L’Onu accusa Assad: “Prove schiaccianti sull’uso del gas”

Pubblicato il 13 settembre 2013 da redazione

GINEVRA/NEW YORK– ”Prove schiaccianti” sull’uso di armi chimiche in Siria e accuse esplicite di “crimini contro l’umanità” al presidente Bashar al-Assad. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon punta il dito contro il rais di Damasco, lasciandosi sfuggire le prime anticipazioni del rapporto che gli ispettori internazionali consegneranno a Palazzo di Vetro nel week end, e va ancora più in là: dicendosi “sicuro che ci sarà un processo per accertare responsabilità di Assad, quando tutto sarà finito”. Parole pronunciate in teoria a microfoni spenti, in un incontro che non sarebbe dovuto essere pubblico, visto che ufficialmente Ban non ha ancora letto per intero il rapporto, come si é poi affannato a spiegare un portavoce. E tuttavia parole che restano, pesanti come pietre.

La ‘requisitoria’ del segretario generale arriva del resto nello stesso giorno in cui la Commissione d’inchiesta Onu incaricata di indagare – al di là del dossier armi chimiche – sulle violazioni dei diritti umani nel feroce conflitto siriano, elenca da Ginevra una nuova lista di orrori attribuiti in particolare alle forze del regime: con attacchi deliberati a ospedali, personale e trasporti medici presi di mira, diniego di cure, maltrattamenti di malati e feriti dell’opposizione.

– Sono convinto che il rapporto degli ispettori dimostrerà in maniera schiacciante che sono state usate armi chimiche in Siria – fa eco più tardi Ban Ki-moon, da New York, a poche ore dall’annuncio del capo della missione di esperti Onu Ake Sellstrom della conclusione dell’inchiesta sull’uso dei gas. Un rapporto, quello sulle armi chimiche – vietate dal diritto internazionale -, la cui consegna nelle mani di Ban e la cui pubblicazione sono previste appunto nel fine settimana. Ma sui cui contenuti (il Dipartimento di Stato dice di attendersi la conferma dell’avvenuto uso dei gas, pur senza l’indicazione diretta dei colpevoli) é già trapelato molto. Quasi a preparare la strada, la Commissione d’inchiesta di Ginevra ha diffuso intanto un testo che denuncia in nove pagine altre efferatezze.

”La negazione di cure mediche come arma di guerra – vi si legge – è un’agghiacciante realtà del conflitto in Siria. Rinnegando il principio inconfutabile e universalmente accettato che le persone ferite durante le ostilità devono essere curate le parti in conflitto in Siria stanno creando un pericoloso precedente”.

Il rapporto accusa ancora una volta anche gruppi armati ribelli, imputati a loro volta di aver attaccato ospedali, ma aggiunge che le informazioni raccolte portano soprattutto a una ”chiara conclusione: le forze governative hanno per politica quella di negare le cure mediche a coloro che vivono nelle zone controllate dall’opposizione o a loro affiliate”. Non solo: in strutture come l’ospedale militare n. 601, a Al Mezzeh, presso Damasco, diversi ‘detenuti’ feriti – bambini compresi – sono stati picchiati, bruciati con sigarette e sottoposti a torture: alcuni fino alla morte.

Damasco ha sempre negato l’accesso alla Siria agli esperti della Commissione e il rapporto è stato redatto in base a testimonianze e altre fonti di informazioni. Tra gli episodi citati spicca il bombardamento della clinica di Al Huda a Sbaneh, Damasco, colpita il 25 luglio 2012: oltre a un piano dedicato ai combattenti feriti, l’ospedale ospitava un reparto di maternità e un’unità di terapia intensiva.

