Renzi provoca Letta: “L’Esecutivo deve fare non durare”

Pubblicato il 07 agosto 2013 da redazione

ROMA – Dopo i tuoni che arrivavano da destra, Enrico Letta torna a concentrare la sua attenzione a sinistra, dove intravede scogli altrettanto pericolosi per la navigazione del governo. Matteo Renzi interrompe il silenzio per tornare ad incalzarlo:

– Io tifo per Letta, ma l’Esecutivo deve fare, non durare e se non riesce a governare non può cercare alibi fuori dal Parlamento.

Come a dire: non incolpare me dell’impasse in cui è finita la maggioranza. Parole che rafforzano i timori sul fatto che il sindaco inizia a mordere il freno. Il presidente del Consiglio, del resto, lo ha sempre sostenuto: non sarà Berlusconi a staccare la spina, i problemi semmai arriveranno dal mio partito.

Ad impensierirlo non sarebbe tanto l’intervista di Guglielmo Epifani al Corriere. E’ vero che chiedendo il passo indietro di Berlusconi e ribadendo che il Pd non accetterà salvacondotti, il segretario ha scatenato la dura controffensiva del Pdl, contribuendo ad infiammare un clima già incandescente. Ma le sue parole vengono interpretate come il tentativo di compattare il partito, evitando di farsi “scavalcare a sinistra” e togliendo acqua al mulino del sindaco di Firenze e di quanti, nel Pd, soffrono l’alleanza con il Cavaliere. Un’interpretazione forse ottimistica, ma che trova conferma anche in ambienti vicini al presidente del Consiglio.

– Non c’è nessuna preoccupazione per le parole di Epifani, è naturale che il Pd dica la sua – spiega un parlamentare che ne ha parlato con Letta. Anche le “provocazioni” del sindaco di Firenze vengono derubricate dai ‘lettiani’ a “discorso normale, quasi scontato e comunque senza novità” di rilievo.

– Il primo che non vuole durare, ma fare è proprio Letta. Come ripete lui stesso quasi quotidianamente – ricorda un parlamentare vicino al premier. Letta, assicurano i suoi, non avrebbe neanche ascoltato la diretta dell’intervento perché ancora in riunione palazzo Chigi con Saccomanni. Eppure, a scandagliare il composito gruppo di deputati e senatori che si dicono vicini al capo del governo, un timore emerge: la possibilità cioè che all’alleanza Epifani-Letta per far durare il governo, si sostituisca un asse Bersani-Epifani-Renzi. L’obiettivo sarebbe quello di ‘spartirsi’ la torta: con i primi due che offrono al sindaco di Firenze la possibilità di correre per palazzo Chigi e Renzi che rinuncia a correre per la segreteria.

– Ai bersaniani il partito e ai renziani il governo – sintetizza un parlamentare democratico, spiegando che l’unica vittima designata di un simile disegno sarebbe, appunto, il governo Letta. E a riprova di ciò vi sarebbero i passaggi dell’intervista di Epifani sul conflitto di interesse e sulla legge elettorale, che dimostrerebbero la crescente insofferenza per l’alleanza con il Pdl. Uno scenario che, tuttavia, non convince i ‘lettiani’ di stretta osservanza.

– E’ un’ipotesi che al momento non esiste perché nessuno, nemmeno Renzi, se la sentirebbe di buttare giù il governo e di restare con il cerino in mano – taglia corto un deputato che parla spesso con il premier, indicando proprio nelle parole del sindaco la prova di ciò. Per non parlare del fatto che il voto non è affatto scontato, vista la posizione del capo dello Stato. Insomma, è la conclusione del ‘lettiano’, se il governo realizza le cose promesse non dovrebbe correre rischi. Per questo oggi, davanti alla direzione del Pd, Letta si concentrerà sulla necessità di andare avanti con il programma di governo, di risolvere i problemi del Paese, di mantenere la promessa del Pd di sostenere il programma votato in Parlamento. Magari ampliandolo, e persino migliorandolo, ma rispettando quel patto. Perché, sarà la sua conclusione, lo stare al governo, anche con Berlusconi, non drena consensi: anzi, come dimostrano le amministrative e i sondaggi, la responsabilità verso il Paese paga. Mentre chi dovesse buttare tutto all’aria, ora che si intravede la ripresa, rischierebbe di essere punito proprio dagli elettori. Una presa di posizione che potrebbe rappresentare la scintilla per un duello vero con il sindaco, anch’esso intenzionato a partecipare, domani, gira voce, alla riunione del partito per ribadire le sue convinzioni su congresso e governo.

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