Sottoasegretario Giro, il mondo visto con gli occhi dei piú deboli per capire meglio e prima

ROMA:- Il mondo, Mario Giro, Sottosegretario agli Affari Esteri con delega all’America Latina, lo ha conosciuto fin da piccolo. L’infanzia e giovinezza trascorse a Bruxelles, cittá in cui il padre lavorava presso l’Unione Europea, gli hanno permesso di assorbire un diverso concetto di nazione e di sentire che l’Europa era la sua casa. Il contatto con persone provenienti da ogni parte del mondo gli ha fatto capire che il mondo é un territorio da conoscere nel profondo con umiltá e soprattutto con rispetto per le diversitá.

Avrebbe potuto scegliere di restare nelle stanze del potere e degli agi il Sottosegretario Giro, ma invece preferisce mescolarsi con i dimenticati, con tutti coloro che per molti, troppi, sono invece ombre invisibili. Aderisce giovanissimo alla Comunitá di Sant’Egidio e da quel momento inizia il lungo viaggio, che ancora continua, nel mondo della povertá e del dolore.

All’inizio si occupa di giovani e adolescenti, in seguito partecipa alle iniziative volte a favorire il dialogo interreligioso, in particolare col mondo musulmano e partecipa all’organizzazione degli Incontri Internazionali di Preghiera per la Pace, fin dalla giornata di Assisi del 1986.

Tante saranno le iniziative che, in qualitá di responsabile internazionale della Comunitá di Sant’Egidio, porterá avanti nelle aree piú difficili del mondo per promuovere la pace e combattere la povertá.

Un bagaglio umano e politico importante che oggi lo aiuta ad affrontare con maggiore sensibilitá l’incarico di Sottosegretario agli Affari Esteri con delega all’America Latina. Ma le possibilitá del suo impegno in questo subcontinente dipendono anche dagli interessi strategici dell’Italia, ed é per questo che chiediamo al Sottosegretario di rispondere con sinceritá alla nostra prima domanda:

– Qual é il peso specifico dell’America Latina all’interno della politica estera italiana?

– Fino ad oggi era abbastanza ridotto e devo dire che ne sono rimasto sorpreso quando ho assunto il mio incarico. Con questo non voglio dare particolari responsabilitá a nessuno e tanto meno al governo Monti che ci ha preceduto, un governo molto speciale con pochi sottosegretari e viceministri. É peró un dato di fatto che gli affari latinoamericani siano stati affrontati negli ultimi decenni in maniera un po’ piú leggera rispetto a come erano stati trattati in precedenza, penso agli anni ’60 e il ’70, periodo in cui é stato fondato l’IILA (Istituto Italo LatinoAmericano) e anche alla politica di tutti gli anni ´80. Direi che dai ‘90 in poi c’é stato un generale calo di attenzione. Posso comunque assicurare che l’intenzione di questo governo é di riprendere le fila delle relazioni con l’America Latina e di rafforzarle anche in maniera rapida.

 Il sostegno italiano
alla lotta alla criminalitá

– All’interno di questa ripresa di interesse qual é lo spazio che si dará alle relazioni con il sud dell’America Latina rispetto ai paesi del Nord e del Centroamerica? Lei sa che negli anni l’Italia ha sempre mostrato maggiore interesse alle relazioni con i paesi del sud piuttosto che a quelli del nord.

– Credo sia importante innanzi tutto sottolineare che una delle cose positive dell’ultimo governo Berlusconi é stata quella di dare un forte sostegno al piano di sicurezza dell’America Centrale, il cosiddetto “Plan de Apoyo”. Questo programma, apprezzato dai partner centroamericani, é stato anche presentato alle Nazioni Unite e ci ha dato molto lustro. Noi ci proponiamo di portarlo avanti e nella sua seconda fase vogliamo coinvolgere anche la Colombia e il Messico.

Detto questo é vero che la presenza delle nostre comunitá italodiscendenti ci ha spesso portato a guardare piú verso l’Argentina, che rimane un paese partner di grande importanza, ma l’intenzione é quella di allargare a approfondire i rapporti politici ed economici anche con altri paesi.

