Omicidio Udine, indagato l’amico della vittima

Pubblicato il 18 settembre 2013 da redazione

UDINE – I Carabinieri del Ris di Parma e del Nucleo investigativo di Udine hanno intensificato i rilievi nell’area lungo l’ippovia del Cormor, nella periferia udinese, dove è stata uccisa a coltellate Silvia Gobbato, legale di 28 anni, mentre faceva jogging con un amico. Proprio l’amico, figlio dell’avvocato nel cui studio la ragazza svolgeva il praticantato, è stato iscritto nel registro degli indagati “come atto dovuto”, secondo quanto precisato dagli inquirenti. Gli investigatori stanno intanto tentando di ritrovare il coltello con il quale la ragazza è stata uccisa. Per questo l’area del Cormor è setacciata anche con l’utilizzo di metal detector.

Procuratore, molte tracce da valutare
”Al momento non abbiamo indizi tali da poter incriminare qualcuno, ma ci sono molte tracce da verificare. Non lasceremo nulla di intentato”. Lo ha detto il Procuratore Capo di Udine, Antonio Biancardi, facendo il punto sulle indagini dell’omicidio di Silvia Gobbato, la praticante legale di 28 anni assassinata con dodici coltellate mentre faceva jogging lungo l’ippovia del Cormor. Già nella giornata di ieri gli inquirenti avevano ascoltato 17 persone. Le indagini continuano anche alla ricerca del coltello.

– Abbiamo ricostruito quanto accaduto almeno in 45 minuti, fra le 13 e le 13:48, ora in cui é arrivata la telefonata che ha lanciato l’allarme – ha aggiunto Biancardi precisando anche che ”la ragazza non aveva subito pregresse azioni persecutorie”.

Colpita da una decina di coltellate, all’addome e al dorso, in pieno giorno, mentre faceva jogging lungo l’ippovia del Cormor, una strada sterrata che costeggia il corso del fiume, molto frequentata dagli appassionati di corsa. Silvia Gobbato, 28 anni, praticante avvocato in un noto studio di Udine, originaria di San Vito al Tagliamento (Pordenone) e residente a San Michele (Venezia), è stata uccisa. A scoprire il corpo e a lanciare l’allarme è stato un passante. Secondo quanto ricostruito finora dagli inquirenti, la ragazza era andata a correre come spesso faceva con un amico, il figlio dell’avvocato Gianni Ortis, ex candidato sindaco di Udine, nel cui studio legale aveva ultimato da poco la pratica forense. Era stato lui a trasmetterle la passione per la corsa. Entrambi facevano parte del gruppo marciatori udinesi.

L’amico, con passo più lungo, l’aveva distanziata. Era arrivato fin sulla strada provinciale, all’imbocco del percorso, distante oltre 400 metri dal luogo dove la ragazza è stata ritrovata. Lì si era fermato ad aspettarla. Non era la prima volta che i due partivano insieme ma poi differenziavano i percorsi. Non vedendola arrivare, il giovane stava tornando indietro a cercarla quando ha incontrato un altro corridore che ha lanciato l’allarme. L’uomo ha notato il cellulare della giovane a terra, in mezzo al sentiero, vicino a delle macchie di sangue. Il suo sguardo è stato poi attirato dal cadavere della ragazza, trascinata per sette-otto metri, ai margini dello sterrato, in una zona di campo circondata da alcuni alberi.

L’uomo e l’amico della vittima hanno lanciato l’allarme intorno alle 14.00. Entrambi sono stati a lungo sentiti dai carabinieri del nucleo investigativo di Udine, che si stanno occupando delle indagini insieme ai colleghi della stazione di Feletto Umberto, coordinati dal pm Marco Panzeri. I militari hanno a lungo cercato sul posto, anche col metal detector, l’arma del delitto che però non è stata ancora ritrovata. Diverse le persone sentite dai carabinieri, tutte informate sui fatti; fra queste anche l’ex fidanzato della donna.

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