Bonino: “Rischiamo una deflagrazione mondiale”

ROMA – Un attacco militare contro il regime siriano rischia di produrre una ”deflagrazione mondiale”. Non usa mezzi termini il ministro degli Esteri Emma Bonino per ribadire ancora una volta la preoccupazione italiana su una probabile escalation in Siria, con una “ovvia reazione di Damasco” all’intervento occidentale ormai alle porte.

Le parole del segretario di Stato americano John Kerry, in una conferenza stampa a Washington, preparano all’imminente avvio di una ”azione limitata” contro il regime di Assad dopo gli attacchi chimici del 21 agosto, e Bonino mette in guardia la comunità internazionale sulle ripercussioni e sul rischio che l’operazione non si risolva in breve tempo.

– Si comincia sempre così, con gli attacchi mirati, senza mandato dell’Onu, e la Siria ovviamente reagirà – ha avvertito la titolare della Farnesina.

– Il deflagrare del conflitto siriano può costruire un incendio non solo per la regione mediorientale ma per il mondo intero – ha rincarato il ministro della Difesa Mario Mauro, che ha invocato il voto del Parlamento britannico contro l’intervento come un ”monito” alla ”prudenza” che ”rafforza le ragioni di chi è deciso a trovare una soluzione politica”.

La marcia indietro di Londra è, secondo la Bonino, un ulteriore indizio della fragilità europea quando si tratta di prendere una decisione comune, perché ”una consultazione preventiva tra i membri europei sarebbe stata utile per mettere insieme riflessioni e dubbi”. E mentre nel Vecchio Continente si litiga su tutto, ai suoi confini meridionali, ha spiegato la Bonino, due anni dopo le primavere arabe “c’è un enorme scontro dentro il mondo musulmano non solo tra sunniti e sciiti ma anche dentro la famiglia sunnita”, che sta trasformando la regione in “una lingua di fuoco” dalla Libia alla Siria.

Quindi, la comunità internazionale deve ”ripensare” a come ”riposizionarsi”. In discussione non c’è la necessità di reagire agli abusi di Assad – Kerry ha parlato di “senso di responsabilità” – ma l’Italia considera che la risposta militare, di cui non si conoscono ancora i contorni, può aggravare la crisi, gettando ”un cerino in una polveriera”.

La guerra in Siria mostra già la sua ombra minacciosa, ma l’Italia, ha puntualizzato Mauro, è promotrice di una “Ginevra due” per una “soluzione politica” del conflitto, e inoltre “si spende con quasi seimila uomini in giro per il mondo a testimoniare le ragioni della pace e della missione internazionale”, e continuerà a svolgere un ruolo di ”mediazione”, che in Siria in particolare si è tradotta in un impegno per consolidare le varie anime dell’opposizione anti-Assad.

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