Omofobia: Pd-Pdl divisi, governo media e stoppa moratoria

Pubblicato il 22 luglio 2013 da redazione

ROMA – La maggioranza cerca una “faticosa” mediazione su una legge per il contrasto all’omofobia. Niente moratorie, dice il governo ai pidiellini che vorrebbero mettere in stand by i temi etici. E così ieri per l’intera giornata, e ancora in serata, hanno lavorato per comporre distanze in partenza enormi e riuscire a portare in Aula entro il 26 luglio un testo condiviso da una larga maggioranza dei deputati di Pd e Pdl e Scelta civica. Ma il fronte dei cattolici Pdl, agguerrito, spacca il partito di Berlusconi e annuncia barricate.

A dare il via alle fibrillazioni nella maggioranza è una richiesta di moratoria sui temi etici firmata dal ministro Lupi, insieme ai colleghi Carfagna, Sacconi e Gelmini. Un’iniziativa che spacca lo stesso Pdl. E che fa insorgere il Pd. Ma che non piace neanche a palazzo Chigi.

– Una legge che contrasti l’omofobia non c’entra nulla con i temi etici, è urgente e non più rinviabile – è perentorio il ministro Dario Franceschini. Mentre si attivano le diplomazie dei partiti e lo stesso Lupi frena, spiegando che sua intenzione era evitare spaccature nella maggioranza.

– Si può trovare – concede – una mediazione in commissione.

Tanto più che, notano dal Pd, di omofobia in commissione si è dibattuto tutta la scorsa legislatura: la richiesta di approfondire non regge. E così la mediazione prende la forma di un emendamento a firma dei relatori Ivan Scalfarotto (Pd) e Antonio Leone (Pdl) che riscrive la proposta di legge, trasformandola in un testo di un solo articolo che estende la legge Reale-Mancino sull’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici religiosi o nazionali, anche alle motivazioni di omofobia e alla transfobia. E si eliminano dal testo base due punti che il Pdl aveva dichiarato inaccettabili: la definizione di ‘orientamento sessuale’ e ‘identità di genere’ e la previsione della rieducazione con destinazione ai servizi sociali in caso di condanna.

Protesta il Movimento 5 Stelle, che aveva firmato il testo di partenza di Ivan Scalfarotto, insieme al Pd e Sel. E denuncia un arretramento dei democrat, “servi del Pdl”, verso una “legge spot inefficace”. Mentre Mara Carfagna si compiace dello “sforzo notevole” dei colleghi della strana maggioranza. E annuncia che per una mediazione del genere il Pdl può anche rinunciare alla richiesta di rinvio e portare il testo in Aula, come insiste il Pd, il 26 luglio.

Ma i berlusconiani si spaccano. E il fronte cattolico del Pdl (che ha firmato la maggior parte degli oltre 350 emendamenti presentati al testo) annuncia barricate. Su tutti Alessandro Pagano ed Eugenia Roccella, ma anche Paola Binetti, di Sc, denunciano il tentativo di inserire un reato di opinione relativo all’omofobia (“Ma allora se mi riunisco contro i matrimoni gay è reato”) e di aprire il varco a nozze e adozioni gay. Ma il Pdl, mettendo in conto che una spaccatura resterà, decide di andare avanti con una mediazione a oltranza. Al centro del contendere la possibilità di inserire, come chiede con forza il Pd, anche un’aggravante di omofobia. Il Pdl vorrebbe limitarla solo ad alcuni tipi di reati. E così si torna in commissione, nel tentativo di trovare lì un punto di caduta. La seduta va avanti a oltranza, ma per riuscire a portare il testo in aula entro venerdì, si decide, su proposta della presidente Donatella Ferranti, di limitare a cinque gli emendamenti per ogni gruppo. Anche se il fronte dei cattolici del Pdl insorge e annuncia che ripresenterà le sue proposte di modifica in aula. Il rischio che il testo si impantani, insomma, esiste ancora.

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