Confindustria, la recessione é finita. Camusso: “Non spargere ottimismo”

Pubblicato il 11 settembre 2013 da redazione

ROMA  – Recessione finita ed economia italiana ad un “punto di svolta”. Il quadro di un’evoluzione positiva arriva dalle ultime previsioni del Centro studi di Confindustria, che migliora le stime del Pil indicando per il 2013 una contrazione dell’1,6% (contro il precedente -1,9%) e per il 2014 una crescita dello 0,7% (dal +0,5% di giugno). E soprattutto collocando in questo terzo trimestre l’interruzione della caduta del Pil (con una variazione nulla, dal precedente -0,1%) ed il ritorno a variazioni positive nel quarto (+0,3%). Un’interruzione che chiude così otto trimestri negativi di fila. Una ripresa che anche nell’Ue è “vicina”, come afferma il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso, mentre il leader della Cgil Susanna Camusso sostiene che “bisogna smetterla di spargere ottimismo”. Ma anche Confindustria non nasconde i dati difficili dell’occupazione e soprattutto che la ripresa sarà “lenta”. Per questo incalza l’esecutivo.

– Ora – chiede il presidente Giorgio Squinzi – serve un segnale immediato per intercettarla e non accontentarci di una crescita da prefisso telefonico. In sostanza servono almeno 4-5 miliardi subito da destinare ad un taglio drastico del cuneo fiscale sul lavoro, da programmare nella legge di stabilità.

Il governo assicura di lavorare in questa direzione: con il “piano d’azione l’Italia ha assunto impegni netti per tagliare il costo del lavoro che confermo”, afferma il premier Enrico Letta:

– E’ il cuore della politica di crescita.

Anche il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ribadisce che è “un tema che abbiamo ben presente per la legge di stabilità”.

– La riduzione del cuneo – sostiene – è tra le cose su cui dobbiamo intervenire.

Un intervento, dice anche il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, “in sé molto ragionevole perché darebbe competitività al sistema”, ma “bisogna vederne la compatibilità con i conti dello Stato”. Il convegno del Centro studi di Confindustria, a cui partecipa lo stesso Saccomanni, è l’occasione anche per tornare a parlare del documento di Genova, con le priorità (fisco, appunto, industria ed efficienza della spesa pubblica) messe nere su bianco da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil.

Il clima con il ministro è disteso, ma Squinzi difende il ‘Patto’ e a Saccomanni, seduto in platea, si rivolge chiedendo non un miracolo ma le risorse che, a suo giudizio, si possono trovare e mettere sul piatto per dare una “scossa potente” al Paese.

– Proponiamo cose urgenti da fare – dice -. Non siamo per il tutto e subito. Non crediamo nei miracoli ma vogliamo credere nella possibilità di reperire le risorse necessarie innanzitutto per tagliare il cuneo fiscale, che può innescare immediatamente la ripresa dei consumi e la crescita: La legge di stabilità deve necessariamente prevedere una posta sufficiente in questa direzione.

Ma su tutto pesa l’evoluzione della situazione politica: c’è bisogno “soprattutto di una stabilità di governo”, perché “la situazione è molto preoccupante”, ammonisce ancora Squinzi. Lo stesso Saccomanni sottolinea che l’Italia “continua ad avere un problema per cui paga il costo dell’incertezza politica, che è in gran parte di generazione interna, che si riflette sui nostri spread”. Quell’instabilità politica che costa miliardi, come dice anche Letta.

Ad oggi, comunque, l’Italia si appresta ad un cambiamento di segno, si avvicina ad “una discesina”, dice Squinzi.

– Non è più una ‘sorvegliata speciale’ – sottolinea il vicepresidente di Confindustria e ad dell’Enel, Fulvio Conti. Nei fatti, però, “da qui a dire che gli effetti della recessione sono finiti ce ne passa molto”, avverte ancora Squinzi:

– Abbiamo da recuperare 8 punti percentuali di Pil rispetto al 2007 e quindi ci metteremo qualche anno. Senza contare ‘l’emergenza’ occupazione con quel milione e 805 mila posti persi durante la crisi, da fine 2007 a fine 2013.

La domanda di lavoro, indica sempre il Csc, ricomincerà a crescere solo “da primavera 2014.

Il Pil nel 2013 rimane rosso
L’economia, in ripresa nel quarto trimestre del 2013, non riesce comunque a portare al segno più la crescita: il pil segnerà quest’anno un calo dell’1,6% e solo nel 2014 ci sarà un rimbalzo stimato dello 0,7%, inferiore al +1,3% previsto dal governo. E’ questo il dato più importante delle nuove stime elaborate dal Centro studi di Confindustria che registra consumi in calo nel 2013 e 2014, rispettivamente del 2,8 e dello 0,1%. La crisi rimane forte anche sul fronte occupazionale. Oltre al calo occupazionale dell’1,5% quest’anno (che proseguirà nel 2014 con un -0,2%) si registra un balzo del tasso di disoccupazione che supera il 12% e si attesta al 12,1% nel 2013 e al 12,3% nel 2014. Sul fronte dei conti pubblici, invece, il deficit si attesterà al 3% quest’anno (2,9% la stima del governo) per poi scendere al 2,6% nel 2014. Il debito vola invece a 131,7% quest’anno e al 132,3% il prossimo anno.

                                    2013                        2014

PIL                                                                                   -1,6%                    +0,7%

CONSUMI FAMIGLIE RESIDENTI                 -2,8%                    -0,1%

INVESTIMENTI                                                       -5,4%                    +1,2%

OCCUPAZIONE TOTALE (ULA)                       -1,5%                    -0,2%

TASSO DISOCCUPAZIONE                                12,1%                   12,3%

PREZZI AL CONSUMO                                         +1,5%                   +1,7%

SALDO PRIMARIO PA                                           2,3%                      3,0%

DEFICIT                                                                        3,0%                      2,6%

DEBITO PUBBLICO                                             131,7%                 132,3%

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