Intanto continuano frenetiche le consultazioni diplomatiche a Ginevra tra il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli Esteri russo Lavrov, sulle quali Obama ha ribadito di riporre la sua fiducia malgrado le posizioni restino distanti. Mosca, è trapelato, punta a presentare all’Onu una ‘dichiarazione’ e non una risoluzione. Su quest’ultima stanno invece lavorando gli occidentali (lunedì a Parigi si incontrano i capi delle diplomazie di Usa, Gb e Francia): una nuova bozza francese è circolata ieri sera a New York nella quale si imporrebbe una rigida scaletta temporale al regime di Assad per il passaggio sotto controllo internazionale delle armi chimiche, pena il ricorso al ‘capitolo 7’, ovvero all’uso della forza.

– Le promesse non bastano – ha spiegato in serata il Quai d’Orsay – serve una risoluzione vincolante all’Onu

L’allarme del Wsj: “Assad sposta le armi chimiche”
Disseminare l’arsenale chimico in diverse zone del Paese, in modo da rendere più difficile, se non impossibile, individuare i depositi che contengono le terribili armi. E’ l’ordine dato dal governo di Assad a un reparto segretissimo dell’esercito siriano. A lanciare l’allarme il Wall Street Journal, che cita fonti dell’intelligence statunitense e dei servizi europei.

L’operazione, avviata da Damasco nei mesi scorsi, è nata con lo scopo di contrastare la minaccia di bombardamenti da parte degli Stati Uniti, per costringere le forze Usa a scoprire i nuovi siti e a moltiplicare gli obiettivi da colpire in caso di attacco. Attacco che diverrebbe così inevitabilmente più invasivo. Ma ora la mossa di Assad – che ha accettato di mettere le sue armi chimiche sotto il controllo della comunità internazionale – rischia di complicare la già ardua impresa degli ispettori che quel controllo dovranno assumere. Sempre che nei colloqui tra Russia e Stati Uniti e in quelli in corso all’Onu si trovi un’intesa.

Secondo gli 007 occidentali, il contenuto dei depositi di armi chimiche (quelli che si trovano soprattutto nella regione della Siria occidentale) sarebbe stato distribuito in almeno cinquanta siti sparsi in tutte le aree del Paese in mano ai lealisti. A coordinare le operazioni uno dei corpi di elite dell’esercito siriano, l’Unità 450, composto da esperti in grado di miscelare i micidiali gas e da truppe super addestrate che hanno il compito di sorvegliare e proteggere i siti dove queste sostanze vengono custodite.

Il tutto fa capo al Syrian Scientific Studies and Research Center di Damasco, che gestisce l’intero programma sulle armi chimiche del regime. Intanto all’Onu continua il lavorio per cercare di arrivare a un’intesa tra i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza (Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Russia e Cina). Anche al Palazzo di Vetro gli occhi sono puntati su Ginevra e sui colloqui tra il segretario di Stato americano, John Kerry, e il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov. Colloqui che Kerry ha definito “costruttivi”, nonostante le distanze che ancora separano le due parti. Kerry e Lavrov si sono comunque dati una nuovo appuntamento per il 28 settembre a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu. E ieri in serata hanno firmato una dichiarazione assieme all’inviato Onu Brahimi per sottolineare come “la soluzione politica sia l’unico realistico modo per fermare la violenza”.

Anche al Palazzo di Vetro è ora la Russia che cerca di prendere l’iniziativa. E spunta l’ipotesi di una ‘dichiarazione non vincolante’ sulla Siria, che potrebbe prendere il posto di una risoluzione, che Mosca non vedrebbe più necessaria dopo l’adesione di Damasco al trattato internazionale sulle armi chimiche. Nel documento proposto dai russi non c’è chiaramente traccia nè dell’eventuale uso della forza contro Assad, nè l’indicazione di una sua responsabilità per l’uso di armi chimiche, nè il deferimento alla Corte penale internazionale. Ma anche i francesi hanno cominciato a far circolare una nuova bozza di risoluzione – messa a punto con Gb e Usa – nella quale si danno ad Assad 24 ore di tempo dalla sua approvazione per mettere l’arsenale chimico sotto il controllo internazionale. Perchè, ha spiegato Parigi, le parole non bastano e ci vuole un testo “vincolante” a Palazzo di Vetro.

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