In Giunta è battaglia. Pdl: “Ad un passo dalla crisi”

Pubblicato il 09 settembre 2013 da redazione

ROMA – Inizia con uno scontro totale tra Pd e Pdl l’esame della Giunta delle elezioni del Senato del caso Silvio Berlusconi. Annunciato da settimane dalle dichiarazioni di guerra del Pdl e dalle dure repliche dei democratici, il duro braccio di ferro si è concretizzato tra le mura di S. Ivo alla Sapienza quando il relatore Andrea Augello ha presentato alla Giunta tre questioni pregiudiziali prima ancora di entrare nel merito della decadenza.

Il Pdl ha chiesto il rinvio della discussione, pena la rottura totale e l’inizio della crisi di governo. Pd e M5S hanno reagito tirando dritto e chiedendo e ottenendo un voto unico che valga per l’intera relazione e le tre pregiudiziali. Voto che, se avesse luogo domani, fungerebbe da ghigliottina per le larghe intese, è stata la linea rossa tracciata in serata da Renato Schifani. Linea che la Giunta sembra apprestarsi a varcare avendo rinviato la discussione a oggi alle 20 e senza escludere, ma neanche confermare, la possibilità di un voto al termine dei lavori.

L’aut-aut del capogruppo Pdl è giunto alla fine di una serata trascorsa sul filo della tensione e quasi in contemporanea all’ennesimo muro calato del Pd a qualsiasi cessione a favore del Cavaliere.

– Mi pare che il Pd su questo abbia le idee assolutamente chiare e sia assolutamente unito: lo stato di diritto viene prima di qualsiasi cosa – ha puntualizzato il ministro per il Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, a cui hanno fatto eco le parole del segretario Pd Guglielmo Epifani secondo il quale una crisi di governo sarebbe frutto “dell’irresponsabilità” del Pdl. Parole che alimentano il potenziale incendio che a breve potrebbe far crollare il governo, con ripercussioni imprevedibili sui mercati, le avvisaglie delle quali sono già visibili.

Ieri lo spread tra Spagna e Italia è stato azzerato dopo 17 mesi e il premier Enrico Letta ha reagito con un nuovo warning:

– Siamo sicuri che prevarrà il buon senso e tutti capiranno che ci vuole stabilità.

E mentre il Colle guarda in silenzio, da lontano ma con preoccupata attenzione il consumarsi dello scontro Pd-Pdl, ieri il lavoro agostano dei ‘pontieri’ è stato vanificato dalla battaglia in Giunta: aperta, condita da urla e focalizzata su più punti. Punti che il relatore Augello ha concentrato in tre questioni pregiudiziali presentando un testo di 70 pagine in cui si prende di mira la legge Severino.

Nella prima, il senatore Pdl chiede infatti alla Giunta stessa di verificare in via preliminare se è ammissibile un ricorso alla Corte Costituzionale. Nella seconda si chiede invece di sollevare direttamente l’eccezione di costituzionalità della ‘Severino’ alla Consulta su 10 profili e non solo su quello della non retroattività della norma. La terza questione è invece la vera novità posta dal relatore: il rinvio interpretativo, per verificare la conformità della legge Severino ai principi comunitari, alla Corte Ue di Giustizia. E’ su questo punto che il Pdl puntava al rinvio della discussione sul merito della decadenza, questione che Augello, sorprendendo un po’ tutti, ieri non ha neanche sollevato. Né si è soffermato su quel ricorso alla Corte Europea di Strasburgo presentato sabato da Berlusconi e che i componenti Pd della Giunta ritengono non ricevibile in quanto il procedimento sul caso del Cavaliere non è stato ancora completato.

Gli stessi senatori Pd, inoltre, ieri hanno ribadito un altro dei potenziali punti di rottura con il Pdl: la funzione politica, e non giurisdizionale, della Giunta del Senato. In trincea, inoltre, anche il Movimento 5 Stelle, con il senatore Giarrusso che ha chiesto un voto al più presto accusando Augello di “perdere solo tempo”. Tempo che sembra ormai stia per scadere. E la riunione convocata da Berlusconi mercoledì con i gruppi riuniti Pdl di camera e Senato potrebbe trasformarsi nell’ultimo, fatale, ‘consiglio di guerra’.

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