– Il problema della sicurezza che coinvolge il narcotraffico, la corruzione e le connivenze politiche, non puó essere scisso da quello della coesione sociale e della povertá. Crede che l’Italia potrá dare un aiuto anche alla soluzione delle forti asimmetrie sociali e territoriali dei paesi dell’America Latina?

– Noi stiamo cercando di allargare il “plan de apoyo”, la strategia di sicurezza per il Centroamerica, anche al Messico e alla Colombia proprio per i motivi a cui ha appena accennato. L’Italia, purtroppo devo dire, ha dalla sua una forte expertise in questi campi, un‘esperienza che é considerata molto utile dai nostri partner e che ci viene riconosciuta da tutta la comunitá internazionale. Grazie a ció noi possiamo offrire un grosso aiuto sia sul piano giudiziario, sia sul piano del lavoro delle polizie, sia sul piano del diritto internazionale. La cosa importante é che i paesi che devono affrontare queste problematiche si alleino e creino delle convenzioni comuni perché non si lotta contro il narcotraffico da soli ma insieme. Il narcotraffico non conosce frontiere.

– Nei prossimi giorni lei andrá in visita in Messico, toccherá anche questi temi nel corso dei suoi incontri?

– Certamente, toccheró questi temi oltre a quelli bilaterali e di ripresa del dialogo politico. Siamo molto interessati anche all’evoluzione dell’alleanza del Pacifico, e all’interscambio economico. L’italia é il terzo paese europeo dopo la Germania e la Spagna e c’é ancora molto da fare. In Messico, poi, esiste una realtá molto importante costituita da italiani che hanno creato distretti di piccole e medie imprese. Un esperimento positivo che potrebbe essere un esempio anche per gli altri paesi.

Proseguono senza problemi
le relazioni con il Venezuela

– Passiamo ora al Venezuela, paese nel quale, come lei ben sa, vive una grande comunitá italiana e di origine italiana. Sembrerebbe che, dopo un primo momento di ripresa dei rapporti bilaterali a seguito della visita del Presidente Maduro e del Ministro degli Esteri Jaua in Italia, sia poi sopraggiunta la questione Morales a raffreddare tutto. Cosa é accaduto realmente e puó questa impasse frenare la ripresa di relazioni tra i due paesi?

– Siamo stati molto contenti per la visita in Italia del Presidente Maduro e del suo Ministro degli Esteri Jaua. Penso che l’episodio sulla polemica del volo dell’aereo del Presidente Morales sia ormai chiarita, e che sia da considerare una parentesi chiusa. Va sottolineato che l’Italia non ha mai negato il sorvolo dell’aereo del Capo di Stato boliviano, e quindi noi non ci sentiamo coinvolti da questo episodio. Abbiamo spiegato e chiarito tutto con i nostri amici boliviani e anche con i venezuelani. Ci sono state delle incomprensioni che ci dispiacciono, ma non credo che abbiano innescato un raffreddamento delle relazioni. Avremo nei prossimi mesi l’incontro bilaterale a Caracas con la presenza della Ministra degli Esteri e quindi si va avanti con il programma stabilito.

L’importanza di inventare
nuovi modelli sociali

– Purtroppo in America Latina le differenze sociali sono molto profonde anche in quei paesi con una costante e forte crescita economica. Ogni politica messa in atto dai diversi governi riesce a mitigare alcuni aspetti del problema ma é ben lontana dallo sradicarlo. Perché e cosa si potrebbe fare per invertire questa tendenza?

– É un problema molto articolato perché la globalizzazione ha trasformato quelle che erano le diseguaglianze tra paesi in diseguaglianze nei paesi. Questo ovviamente provoca delle reazioni come hanno dimostrato le manifestazioni in Brasile. La nuova classe media, appena uscita dalla povertá, teme di ricadere sotto la linea della vulnerabilitá, e inoltre chiede piú servizi e piú diritti. É peró anche vero che i paesi latinoamericani in generale e alcuni in particolare, hanno dimostrato, in questo decennio, una grossa vitalitá dal punto di vista delle politiche pubbliche. C’é un tentativo di creare un nuovo welfare adattato ai loro paesi e questo sforzo noi lo guardiamo con interesse, perché sebbene non abbia risolto alla radice i problemi, ha provato a dare delle risposte. Mentre in Europa ci si chiude sulla difensiva, in America Latina si cercano strade innovative. É vero che la ricerca di innovazioni a volte crea un po’ di disordine, di confusione, ma é un segno di vitalitá. É  un tentativo di dare una risposta ai problemi verso il quale noi dobbiamo essere molto rispettosi. Credo che uno dei temi di cui dovremo discutere con i nostri partner latinoamericani sia proprio quello del modello sociale.

