Papa Francesco: “Chi sono per giudicare i gay?”

Pubblicato il 29 luglio 2013 da redazione

ROMA – La lobby gay non va bene, perché non vanno bene le lobby. Circa i gay ”io non giudico, se è una persona di buona volontà, chi sono io per giudicare?”. “Non ho trovato carte d’identità di gay in Vaticano, dicono che ce ne sono, credo che si deve distinguere il fatto che è gay dal fatto che fa lobby”. Lo ha detto il Papa in volo da Rio a Roma durante un’ora e venti di conferenza con i giornalisti in cui ha affrontato in modo diretto, esaustivo e franco, una serie di temi anche spinosi dei suoi primi mesi di pontificato, ma anche moltissimi temi lievi o alti del fatto di fare il Papa.

Tra i temi spinosi il caso di mons. Giambattista Ricca, accusato da una campagna di stampa di comportamenti immorali – per il quale però, chiarisce, ”ho fatto una ‘investigatio previa”’, (cioè una inchiesta prima di nominarlo prelato dello Ior, ndr) e ”non è risultato nulla” – e quello di mons. Nunzio Scarano, contabile dell’Apsa, – ”finito in galera, pensate che sia andato in galera perché somigliava alla beata Imelda? E’ uno scandalo, una cosa che fa male”.

Di ritorno dall’entusiasmante viaggio in Brasile per la Gmg papa Francesco ha deciso a sorpresa questo incontro con i giornalisti – ai quali all’andata aveva detto di non essere capace di rilasciare interviste – rispondendo con chiarezza e efficacia, ironia e umanità. Così si è appreso che fare il vescovo e poi il Papa lo rende ”felice”, che si porta la valigia da solo perchè questo fa parte della normalità, che tutti i timori per la ”sicurezza” in Brasile non lo hanno fermato perché preferisce godere della vicinanza delle persone e affidarsi a Dio. E poi, constata, a Rio ”non ci sono stati incidenti”.

Il Pontefice inoltre conferma che la riforma della curia è stata chiesta dalle congregazioni preconclave e che lui ha dovuto anticipare l’esame della ”questione economica” per le cose ”che sapete sono accadute”. Leggi vicende Ior, la ”banca vaticana” per la quale ha nominato una commissione di cui si fida: non sa quali forme avrà la riforma, ma è certo che ”trasparenza e onestà” dovranno essere i criteri che la ispireranno.

Il Papa non crede che i suoi cardinali vivano nel lusso, ma in ”appartamentini”, non vuole imporre il proprio stile di vita sobrio a nessuno, perché ”ognuno deve vivere come il Signore gli chiede, ma – precisa – la austerità generale credo che sia necessaria per tutti quelli che lavorano nel servizio della Chiesa”.

Ampia parentesi sui tanti che in curia lavorano sodo, sui collaboratori nei quali apprezza che gli segnalino quando non sono d’accordo con lui e sul fatto che ”la curia è un poco calata di livello”.

– Vatileaks è un problema grosso – dice – ma non mi sono spaventato.

E racconta la consegna da parte di Ratzinger di uno scatolone con le testimonianze della inchiesta e di una busta con la sintesi. Riferisce senza remore l’agenda dei viaggi in fieri e spiega che in Asia ”bisogna andare”, perché Benedetto XVI non ha fatto in tempo ad andarci. Questo primo viaggio internazionale lo ha entusiasmato.

– Sono contento – ha detto -, spiritualmente mi ha fatto bene, trovare la gente mi fa bene.

Ha apprezzato il ”calore” del popolo brasiliano, capace di allegria ”nonostante tante sofferenze”, l’organizzazione tecnica e artistica, e le ”voci dei giovani”, quasi non vuole credere che fossero tre milioni, ma dice che ”dall’altare si vedeva tutta la spiaggia piena”, dove la spiaggia sono i 4 chilometri di Copacabana. Tra argomenti seri spesso illustrati con aneddoti, non finisce di raccontare, dal suo rapporto con Benedetto XVI, a come la chiesa dovrebbe valorizzare la capacità delle donne di ”compiere scelte rischiose”, mentre sul sacerdozio femminile Giovanni Paolo II, ricorda, ha detto una ”parola definitiva” e questa è una ”porta chiusa”.

Spiega come vede Roncalli e come vede Wojtyla, che canonizzerà, forse in primavera. Racconta la visita a Lampedusa e la pena per tutti quei morti in mare. L’impressione che il Papa suscita e di una persona fortemente e umilmente in ruolo, di un uomo di governo dotato di una dirompente energia e una grandissima umanità. ”Mi sento gesuita nella mia spiritualità – spiega – negli Esercizi spirituali e nel cuore”.<
Comunità gay e politici, grande apertura Papa  Arcigay: “Spazzato via I fanatismi”

Meglio di così, sui gay, forse papa Bergoglio non poteva esordire: le sue parole, mentre in aereo tornava a Roma dal Brasile, hanno fatto quasi gridare al miracolo gran parte della comunità omosessuale italiana e hanno sorpreso anche gli esponenti politici più sensibili alla tematica.

– Papa Francesco in un solo colpo ha fatto un’operazione strabiliante, separando il tema dell’omosessualità dalla pedofili – ha detto il governatore della Puglia Nichi Vendola, leader di Sel e omosessuale dichiarato -. Noi sappiamo – ha aggiunto – che una parte del pensiero clericale reazionario gioca la sua partita sulla confusione tra queste due categorie completamente diverse. Il Papa ha detto che la pedofilia non è un peccato, ma un reato. Per l’omosessualità, invece, si è chiesto ‘chi sono io per giudicare un gay?’. Credo che se la politica avesse un milionesimo della capacità di respiro e di ascolto del Papa, sarebbe in grado di aiutare meglio la gente che soffre.

