Pressing del Pdl su Napolitano. Il Cav non si arrende

Pubblicato il 05 agosto 2013 da redazione

ROMA – La grazia, anche dopo aver iniziato a scontare la pena. Il Pdl prova a imboccare quella che ritiene la via maestra per far uscire Silvio Berlusconi dall’angolo. E mette il tema sul tavolo, nel colloquio avuto dai capigruppo con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Anche se gli uomini del Cavaliere sono consapevoli della difficile praticabilità dell’atto di clemenza. Sondano possibili altre strade, a partire da quella riforma della giustizia citata dallo stesso capo dello Stato, fortemente criticato per questo da M5s, nelle ore successive alla condanna definitiva del Cavaliere nel processo Mediaset.

Ma dal presidente, per ora, non ottengono nulla di più che la disponibilità ad ascoltare e ad esaminare ogni aspetto delle questioni sul tavolo. C’è pessimismo, tra i pidiellini. Questa volta, ammettono le colombe, non sono molte le speranze di restituire ‘agibilità politica’ al leader. I capigruppo Renato Brunetta e Renato Schifani ieri in mattinata si recano al Quirinale, portando in dote l’abbassamento dei toni delle polemiche e le rassicurazioni di Berlusconi sulla stabilità del governo.

Ma al loro ritorno a Palazzo Grazioli, per riferire l’esito dei novanta minuti di colloquio con Napolitano, non hanno in tasca soluzioni subito praticabili. Si riunisce lo stato maggiore Pdl: la ‘partita’ è ancora tutta da giocare. E il Cav, pur mantenendo i toni bassi, non sembra volersi arrendere, senza combattere, alla condanna. Brunetta e Schifani, riferiscono fonti del Quirinale, “hanno illustrato al presidente le loro valutazioni circa le esigenze da soddisfare per un ulteriore consolidamento dell’evoluzione positiva del quadro politico in Italia e uno sviluppo della stabilità utile all’azione di governo”.

E al Colle, affermano dal Pdl, hanno trovato cordialità, rispetto e disponibilità all’ascolto. Il presidente ha preso nota delle richieste e ora, fanno sapere ancora dal Quirinale, esamina con attenzione tutti gli aspetti delle questioni che gli sono state prospettate. Al momento, sono tre i piani su cui sembra giocarsi la partita del Pdl. Il primo, ma più difficile, è quello dell’atto di clemenza. Berlusconi potrebbe infatti dare la disponibilità a chiedere la grazia anche dopo aver iniziato a scontare la pena, ma i margini per concederla sembrano essere annullati dai processi ancora pendenti per il Cavaliere. Un’amnistia o l’indulto potrebbe invece essere legata a una più complessiva riforma della giustizia, sulla quale il Pdl si dice pronto a seguire la via indicata da Napolitano.

– Diamo veste normativa alle proposte dei saggi – dice Brunetta, che cita l’abolizione dell’autorizzazione a procedere come momento di cedimento della politica al potere giudiziario.

Ma una forma di nuova immunità, su cui pure si sta ragionando nel Pdl, non sarebbe in grado di salvare ex post il Cav, oltre a richiedere tempi troppo lunghi. C’è poi la partita nella giunta del Senato, chiamata a pronunciarsi sulla decadenza dalla carica di Berlusconi. E’ quella, dice ancora Brunetta, “un’opportunità” di pacificazione. Il che vuol dire, spiegano dal Pdl, che il Pd, magari convinto da una ‘moral suasion’ del Colle, potrebbe accogliere la teoria della non retroattività della legge Severino. Ma anche su questo piano le speranze di riuscire non sono al momento alte.

Infine, c’è l’aspetto più pratico dell’applicazione della pena.

– Berlusconi andrà in carcere. Non chiederà né i domiciliari, né la messa in prova – dice una battagliera Daniela Santanché. E dichiara così la disponibilità ad alzare i toni dello scontro. Ma soprattutto l’indisponibilità del Cav a cedere all’orgoglio e ‘affidarsi’ ai servizi sociali. Il tentativo sembra essere piuttosto quello di trattare su modalità degli arresti domiciliari che gli ‘riconoscano’, con un margine di libertà, di comunicare all’esterno, il ruolo di leader politico. Ultima, c’è la via delle urne. Su questa strada premono i falchi del Pdl. Ma le colombe frenano, consapevoli tra l’altro che lo scioglimento delle Camere da parte di Napolitano non è automatico. Per ora dunque, si tengono i toni bassi, si professa pazienza e si continua a cercare una via d’uscita.

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