedente nel 1912 come Russia).

Il Comitato organizzatore, costruì ad Helsinki tre villaggi olimpici distinti tra loro: il primo era riservato agli atleti dei paesi alleati degli Stati Uniti, il secondo era per gli atleti alleati dei sovietici, e il terzo, secondo la tradizione, era riservato alle donne. Queste precauzioni si dimostrarono poi inutili, perché sia gli atleti sovietici, che quelli statunitensi quando si incontravano, a dispetto della guerra fredda incombente, ne approfittavano per fraternizzare.

Le olimpiadi di Helsinki furono aperte da una cerimonia inaugurale sotto la pioggia battente. Quando Paavo Nurmi, ultimo tedoforo della staffetta olímpica, fece il suo ingresso nello stadio, sia spettatori che atleti lo salutarono con applausi e grida di felicità. I giochi della XV Olimpiade furono inaugurati in uno stato di estrema allegria e fratellanza, nonostante la pioggia e le difficili situazioni politiche di quel tempo.

Tra le curiosità di questi giochi troviamo che Carlo Pedersoli (poi diventato famoso nel cinema come Bud Spencer nella serie di film western-spaghetti), fu il primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 m. stile libero di nuoto, ma si fermò alle semifinali.

Per il Venezuela fu la seconda presenza alle olimpiadi e la delegazione era composta da 38 atleti suddivisi nelle seguenti discipline: scherma (10), atletica (7), tiro (7), pugilato (5), ciclismo (4), lotta (3) e nuoto (2).

Devonish si piazzò secondo nel qualificazioni con un salto di 15,24 metri, superato dal brasiliano Ferreira Da Silva con 15,32. In seguito i quindici migliori approdarono alla fase successiva per decidere il medagliare. Quel giorno ‘il canguro’, soprannome con cui era noto il brasiliano, non immaginava certo che avrebbe vinto l’oro e tantomeno che avrebbe stabilito in quattro occasioni il record del mondo. Ferreira Da Silva saltò nell’ordine: 16,05 metri, 16,09, 16,12 e 16,22.

Per la prima volta nei giochi un atleta fece il giro di campo per ricevere gli applausi del pubblico presente. Devonish, terzo nella prova, fu testimone di questo pezzo di storia personale e delle olimpiadi.

Dopo il suo ritiro, Devonish si occupò a fondo nel promuovere lo sport nel proprio paese, ocupando incarichi da dirigente, e questo gli valse una decorazione ricevuta da Juan Antonio Samaranch, allora presidente del Comitato Olímpico Internazionale (COI), come Cavaliere dell’ordine Olipimco, il maggior riconoscimento che un atleta possa ricevere.

Il campione fu presidente per molti anni dell’Instituto Nacional de Deportes ed è stato consulente tecnico nei ‘Juegos Bolivarianos, los Juegos Centroamericanos y del Caribe, los Suramericanos y los Panamericanos’ per diverso tempo.

Dopo aver lottato per molti anni con un male incurabile, si è spento all’età di 64 anni il primo gennaio del 1997 nella città di Caracas.

Dopo la sua morte, il 22 maggio del 2009, è stata inaugurata nella città di Caracas la Hall of Fame dell’atletica venezuelana ed Asnoldo Devonish ne ocupa un posto importante per essere stato il primo ed unico venezuelano ad aver vinto una medaglia nei giochi a cinque cerchi in atletica. Nel 2010 poi è entrato nel ‘Salón de la fama del Atletismo Centroamericano y del Caribe’.

Devonish, oltre ad essere stato un mio grande amico, sarà sempre ricordato come uno degli inmortali dello sport venezuelano.

Fioravante De Simone