L’Analisi – Clima politico ormai compromesso?

Pubblicato il 10 settembre 2013 da redazione

ROMA  – Notte dei lunghi coltelli o estremo tentativo di mediazione? Qualunque sia la strada che la Giunta del Senato deciderà di imboccare sul caso Berlusconi, il clima politico appare comunque compromesso. Difficile pensare infatti che le accuse incrociate di attentato alla legalità (il Pd al Pdl) o di voler imbastire un ”plotone di esecuzione” contro il Cavaliere (il Pdl al Pd) possano scivolare sulla pelle dei ministri del governo Letta senza lasciare tracce. I rilanci al rialzo del capo del centrodestra, con la continua minaccia di crisi, hanno irrigidito i democratici: anche se alla fine gli avvertimenti si dovessero rivelare colpi a salve, hanno comunque avuto l’effetto di cristallizzare le posizioni deludendo le speranze dei berlusconiani di aperture sulla tempistica della decadenza.

In altre parole i due schieramenti appaiono inchiodati in trincea senza possibilità di trattare. E ciò può comunque portare ad una crisi, al di là delle reali intenzioni, se da una delle due linee dovesse partire una salva più o meno involontaria. Ciò spiega la preoccupazione che corre sull’asse Quirinale- Palazzo Chigi. Giorgio Napolitano è tornato a chiedere di rafforzare i pilastri della convivenza nazionale ”o tutto è a rischio”.

Enrico Letta ha lasciato intendere di non pensare nemmeno lontanamente ad un bis con l’appoggio di manipoli di transfughi, siano essi grillini o berlusconiani (Alfano nei giorni scorsi si era detto certo in tal senso del lealismo del premier). Tutto questo potrebbe non bastare se nell’equazione si dovessero inserire le pulsioni elettorali dei neocon berlusconiani o quelle precongressuali delle correnti democratiche. Un fatto è certo: in questi pochi giorni l’Italia è tornata sotto osservazione in Europa e una crisi in questo momento sarebbe vista come un devastante segnale di squilibrio soprattutto perché dal nostro Paese si attendono le riforme (la Camera ha votato tra le polemiche l’istituzione della commissione dei 42 per la revisione costituzionale), la nuova legge elettorale e la legge di stabilità.

In realtà però la rottura immediata non sembra convenire al Cavaliere. Innanzitutto perché significherebbe affondare definitivamente l’esperimento delle larghe intese che rappresenta in fondo il suo principale successo postelettorale; e poi perché la crisi travolgerebbe altri successi del Pdl (come la cancellazione dell’Imu) e lascerebbe il centrodestra privo di ogni rappresentanza governativa. Magari aprendo la strada a Nichi Vendola. La sconvocazione della riunione dei gruppi parlamentari con Berlusconi è un segnale che va nella direzione di un tiepido raffreddamento delle tensioni.

Resta l’interrogativo di quale sia il vero obiettivo del Cavaliere nella battaglia contro la decadenza. Se anche la legge Severino non dovesse essere applicata, tra qualche settima al massimo arriverà comunque l’interdizione dai pubblici uffici da parte del tribunale di Milano. Quello che sembra mancare in questo momento a Berlusconi è una chiara visione del futuro della sua creatura politica, il Pdl trasformato in Forza Italia: manca ancora una linea di successione che sia in grado di ammortizzare il colpo della condanna aprendo una fase nuova di tutto il centrodestra. Indossare l’elmetto e chiudersi in trincea certamente non agevola il compito. Non a caso resta in campo la via della richiesta di grazia (magari da parte della famiglia), più volte esaminata in questi giorni.

Sul fronte opposto il Pd si prepara a novità non meno profonde. Matteo Renzi appare lanciato verso la segreteria e i bersaniani intendono ostacolarne il cammino radunando le proprie forze attorno a Gianni Cuperlo (sostenuto anche da D’Alema). Lungo la strada tuttavia entrambe la candidature si sono appesantite di quella che Goffredo Bettini definisce la zavorra degli opportunisti: il che complica la partita e lascia un margine di incertezza. Questo scenario dovrebbe spingere anche i democratici a guadagnare un po’ di tempo. Ma il bombardamento delle opposizioni sulla sfilacciata maggioranza di larghe intese rende il compito sempre più difficile.

Pierfrancesco Frerè/Ansa

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