Io personalmente penso che la competizione globale in futuro non sará tanto sulla crescita ma sul modello sociale che renderá quella crescita sostenibile. Senza di esso la crescita a un certo punto si ferma perché diventa insostenibile e crea delle fratture interne. Le societá vanno tenute unite e il tentativo di inventare un modello sociale é molto importante.

– Insigni economisti parlano di una recessione tra i paesi emergenti. Quindi anche in Brasile. Crede davvero che il Brasile potrebbe frenare la sua crescita e scivolare in una crisi che trascinerebbe con sé tutti gli altri paesi latinoamericani?

– Il pericolo di un raffreddamento della crescita c’é dappertutto e quindi anche in Brasile e in generale in America Latina ma come ho detto prima secondo me la competizione futura avverrá sul modello sociale. Per quanto riguarda l’America Latina io penso che continuerá comunque a crescere perché é una delle parti piú vitali del pianeta e non si fermerá l’afflusso degli investimenti che si dirige verso quei paesi.

– Tanti anni vissuti a stretto contatto con la povertá, il dolore, le ingiustizie sociali, le guerre, come hanno influito sulla sua personalitá, sul suo modo di affrontare la vita? Sente che l’hanno cambiata dentro?

– É vero, il contatto con il dolore mi ha cambiato molto. Io penso che si capisce una societá quando la si guarda dal basso. Quando si parte dal basso, dai piú poveri, dagli ultimi, si avvertono prima i problemi, si vedono prima le intenzioni, perché i poveri sono i primi a soffrire quando una societá rallenta, si chiude, entra in crisi. Durante tutta la mia vita con la comunitá di Sant’Egidio io ho lavorato con i poveri per la pace, l’ho seguita con i loro occhi perché sono i poveri quelli che soffrono maggiormente delle guerre, sono quelli che non possono fuggire, quelli che vediamo in televisione nelle lunghe file di rifugiati. Il mio cambiamento é stato un cambiamento totale, di prospettiva di vita ed é diverso anche il modo come uno guarda agli uomini e alle donne di questo mondo.

L’Italia dovrebbe essere
un paese piú accogliente
Immagino dunque come debba sentirsi ferito dagli attacchi che alcune persone della Lega rivolgono agli immigrati…

– Penso che l’Italia dovrebbe essere un paese molto piú accogliente con gli immigrati. Ci lamentiamo tanto della nostra fuga dei cervelli, ma non siamo in grado di accogliere nessuno. Se questo paese non sará capace di riapprendere l’accoglienza quotidiana, ogni giorno, sará destinato al declino perché un paese che si chiude nella paura e nell’introversione va inevitabilmente verso il declino.

– Crede che un Papa sudamericano puó aiutare a modificare certi egoismi  e a facilitare un cammino di pace e di accoglienza verso gli immigrati?

– Molto. Abbiamo visto quanto siano apprezzati la freschezza e il modo diretto e chiaro di Papa Francesco. Lui porta con sé una sensibilitá tutta latinoamericana verso i piú poveri, verso gli ultimi, e a favore della pace, di una societá vista come comunitá, con un forte legame sociale. Secondo me, cambierá non solo la Chiesa ma il mondo. Lo sta giá cambiando.

– Lei che ha vissuto tanti anni a Bruxelles cosa pensa dei rigurgiti antieuropeisti che esprimono alcune fasce politiche non soltanto in Italia ma anche in altri paesi europei?

– Vivere a Bruxelles infanzia e adolescenza mi ha dato un’apertura profonda sull’Europa che considero la mia casa. I nostri paesi sono troppo piccoli per affrontare la globalizzazione disuniti, di fronte alla disunione attuale europea o, come ha detto la Ministro Bonino, alla rinazionalizzazione delle politiche, noi dovremmo prendere esempio dall’America Latina che invece comincia davvero a ragionare come un continente.

Mariza Bafile

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