Di Guida, una vita a tutto gas

Pubblicato il 12 settembre 2013 da redazione

CARACAS – Il nome di Emilio Di Guida è associato al rombo dei motori: è un uomo che dedica tutti i suoi giorni alla velocità, gli piacciono le sfide ed è perseverante nello sport che lo appassiona. Emilio è un persona abbastanza comunicativa tanto che durante l’intervista risponde alle domande con la stessa facilità con cui sfreccia in pista.

Tanto è fiero di essere italo-venezuelano che lo mette sempre in risalto. Il suo grande amore insieme alla velocità è la moglie Carla, la sua fan numero 1 che lo accompagna su tutte le piste del mondo. Attualmente il driver ‘criollo’ partecipa al campionato GT Open Europa, dove approfitta anche per mettere in mostra le sue doti come meccanico. Infatti è laureato in ingegneria meccanica, e cosí utlizza la sua erudizione nella messa a punto della macchina.

La passione per i motori e la velocità nacque appena si mise al volante della sua prima macchina (più di 22 anni fa): “Ricordo che ho iniziato con le corse per strada, io stesso facevo le modifiche della mia macchina. Al principio papà e mamma si opponevano a questo mio desiderio di partecipare alle corse, ma poi a poco a poco mi sono guadagnato la loro fiducia studiando ingegneria meccanica”.

Poi ha avuto la possibilità di passare dalle corse stradali a quelle sulle piste. Nel 1988, sulla pista di Turagua, ha partecipato per la prima volta ad una gara ufficiale, tra l’altro anche vinta.

“Di quel primo giorno ricordo che la paura era tantissima. Mi dicevo, ma chi te l’ha fatto fare. Ma poi, giro dopo giro la paura passa e ti senti a tuo agio”.

L’anno seguente l’italo-venezuealano partecipa al campionato nazionale di ‘stock’ (ha corso nelle principali piste del paese: San Carlos, Maracaibo e Turagua) vincendo i premi di ‘rockie’ dell’anno oltre ad aggiudicarsi il campionato: “Mi sentivo così motivato, che ho partecipato anche al campionato dell’anno successivo vincendolo nuovamente”.

Di Guida voleva mettere in mostra le sue abilità come pilota e lascia le gare di stock per passare alle corse vere e proprie: “Il primo anno è stato difficile, poi ho lavorato nella messa a punto della mia macchina e sono riuscito a calibrarla bene. Tant’è vero che ho vinto”.

Il pilota di origini italiane poi ci ha preso gusto a vincere, aggiudicandosi per cinque volte il campionato nazionale, successi che gli hanno permesso di partecipare a prestigiose gare internazionali.

In campo internazionale ha partecipato nel ‘GT de las Americas 6.0’ che si disputò in Porto Rico, Colombia, Costa Rica e Santo Domingo, e con grande sacrificio riuscí ad arrivare sesto.

Quando si è sotto pressione, in un campionato o in una gara particolare, colui che sa combinare aggressività e calcolo otterrà il miglior risultato.

Inoltre c’é bisogno di una mente lucida per capire quando è il momento giusto per essere aggressivi e quando bisogna fare dei calcoli. Per vincere un mondiale bisogna combinare questi due elementi nelle dosi giuste, al momento giusto, e tutte queste qualità Di Guida le ha nel suo dna.

Dopo la parentesi estera, fa il su rientro sulle piste venezuelane per prepararsi al meglio per le future esperienze internazionali, nelle quali vince due campionati ed un vice-campionato tra il ’99 ed il 2001.

All’inizio del nuovo millennio torna sulle piste internazionali partecipando a gare nel continente americano ed europeo.
E’ stato un vero peccato che in questo 2013 l’aiuto degli sponsor sia arrivato tardi, facendogli perdere diverse gare del campionato e allontanandolo così dalla possibilitá di lottare per l’alloro: “Sono sicuro che per l’anno prossimo la storia sará diversa, adesso gli sponsor mi conoscono e giá parlano di me. Ho dimostrato con i fatti quello che valgo”.

Per la stagione 2014 é in trattativa con la Porsche e la Ferrari per inscriversi al campionato della World Endurence Challence (WEC), campionato omologato dalla Fia, e considerato dalla stessa federazione internazionale come il campionato piú importante dopo quello della F1.

Il più grande desiderio di Di Guida è sempre stato quello di andare più veloce di tutti, anche dell’orologio. E con uno stimolo simile, presto o tardi diventano accessibili anche le mete piú alte.

Fioravante De Simone

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