Kyenge: “Lavoro per un’ Italia multiculturale”

Pubblicato il 08 agosto 2013 da redazione

ROMA – L’Italia tra 10 anni? “Dipenderà da come riusciamo a portare avanti il tema dell’integrazione”. Nelle ore in cui rilascia un’intervista all’Ansa prima delle ferie, il ministro Cecile Kyenge non sa ancora che dalla Lega Nord sta per arrivare l’ennesimo affondo contro di lei e le sue politiche di integrazione. Mentre Kyenge dice di “sognare un futuro dell’Italia come Paese multiculturale”, il vicesegretario del Carroccio Matteo Salvini propone di fare un referendum per abolire proprio il suo ministero, definendolo “un ente inutile e costoso”.

Pronta la replica del ministro:

– Salvini metta a disposizione del mio dicastero i soldi che spenderebbe per fare il referendum, così facciamo un piano perfetto di integrazione di tutti i cittadini, non solo degli stranieri.

Quello di Salvini è solo l’ultimo attacco della Lega, e come sempre il ministro non risponde alle provocazioni e prosegue sulla sua strada. Immaginando un’Italia dove si possa essere “liberi di pensare e parlare diverse lingue”, un Paese che possa “ospitare diverse culture, un paese aperto” e spiega che questo futuro dipende “da ciò che riusciamo a seminare oggi”.

– Spero di vedere un’Italia con tanti giovani che non devono chiedersi qual è il loro Paese ma che sanno chiaramente di essere italiani pur avendo una visione internazionale. Un Paese in cui facilmente si parlino altre lingue, perché da un punto di vista economico questo apre altri mercati e perché aiuta i giovani a fare altre esperienze, ad aprirsi. Non è più una questione di egoismi o di cittadini stranieri, ma di una nuova cittadinanza, di un’identità italiana rafforzata da valori che acquisiamo mano a mano che siamo a contatto con altri popoli.

Il bilancio dei primi cento giorni da ministro è “positivo, in primis come lavoro all’interno di un gruppo, ricerca di una metodologia, di un dialogo tra persone che non si conoscevano prima, aiutato anche dagli stimoli e dalle idee con cui ci ha sostenuti il premier Letta, come il ritiro nell’abbazia di Spineto che ci ha aiutato a conoscerci meglio”.

– Poi – prosegue -, da un punto di vista del lavoro che sto portando avanti: è con soddisfazione che sono riuscita a far passare la norma sulla semplificazione della cittadinanza e a far partire il percorso per un piano triennale contro il razzismo, importantissimo di fronte alla situazione che si è creata dopo la mia nomina. Ancora, siamo riusciti a fare qualcosa per il Servizio civile nazionale, il bando dovrebbe partire a settembre con 92 milioni trovati in periodo di crisi per 15 mila ragazzi: un segnale molto forte che abbiamo voluto dare dopo anni di immobilismo. Sul fronte delle politiche giovanili, abbiamo mantenuto il Fondo di garanzia per giovani coppie o per genitori soli sotto i 35 anni per acquistare la casa. Non abbiamo ancora fatto ma abbiamo messo in cantiere e già impostato i criteri con cui aiutare l’accessibilità delle case per i disabili e gli anziani, sia per quanto riguarda gli alloggi popolari che la costruzione di nuovi edifici, in sinergia con il Ministero delle infrastrutture. In alcune regioni questi criteri sono già applicati, in altre no”.

Infine è stato avviato un “discorso, che sarà approfondito nei prossimi mesi, sull’odio e l’istigazione al razzismo via Internet con i Ministeri dell’Interno, della Giustizia e le Pari opportunità: siamo ancora al livello di riflessione e comunque il tema deve essere posto anche a livello europeo e internazionale”.

Non si sottrae, Cecile Kyenge, al tema “caldo” di queste settimane, lo ius soli. E mette le mani avanti:

– Non sono stata io la prima a parlarne, negli anni passati ne ha parlato non solo l’ex ministro per l’Integrazione Riccardi ma anche l’ex presidente della Camera Fini, che insieme a Sarubbi e Granata aveva proposto una modifica della legge 92. Forse sono la prima che ha suscitato tanto clamore, perché sono una persona nata in un altro Paese, che ha preso la cittadinanza italiana. Di questo tema si è parlato molto ben prima che cominciasse questo Governo, e ringrazio il presidente Napolitano che quando ha ricevuto una delegazione di seconde generazioni ha accennato questo punto. Di fatto all’epoca non c’è stata nessuna reazione, la reazione c’è adesso. Io ho ripreso un tema che non doveva essere dimenticato ma essere posto al centro dell’attività di un governo.

Spiega poi cosa intende per “cittadinanza europea”:

– E’ un momento di discussione all’interno della comunità europea per cercare di uniformare, nell’autonomia di ciascun Paese, i criteri. Io non chiedo di intervenire, ma di porsi una domanda per arrivare a uniformare i criteri per ottenere la cittadinanza. E’ una questione di principi: noi condividiamo alcuni valori, dei principi come comunità europea e dovremmo sapere che chi ha la cittadinanza in Italia, o in Spagna, entra nell’Unione europea. Bisogna fare di quella europea una comunità in cui tutti i cittadini sono di serie A.

Anche lei, parecchi anni fa, è diventata cittadina italiana. Emozioni?

– Tantissime. Io ora ho un’unica cittadinanza, quella italiana, non ho più la cittadinanza del mio Paese di origine. Da una parte quindi c’era la gioia, dall’altra parte la perdita dell’altra cittadinanza. C’è chi pensa che risolvendo i problemi burocratici si risolva tutto, ma dal punto di vista dei sentimenti non è così, perché da quel momento io non ho più avuto il passaporto congolese. E ho scelto coscientemente di essere italiana: è una scelta che non ho subito ma ho fatto, e quindi a maggior ragione è stata un’emozione forte.

Le ferie dureranno poco per il ministro Kyenge, solo una settimana. Top secret il luogo dove la passerà, ma “sarà lontano”. Subito dopo, a fine agosto, la ripresa: con un tour in Calabria, “per incontrare le comunità, le istituzioni, conoscere e identificare nuove pratiche”.

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