Pd, braccio di ferro su regole, pressing su Epifani

ROMA  – Almeno a parole tutti vogliono evitare il caos all’Assemblea di venerdì. Ma, nei fatti, le posizioni delle varie parti in causa nella partita sulle regole all’interno dal Pd si vanno irrigidendo. Certo, la trattativa è in corso e siamo alla fase in cui tutti mostrano i muscoli ma la via dell’accordo sembra ancora tutta da costruire. Tanto che, allo stato, non è ancora stata convocata la commissione congresso (che in un primo momento sembrava dovesse tenersi oggi) che dovrebbe predisporre un’ipotesi di impianto congressuale da proporre in assemblea.

La riunione, chiesta a gran voce dai renziani ma anche da Areadem, potrebbe, comunque tenersi domani. La sua convocazione rappresenterebbe un segnale positivo anche in chiave di agibilità dell’Assemblea. Allo stato, però, resta una frattura netta fra chi(i renziani) chiede che si svolgano subito le primarie nazionali e chi (i bersaniani) propone di partire prima dai congressi di circolo ‘svincolandoli’ di fatto dalle candidature nazionali. Una posizione che è anche quella ‘storica’ del segretario Epifani:

– Serve un congresso – è tornato a scandire ieri – che parta dal basso e non dall’alto partendo dai congressi di circolo e delle federazioni provinciali. Perchè la comunità viene prima della persona.

Un punto ‘tecnico’ ma non di poco conto dal quale dipendono i pesi a livello locale e negli organismi di partito ma anche la data delle primarie nazionali. Tanto che sulla questione i renziani avrebbero avuto l’indicazione di non ‘mollare l’osso’ anche a fronte di una data certa per il congresso. Messe così le cose, anche se è ancora possibile che alla fine si arrivi a un compromesso, l’Assemblea è, di fatto, a rischio ‘conta’, anche se sulla carta nessuno ha numeri certi per cambiare lo statuto.

 

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