Grasso: “Il Colle ha bloccato deriva”

ROMA – Dopo che Napolitano ha detto che valuterebbe una eventuale richiesta di grazia a Berlusconi, l’avvocato del Cavaliere Piero Longo ha fatto sapere che la richiesta sarà presentata. I falchi del Pdl sono insorti (per loro la richiesta sarebbe un’ammissione di colpevolezza) e Longo ha dovuto smentire. Ma l’altro avvocato del Cavaliere, Franco Coppi, ha detto che la grazia è un’ipotesi, anche se non c’è nulla di deciso.

L’unica cosa certa, quindi, è che il “tormento estivo”, provocato dalla sentenza che condanna definitivamente il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, continua suscitando tantissime speculazioni.

– La lunga nota di Napolitano – ha affermato convinto il presidente del Senato , Piero Grasso -mette fine a un dibattito che, tra ipotesi impraticabili e minacce di impeachment, stava prendendo una deriva inutile e pericolosa”.

In un’intervista alla Stampa sottolinea come ora ”la necessità delle riforme” non sia ”negoziabile”.

– È il momento di dare una nuova forma al nostro Stato – spiega Grasso – con coraggio, determinazione e intelligenza.

Tra le priorità individua quella della legge elettorale:

– Il cosiddetto ‘porcellum’ è uno dei motivi di scollamento tra la politica e gli elettori.

Nessuna ipotesi sul dopo riforma.

– Nel nostro Paese uno dei passatempi più praticati, dopo il fantacalcio, è la fantapolitica – aggiunge il presidente del Senato -. Se non fosse una situazione così drammatica sarebbe quasi divertente assistere al balletto delle date sulle prossime elezioni. Ognuno guarda la sua agenda e sulla base dei propri impegni e dei propri interessi propone un fine settimana a piacere. Non scherziamo: l’unico che può sciogliere le camere è il presidente Napolitano.

A settembre per Grasso il governo dovrà confrontarsi in primis con l’economia, ”per agganciare il treno della ripresa”, mentre invita a non sottovalutare l’allarme per il rischio di tensioni sociali.

– Non possiamo avere una generazione intera disoccupata o precaria, è ovvio che questa situazione porterà a un conflitto forte, se non diamo al più presto segnali e risposte soddisfacenti.

Anche Giuliano Ferrara, intervistato da Repubblica, interviene nel dibattito

– Mi farei cacciare. Proclamerei la mia innocenza, la mia condizione di vittima della giustizia, ma non mi dimetterei certo da senatore. E credo che Berlusconi non si dimetterà, battendosi fino in fondo in giunta al Senato. ‘Le sentenze si possono criticare però poi si applicano – aggiunge il direttore del Foglio -. Berlusconi deve farsi alcuni mesi di domiciliari o servizi sociali o quel che sarà. L’agibilità consisterà nella possibilità di Berlusconi di offrire un’altra immagine di leadership: lui è prigioniero di una giustizia che è riuscito a incastrarlo? Bene, ne rigetta la sostanza criticando la sentenza, ma ovviamente la subisce e la applica. Dimostrando tutta l’anomalia di questa situazione alla quale è stato costretto e da lì continuare a parlare agli italiani di tasse, di crescita, di governo: esercitare la leadership insomma. Nei limiti di un’agibilità, diciamo così, minorata.

Ferrara ha proseguito:

– Mi farebbe piacere per lui se arrivasse (la grazia, ndr), perché gli sono amico, lo riterrei un atto di giustizia, di riparazione, ma non è quella la strada. È un’altra, lo ripeto: quella dell’espiazione pur paradossale della pena continuando a far politica, a sostenere il governo.

Sull’eventuale ingresso in politica di Marina Berlusconi, Ferrara non è convinto delle ”smentite ufficiali” della figlia dell’ex premier:

– Altrimenti non capirei certe sue interviste, la sua partecipazione al dramma paterno. Tuttavia Marina funziona se si vota a ottobre, non dopo, non tra due anni. In politica conta l’effetto sorpresa”

Dal canto suo, Massimo D’Alema sostiene che, se fosse Berlusconi scioglierebbe l’enigma dimettendosi da parlamentare.

– Magari – precisa – negoziando forme alternative per scontare la pena che siano compatibili con l’esercizio di un ruolo politico che si può fuori dal Parlamento.

Proprio come Beppe Grillo, sostiene, che ”è il leader indiscusso del suo movimento”.

Per l’esponente del Partito democratico ”la nota del capo dello Stato marca una netta separazione tra il destino di Berlusconi e quello del governo”.

– Il Presidente – precisa – si è espresso in modo rispettoso per la condizione particolare di un condannato in via definitiva che, tuttavia, mantiene un ruolo politico primario essendo il leader di un’importante forza politica. E ciò comporta un rispetto innanzitutto verso i suoi elettori. Però nei limiti della legge, senza forzature, senza stravolgimenti, senza invenzioni paradossali come quella di un salvacondotto.

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