Disoccupazione giovani in aumento: sale a 39,1%

Pubblicato il 31 luglio 2013 da redazione

ROMA – La disoccupazione a giugno fa un piccolo passo indietro, fermandosi al 12,1% e anche il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, parla di ”lievi segnali di ripresa”. Ma il tasso registrato dall’Istat resta comunque elevato, doppio rispetto ai livelli pre-crisi. Invece continua ad aumentare il numero dei giovani senza posto, arrivati a 642 mila, superando di nuovo la quota del 39%.

Si tratta di dati ‘puliti’ dagli effetti stagionali, ma appare evidente come l’estate non sia riuscita a fare da volano. Anzi, proprio in coincidenza del periodo vacanziero, che di solito apre opportunità di lavoro, pure se di breve durata, è tornato a crescere l’esercito degli inattivi, ovvero di coloro che non lavorano né tanto meno sono alla ricerca di un impiego, paralizzati sempre più spesso da un senso di scoraggiamento. Allargando lo sguardo al Vecchio Continente appare chiaro come non sia solo l’Italia a pagare il dazio della crisi: l’Eurozona presenta lo stesso tasso di disoccupazione, ma tutto ciò non conforta.

La Commissione Ue definisce i dati ”inaccettabili” ed esorta i Governi a muoversi per trovare rimedi. Insomma il mercato del lavoro naviga ancora in cattive acque. Tornando all’Italia se da una parte l’avanzata delle persone a caccia di un impiego sembra tamponata, dall’altra si scopre come a fare da tappo sia la mancanza di fiducia, con un aumento di chi non crede di riuscire a trovare un posto. In un solo mese tra gli inattivi si contano infatti 39 mila persone in più, che con tutta probabilità spiegano gran parte del calo registrato tra maggio e giugno per i senza lavoro (-31 mila).

Ecco che dopo un certo periodo ci si stanca di cercare, ovvero di essere disoccupati, e si preferisce uscire dal mercato. Intanto il numero dei disoccupati non scende sotto la soglia dei 3 milioni. E tutto torna se si vanno a vedere le stime dell’Istat su chi un lavoro ce l’ha. Nel giro di un anno si sono persi 414 mila occupati, con un tasso che tocca i minimi dal 2000. Basti pensare che oggi lavora solo poco più di una persona su due (55,8%). La situazione peggiore ricade ancora una volta sulle spalle delle nuove generazioni, il tasso dei senza posto tra gli under 25 è balzato al 39,1%, un valore vicinissimo al record storico e che piazza l’Italia tra i Paesi dell’Eurozona con la quota più alta di giovani alla ricerca di un impiego.

Bruxelles torna a incalzare i Governi affinché accelerino sulle ”riforme” e considera strade percorribili sia ”detassare il lavoro” sia ”migliorare i servizi per l’impiego”. Allo stesso modo la pensa la Cisl, che plaude all’approvazione in Senato del pacchetto occupazione, ma giudica gli incentivi insufficienti, ritenendo necessaria ”una riforma fiscale”. Una richiesta che trova concorde la Uil.

Per l’Esecutivo un commento ai dati arriva da Zanonato, che intravede qualche spiraglio ma avverte come ciò non possa ”lasciarci tranquilli”. Insomma i venti di ottimismo rilevati a inizio settimana da Eurostat, nell’indice che misura la fiducia sul futuro dell’economia, ancora devono attecchire sul terreno devastato del mercato del lavoro.

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