Scoppiano rabbia e dolore in strutture che sembrano lagher

REGGIO CALABRIA -. Una reazione violenta alla morte, per loro ”sospetta”, di un altro immigrato, ha portato alla devastazione del CIE, centro di identificazione e di espulsione di Isola Capo Rizzuto (Crotone) che le autorità sono state costrette a chiudere perché inagibile. Una situazione difficile con la quale si dovrà confrontare la ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge che si é recata in Calabria per un giro di tre giorni che mercoledì la porterà a visitare il Centro di accoglienza di Isola, uno dei più grandi d’Europa con i suoi oltre mille posti, alle cui spalle si trova il Cie, chiuso. ”Se chiudono il Cie di Bologna e di Modena registriamo problemi a Gorizia ed in Calabria – ha detto la ministro -. Significa che un problema c’è. E allora è necessario fare il punto della situazione e capire effettivamente quale è l’utilizzo di questi centri e la loro opportunità”. A scatenare la rivolta, il 10 agosto scorso, era stata la morte di un cittadino marocchino di 31 anni. Dai primi accertamenti il decesso potrebbe essere stato causato da una cardiopatia di cui l’uomo pare soffrisse, ma la spiegazione non è bastata agli altri 51 migranti che hanno distrutto arredamenti ed il sistema di videosorveglianza. Una situazione che ha costretto la Prefettura, una decina di giorni fa, a chiudere la struttura e trasferire i migranti in altri centri. La vicenda del Cie di Isola Capo Rizzuto ha rinfocolato le polemiche sulle condizioni delle strutture.

“Le immagini di Pachino e della catena umana che salva donne e bambini dall’annegamento sono il simbolo di un’Italia che guarda all’accoglienza con speranza e che contrasta con le politiche scellerate sull’immigrazione di questi anni. Politiche che hanno causato tragedie e lasciato troppi corpi inermi nei nostri mari e creato strutture inadeguate come i CIE, irrispettose dei diritti umani basilari e oggetto di condanna delle principali organizzazioni umanitarie internazionali per i trattamenti disumani riservati ai migranti”. Lo ha affermato Marco Furfaro, responsabile nazionale immigrazione Sel.

“Un Paese civile non può più tollerare altre tragedie. Sinistra Ecologia Libertà chiede al Governo l’immediata chiusura dei CIE, veri e propri lager moderni. E’ venuto il momento – concludeva il responsabile nazionale Immigrazione di Sel -, di rimettere in discussione le attuali norme e cancellare la Bossi Fini, come chiesto in queste ore anche da alcuni esponenti Pd e da tanti amministratori locali, per delineare nuove politiche basate sull’accoglienza e non sulla repressione. Le politiche fin qui adottate hanno portato solo morti, è ora di cambiare”.

“Così come sono ora, i Cie rappresentano una barbarie – ha detto Livia Turco, presidente forum Immigrazione del Partito Democratico che ha poi proseguito – Premesso che il Partito Democratico è, come già illustrato nel programma, per il superamento dei Centri di identificazione e della Bossi-Fini, qui si tratta di intervenire subito per affrontare un’emergenza.
L’intervento del ministro ministro Alfano dovrebbe a mio avviso ispirarsi all’accurato rapporto stilato dal precedente sottosegretario Ruperti, movendosi su tre linee guida: impedire il transito nei Cie a coloro che hanno già scontato una pena in carcere, dal momento che sono già stati identificati; cancellare il trattenimento fino a 18 mesi; fare il possibile per assicurare all’interno dei Cie condizioni di vita più umane e civili”.

Dal canto suo anche Rosy Bindi chiede un immediato intervento del Ministro Alfano: “È tempo di uscire dalle logiche emergenziali e da un approccio solo repressivo del fenomeno dell’immigrazione con una revisione della Legge Bossi Fini – ha detto la Bindi – come auspica anche la ministro Kyenge, che tra l’altro cancelli la vergogna degli attuali centri di detenzione e identificazione. E anche su questa difficile frontiera di convivenza con il resto del mondo la Calabria non può restare sola”.

Ben diversa la reazione dei rappresentanti di Lega e Pdl. Il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri ha accusato la Ministro Kyenge di “disseminare demagogia”  “Ci sono molti modi per far cadere un governo. – ha detto Gasparri – Tra questi anche eventuali irresponsabili tentativi di rendere più lassista la legislazione in materia di immigrazione. La Kyenge continua a seminare demagogia andando peraltro fuori dai suoi limitatissimi compiti. Eviti di contribuire alla confusione. Spero che, come Sartori, si possa criticare un ministro il cui operato è per fortuna nullo, ma i cui annunci impropri sono negativi. Dobbiamo rafforzare il controllo delle frontiere per respingere i clandestisi ed esigere il coinvolgimento internazionale per i profughi. Il resto è pericolosa demagogia e questo vale anche per la cittadinanza”.

Toni ancora piú accesi tra i leghisti. Il deputato della Lega Massimiliano Fedriga, ha invitato ad andare avanti con la legge Bossi-Fini mentre Matteo Salvini con il suo consueto modo di fare aveva “invitato” la Kyenge ad andare a fare la ministra in Egitto.

Atteggiamento che non ha per nulla turbato la Ministro che dopo aver chiarito che Salvini non é nei suoi pensieri ha invece risposto alle dichiarazioni del senatore Gasparri. “L’onorevole Gasparri mi risulta che è parlamentare dal 1992, oltre venti anni e sempre se non ricordo male in questi venti anni è stato ricordato per una legge del 2001 che porta il suo nome e che certo non è passata alla storia per la sua equità: la legge sui diritti tv. Ecco, io sono da soli pochi mesi parlamentare e una cosa è certa anche per il ruolo istituzionale che in questo momento ricopro. Voglio unire e non dividere come invece lui è abituato a fare, e lo assicuro: la legge sulla cittadinanza ed altri provvedimenti verranno portati avanti, anche senza il suo assenso”.

Poi, parlando dei problemi di Isola ha sottolineato ”Questo dei Cie è un problema noto. Da tre mesi sto facendo un monitoraggio e cercherò di analizzare tutte le problematiche e le proposte che verranno dai territori per individuare una soluzione. Se chiudono il Cie di Bologna e di Modena, registriamo problemi a Gorizia ed in Calabria – ha aggiunto – significa che un problema c’è. E allora è necessario fare il punto della situazione e capire effettivamente quale è l’utilizzo di questi centri e la loro opportunità”.