Mediaset: politica in apnea

ROMA – Nei corridoi del ‘Palazzo’ non si fa altro che parlare del processo Mediaset: lontano da telecamere e taccuini, tutti dicono la loro; disegnano scenari di alleanze future o rotture dell’intesa di governo. Ma, ufficialmente, tutti tacciono. Il Pdl, rispettando un ordine di scuderia, attende in silenzio ma avverte sulle possibili ricadute per l’Esecutivo; il Pd invita a “scindere le vicende giudiziarie da quelle politiche”. Intanto, si ragiona su quel che potrà accadere.

La costante è il “se”, il periodo ipotetico, perché prevedere la decisione della Cassazione è un azzardo che nessuno fa.

– Impossibile capire cosa decideranno i giudici. L’unica cosa certa è che nulla sarà come prima – sentenzia con particolare enfasi qualche parlamentare nei corridoi di Montecitorio.

Il rinvio a domani sera, forse anche giovedì, del verdetto sul futuro politico Silvio Berlusconi ha alzato il livello di tensione all’interno dei partiti e nella maggioranza. Il Pdl, come detto, tace.

– Preferiamo attendere in silenzio – confida qualche parlamentare.

Quelle poche dichiarazioni sfuggite alle indicazioni arrivate dall’alto, in ogni caso, sono concilianti.

– Berlusconi è un uomo angosciato perché ritiene di subire un’ingiustizia, ma è un inguaribile ottimista – è il massimo che si riesce a strappare al senatore Francesco Giro.

Le dichiarazioni minacciose dei ‘falchi’ pidiellini sulla tenuta del governo Letta non trovano più spazio. Ma resta forte l’ipotesi che, in caso di condanna del Cavaliere, i parlamentari si dimettano in massa trascinando con sè anche Letta. Non si tratta soltanto di un tentativo di pressione nei confronti dell’esecutivo ma anche di una operazione per mettere in difficoltà il Pd.

Le dimissioni di tutti i parlamentari restano “un gesto di solidarietà” e, come spiega Michaela Biancofiore, “si possono respingere”. Insomma, in caso di condanna, il Pdl chiederà al Pd di prendere una posizione netta: difendere il governo, chiedendo pubblicamente il ritiro delle dimissioni dei parlamentari del Pdl; oppure far cadere l’esecutivo guidato da Enrico Letta. I ‘berlusconiani’, si ragiona sull’altro fronte, vogliono dividere i democratici. E’ uno scacco che il Partito Democratico subodora e respinge.

– Il Pdl dimostri di essere più forte delle questioni giudiziarie di Berlusconi: l’Italia viene prima – sottolinea il capogruppo alla Camera, Roberto Speranza -. Il Pd – aggiunge – ha un dibattito ma poi riesce a trovare una quadra. Abbiamo la forza e le idee giuste per andare avanti.

Il confronto tra i dem è aperto. Pippo Civati, candidato alla segreteria, rende esplicite le tensioni interne.

– Più che delle reazioni del Pdl sono preoccupato delle reazioni del Pd – afferma con un punta di provocazione -. L’eventuale condanna coinvolgerebbe il rapporto di alleanza. Non tutto quello che succede può essere sempre accolto con un’alzata di spalle.

Sullo sfondo c’è sempre il congresso. La replica dei dalemiani è ferma.

– Chi oggi nella destra e nella sinistra pensa di utilizzare per finalità politiche la pronuncia della Cassazione viene meno ad un patto assunto con il presidente della Repubblica, che aveva posto l’interesse del tricolore sopra quello di ogni altra bandierina – tuona Dario Ginefra.

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