Epifani sfida il Cav: “La legge è uguale per tutti”

Pubblicato il 07 agosto 2013 da redazione

ROMA  – Il Pd non intende salvare Silvio Berlusconi, neanche in nome della sopravvivenza del governo Letta. Lo dice chiaro e tondo Guglielmo Epifani: sul “principio di legalità” non si transige, il Cavaliere deve fare “un passo indietro”. Apriti cielo. Il Pdl insorge e con una sola voce accusa il segretario dem di fare l’incendiario per provocare la caduta di Letta e addossarne la responsabilità al Cavaliere. E così il governo si ritrova puntellato da due alleati l’un contro l’altro armati. Con il rischio di saltare in aria alla prima scintilla, con il popolo della libertà che rimette sul piatto la riforma della giustizia, anche a costo di sostenere a spada tratta i referendum dei radicali.

Il segretario del Pd rilascia un’intervista al Corriere della Sera, per mettere in chiaro che il suo partito non ha alcuna intenzione di concedere spazi a salvacondotti per ridare l’agibilità politica al leader del Pdl.

– La legge è uguale per tutti – è perentorio Epifani – Non vedo altra possibilità che prendere atto della sentenza e dei suoi effetti. Non ci sono strade ed è anche sbagliato cercarle.

E avverte:

– Si lasci fuori Napolitano, non si provi a logorare il governo con una ‘fibrillazione continua’ o a tirare il ‘Pd per la giacca’.

Annuncia poi che da settembre il partito andrà “avanti tutta” su conflitto d’interessi e legge elettorale. Due temi sui quali il Pdl è pronto alla barricate. E così la reazione dei berlusconiani è immediata e virulenta.

– Craxi diceva che i sindacalisti quando fanno i sindacalisti sono dei grandissimi rompicoglioni, quando entrano in politica restano dei grandissimi coglioni – dichiara Maurizio Bianconi.

– Nel migliore dei casi – sostiene Fabrizio Cicchitto – quello di Epifani è un esercizio di ipocrisia, perché sapeva dall’inizio dei processi a carico del Cav.

– Lancia un osso alle componenti giustizialiste del suo partito – secondo Renato Brunetta.

Ma la tesi più diffusa tra i pidiellini è che il segretario Pd “incendi il clima” per “provocare” il Pdl e indurlo a prendersi la responsabilità di far cadere il governo:

– Se vuole farci saltare i nervi perché lui non se la sente di staccare la spina, noi non abboccheremo – assicura Renato Schifani.

Per ora, effetti sull’esecutivo non sembrano destinati ad essercene. Le Camere andranno in vacanza venerdì, dopo aver licenziato tutti i decreti in scadenza, e rinviando a settembre i nodi più spinosi, dal finanziamento ai partiti, all’omofobia, alla legge elettorale.

Oggi la direzione del Pd, presente Enrico Letta, confermerà il suo sostegno al governo. E anche il Pdl professa responsabilità. Ma quando in giornata l’esecutivo va sotto al Senato su due emendamenti al dl Fare (“non un voto politico”, dice Schifani), sembra di assistere a un’anticipazione del logoramento che potrà esserci in autunno.

Gli alleati, si schierano su fronti contrapposti. Il Pdl sale sulle barricate sul tema della giustizia, batte sul tasto della riforma necessaria e mobilita la sua struttura per la raccolta firme a sostegno dei referendum radicali. Il Pd si stringe attorno al segretario (“Le sentenze si rispettano e la legge è uguale per tutti”, concorda anche Matteo Renzi), torna a insistere sulla legge elettorale e avverte il Pdl di non provare a usare le larghe intese per imporsi.

– Non cederemo mai a ricatti e su questo – avverte Rosy Bindi – saremo compatti.

– Il buon senso, spingerebbe tutti a tenere bassi i toni della polemica – prova a far da paciere Pino Pisicchio.

Ma a Camere chiuse, già si annuncia un ferragosto arroventato. Anche Beppe Grillo non rinuncia a far sentire la sua voce: “Un mostro si aggira per l’Italia: l’agibilità politica” di Berlusconi, una sorta di ”grazia camuffata”. Ma se il presidente Napolitano concedesse la grazia rischierebbe “l’impeachment”, avverte il leader M5S. E intanto al Senato i suoi si preparano alla battaglia in giunta sull’ineleggibilità di Berlusconi e chiedono l’urgenza per il ddl d’iniziativa popolare che disciplina l’incandidabilità e l’incompatibilità. Il braccio di ferro è appena iniziato.

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