Non meno entusiasta un’altra esponente politica dichiaratamente omosessuale, l’ex deputata del Pd Paola Concia, che sottolinea i “toni diversi” di Francesco rispetto a quelli usati da Benedetto XVI.

– Non mi aspetto che sia favorevole ai matrimoni omosessuali, mi aspetto rispetto – aggiunge Concia, secondo la quale “le affermazioni del Papa sono molto condivise da sacerdoti e da suore della base della chiesa”.

Anche Sergio Lo Giudice, senatore del Pd, definisce “una novità interessante l’atteggiamento sereno e non offensivo di papa Bergoglio”.

– Se solo servisse a fare abbassare i toni violenti e insultanti dei vari teocon e atei devoti di casa nostra, oltre a quelli di alcuni alti prelati, sarebbe già un bel cambio di passo – aggiunge.

E così il deputato di Sel Alessandro Zan, che parla di “un fatto nuovo” che “per la prima volta da un papa vengano parole non apertamente omofobe”. Entusiasta il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, che parla di “parole non solo rivoluzionarie ma di portata storica”.

Sul fronte del centrodestra, Eugenia Roccella (Pdl) sottolinea come Francesco abbia spazzato via il luogo comune “alimentato spesso in malafede sul fatto che i cattolici siano omofobi”. E di “parole umanissime e profondamente cristiane” parla anche il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi.

Entusiasmo condiviso da quasi tutte le principali associazioni gay.

– E’ la prima volta – sottolinea il presidente di Arcigay Flavio Romani – che questo messaggio di accoglienza viene espresso con parole chiare e inequivocabili dal Papa, così da sgombrare il campo dagli integralismi e dalle posizioni di prelati fanatici che da sempre forniscono una rappresentazione della Chiesa cattolica come omofoba e intollerante, seguiti a ruota dai soliti zelanti politici ansiosi di accreditarsi in qualsiasi modo presso le gerarchie vaticane.

– Con le dichiarazioni di oggi il Papa sembra essere più avanti di molti politici che si richiamano ai valori cattolici. Non siamo di fronte ad una rivoluzione, ma sicuramente ad un passo avanti da parte del Pontefice che va sottolineato, anche se la Chiesa resta uno dei principali ostacoli all’avanzamento dei diritti – dice Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, mentre Enrico Oliari, fondatore dell’associazione degli omosessuali di centrodestra Gaylib, auspica che “i vari politici bacchettoni e omofobi” imparino dal Papa. E anche gli omosessuali cattolici, per bocca di Andrea Rubera, si dicono colpiti dalle parole del Papa e parlano di “grandi aperture”.

Voce fuori dal coro quella di Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, che vede in Francesco un “nuovo stile” ma non cambiamenti di sostanza. Perché facendo riferimento al Catechismo avvalora, secondo Mancuso, una visione delle relazioni omosessuali come “gravi deprivazioni”.

Chiesa e omosessualità, una storia non facile
“Se uno è gay e cerca il Signore, chi sono io per giudicarlo? Non si devono discriminare o emarginare queste persone, lo dice anche il Catechismo. Il problema per la Chiesa non è la tendenza. Sono fratelli”. Le parole pronunciate dal Papa sul volo di ritorno verso Roma da Rio de Janeiro fanno riferimento al pronunciamento ufficiale della Chiesa sul tema dell’omosessualità che si legge nel Catechismo della Chiesa cattolica, riformato nel 1992.

Dell’omosessualità e dell’atteggiamento della Chiesa nei confronti di essa si parla nella seconda sezione, quella sui dieci comandamenti, al capitolo sesto, sul sesto comandamento. Dopo aver ricordato che “la Tradizione ha sempre dichiarato che ‘gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati'”, il testo spiega che questi “sono contrari alla legge naturale” poichè, “precludono all’atto sessuale il dono della vita”: “in nessun caso possono essere approvati”. “Un numero non trascurabile di uomini e di donne – prosegue tuttavia il catechismo – presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza” evitando “ogni marchio di ingiusta discriminazione”. Infine, “le persone omosessuali sono chiamate alla castità”.

Nel 2005, Benedetto XVI ha affrontato il tema dell’omosessualità dei sacerdoti escludendo, con un documento ad hoc, quanti la praticassero dall’accesso ai seminari e agli ordini religiosi. Con una “Istruzione” elaborata dalla Congregazione per l’Educazione cattolica, pubblicata il 29 novembre di quell’anno, dal titolo “Criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri”, papa Ratzinger ha detto no anche a chi sostiene “la cosiddetta cultura gay”.

Il documento, che a sua volta fa riferimento al catechismo, distingue tra “atti omosessuali” e “tendenze omosessuali” ribadendo che non devono esserci discriminazioni. Il testo sancisce comunque che “la Chiesa, pur rispettando le persone in questione, non può ammettere al seminario e agli ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta ‘cultura gay'”.

Era stato elaborato, come dice l’introduzione stessa dell’Istruzione con evidente riferimento ai casi di abusi nella Chiesa emersi sulla cronaca, anche per rispondere a una questione “resa più urgente dalla situazione attuale”. Nel “discernimento” del candidato al sacerdozio, il testo affida un ruolo di responsabilità ai vescovi e ai rettori dei seminari. Anche il direttore spirituale e il confessore, “se un candidato pratica l’omosessualità”, si legge infine, “hanno il dovere di dissuaderlo, in coscienza, dal procedere verso l’ordinazione”.

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