Svimez: manovre e crisi pesano più su Sud, Pil -2,5% in 2013

Pubblicato il 26 luglio 2013 da redazione

ROMA  – Crollo del Pil nel 2013 con un calo del 2,5% contro l’1,9% del dato nazionale, per colpa di una crisi che attanaglia tutti i settori, i consumi, gli investimenti, l’occupazione (e i redditi delle famiglie). Ma anche impatto più pesante delle manovre per rimettere in ordine i conti pubblici, che sono costate nel solo 2013 1,5 % del Pil alle Regioni del Sud. E’ il quadro ”molto preoccupante ”, come lo ha definito il ministro Carlo Trigilia, tracciato da Svimez nelle anticipazioni del Rapporto 2013, dell’economia del Mezzogiorno che risente della crisi più del resto del Paese. E che vede un terzo delle famiglie ormai a rischio povertà.

Se è tutta l’Italia ad essere in affanno, con la ripresa che comincerà ad affacciarsi solo nel 2014 (stimato un +0,7%, che al Sud si tradurrà in un molto timido 0,1%), è il Mezzogiorno a pagare il costo più elevato, anche in termini di occupazione. Negli ultimi cinque anni, infatti, sono andati perduti per colpa della crisi oltre 500mila posti di lavoro, ma il 60% di chi ha perso la sua occupazione risiede al Sud (301mila unità). E non andrà meglio nei prossimi mesi, visto che i dati sull’occupazione nel 2013 vedono ancora una volta le difficoltà maggiori per le Regioni del Sud: in quella parte del Paese scenderà di quasi il 2%, mentre il calo sarà più contenuto nelle altre ripartizioni (Nord-Est -1,1%, Centro e Nord-Ovest -1,3%).

Il prossimo anno, poi, si aprirà invece un vero ”spartiacque ” che dividerà l’Italia in due: se infatti il Nord segnerà +0,2% e il Centro +0,1%, con valori compresi tra +0,1% della Liguria e +0,4% dell’Emilia Romagna, il Sud rallenterà ancora a -0,1%. Solo l’Abruzzo (+0,2%), la Basilicata e la Sardegna (+0,1%) registreranno segni positivi. Le altre regioni oscilleranno tra -0,2% (Calabria, Sicilia, Molise) e Campania (-0,3%). E intanto il Sud rischia anche di spopolarsi (tra 50 anni Svimez calcola che ci saranno 2 milioni di under 44 in meno), mentre non si ferma l’emigrazione, sia verso le Regioni del Nord, sia oltreconfine.

In dieci anni tra il 2001 e il 2011 sono migrate dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord oltre 1,3 milioni di persone, di cui 172 mila laureati (passando dal 10,7% del totale del 2000 al 25% del 2011).

– Una situazione che va affrontata con uno sforzo eccezionale – ha sottolineato il ministro della Coesione, partendo da un migliore utilizzo dei fondi europei. Per settembre Trigilia conta di arrivare a un accordo ”con i governatori ” che permetterà di ”mettere in campo una manovra da oltre 5-6 miliardi ”.

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