Onu cauta: partiti gli esperti, concluso in fretta lavoro

BEIRUT/DAMASCO – Gli ispettori dell’Onu hanno concluso in fretta il loro lavoro in Siria e sono partiti dal Paese per presentare subito un rapporto preliminare a Ban Ki-moon. Ma è già battaglia sull’utilizzo che potrà essere fatto di questi primi risultati, con Damasco che chiede al segretario generale di opporsi a ogni azione occidentale prima che tutte le analisi siano state completate.

– La Siria si oppone ad ogni rapporto parziale da parte dell’Onu prima che le analisi siano completate sui campioni prelevati – ha affermato il ministro degli Esteri, Walid al Muallim, in una conversazione telefonica con Ban Ki-moon di cui ha riferito l’agenzia governativa Sana.

Da New York il portavoce dell’Onu Martin Nezirsky ha assicurato che nessuna conclusione potrà essere tratta prima che tutti i test di laboratorio siano stati completati. Non solo, ma il rapporto delle Nazioni Unite stabilirà solo ”se armi chimiche sono state usate il 21 agosto, non da chi”. Lo stesso mandato con cui gli ispettori erano arrivati in Siria il 18 agosto per indagare su altri tre casi minori denunciati precedentemente.

Il vice segretario generale per il disarmo Angela Kane ha intanto lasciato Damasco alla volta del Libano. E altrettanto stanno facendo “tutti gli ispettori” guidati dal professore svedese Ake Sellstrom, diretti all’Aja. Le ”prove” definitive delle Nazioni Unite arriveranno infatti soltanto dopo che i campioni raccolti nelle ispezioni saranno stati analizzati da laboratori in Europa. Una procedura che potrebbe richiedere ancora diversi ”giorni”, ha sottolineato il portavoce delle Nazioni Unite Farhan Haq.

Ieri gli ispettori hanno compiuto la loro quarta e ultima missione recandosi all’ospedale militare di Damasco per raccogliere eventuali prove dell’uso di armi proibite da parte dei ribelli contro i soldati fedeli al presidente Bashar al Assad. Nei giorni scorsi gli esperti avevano compiuto ispezioni e prelevato campioni nel sobborgo sud-occidentale di Muaddamiya e in alcune località della Ghuta orientale, a est di Damasco, dove secondo le accuse degli oppositori i gas tossici sarebbero stati impiegati dalle forze lealiste, che avrebbero così ucciso centinaia di civili. Sembrano destinati a rimanere un mistero gli altri tre casi minori di presunto impiego di armi chimiche che gli ispettori erano venuti ad investigare, ma che poi sono passate in secondo piano con il bombardamento del 21 agosto. Le località interessate erano Khan Assal, nel nord, dove il regime punta il dito contro i ribelli, nonché Homs e Ataybah, vicino a Damasco, dove ad essere sul banco degli imputati sono invece le forze governative.

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