Mediaset, revocato il passaporto al Cav

Pubblicato il 02 agosto 2013 da redazione

MILANO – Silvio Berlusconi non può più andare all’estero e, fino a metà ottobre, avrà tempo per scegliere una misura alternativa al carcere: l’affidamento in prova ai servizi sociali o la detenzione domiciliare. Ci sono volute, infatti, meno di 24 ore alla Procura di Milano per dare esecuzione alla pena a carico del Cavaliere, condannato a quattro anni di reclusione dalla Cassazione per l’affaire dei diritti tv Mediaset.

La Questura di Milano, come previsto dopo la comunicazione da parte dei pm del passaggio in giudicato della sentenza, ha disposto la revoca del passaporto per l’ex premier. Stando alla procedura, il ritiro del documento è di competenza della Questura di Roma perché l’ex premier ha da qualche tempo eletto la propria residenza nella Capitale. E proprio a Roma il leader del Pdl ha ricevuto ieri pomeriggio i carabinieri arrivati per notificargli l’ordine di esecuzione della pena. Una pena di un anno da scontare, perché gli altri tre sono cancellati di fatto dall’indulto, che allo stesso tempo è stata anche dichiarata sospesa dai magistrati milanesi, come prevede la legge, per dare la possibilità al Cavaliere di scegliere una misura alternativa al carcere: l’affidamento in prova o i domiciliari.

Pare che il leader del Pdl si prenderà tutto il tempo necessario – il termine ultimo scade il 15 ottobre – per decidere se fare istanza e nel caso quale misura scegliere. Se non avanzerà alcuna richiesta poi, è praticamente certo che finirà alla detenzione domiciliare e mai comunque in carcere. Già l’altra sera era arrivato dalla Suprema Corte il cosiddetto ”estratto esecutivo” della sentenza alla Procura generale di Milano che è stato trasmesso al pm Ferdinando Pomarici dell’ufficio esecuzioni il quale in mattinata ha preparato il fascicolo per dare esecuzione alla pena per il Cavaliere e, ieri nel primo pomeriggio, ha firmato il decreto con contestuale sospensione della stessa. Atto che poi è stato consegnato ai carabinieri per la notifica al leader del Pdl.

Allo stesso tempo la Procura milanese ha inoltrato alla Questura milanese la comunicazione del passaggio in giudicato della sentenza e, com’è previsto, gli è stato revocato il passaporto, con conseguente divieto di espatrio. Sempre ieri dalla Procura di Milano è partito il dispositivo della sentenza con direzione il Senato, come prevedono le norme della legge ‘anti-corruzione’ varata dal Governo Monti lo scorso anno. La normativa stabilisce, infatti, che ”non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a 2 anni di reclusione, per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni”.

Le norme sull’incandidabilità operano indipendentemente rispetto alla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici che dovrà essere rideterminata (in misura compresa tra uno e tre anni) nei prossimi mesi dalla Corte d’Appello di Milano, come deciso dalla Cassazione. La legge ‘anti-corruzione’ riguarda poi anche la decadenza del senatore condannato e sul punto, come sull’incandidabilità, dovrà esprimersi il Senato con un voto in Giunta e uno in aula.

Intanto, fonti qualificate vicine al Cavaliere hanno chiarito che c’è tempo per decidere se chiedere una misura alternativa e quale tra l’affidamento in prova e i domiciliari. Il termine è di trenta giorni dalla notifica dell’ordine di esecuzione, ma scatta dal 16 settembre dato il periodo feriale del Tribunale. Se non farà istanza, la Procura, guidata da Edmondo Bruti Liberati, dovrebbe optare, come da prassi ormai dopo il caso Sallusti, per la richiesta di detenzione domiciliare che dovrà essere valutata dal Tribunale di sorveglianza. In questo caso la decisione potrebbe arrivare già a fine ottobre. Tribunale di Sorveglianza che, comunque, valuterà anche un’eventuale richiesta dell’ex premier di affidamento o di domiciliari in un’apposita udienza con un rappresentante della Procura generale. In questo modo, per la decisione ci potrebbero volere diversi mesi.

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