Letta al Cav: “Ora non faccia ultimatum sull’economia”

ROMA – Né sorpreso, né sollevato. Enrico Letta sapeva che Silvio Berlusconi avrebbe glissato sul governo e, quindi, implicitamente confermato lealtà all’Esecutivo. Ma al contempo il videomessaggio gli conferma i timori della vigilia sul fatto che le tensioni nella maggioranza dal tema della decadenza si trasferiranno a quello – per certi versi ben più scivoloso – dell’economia.

I ‘canali’ preferenziali con Arcore lo hanno anche avvertito che i toni nei confronti della magistratura non sarebbero stati morbidi. Tutt’altro. E sono parole che lo imbarazzano, visto che Berlusconi resta un alleato (indispensabile) della maggioranza. Ma basta leggere le dichiarazioni di Franceschini per capire che, al di là di una risposta di prammatica, il tentativo di palazzo Chigi è evitare con cura di spargere altra benzina sul fuoco delle polemiche.

Anche per questo, almeno secondo qualcuno, le parole così dure di Epifani avrebbero sorpreso il capo del governo che, pur informato dal segretario, si aspettava qualche ‘decibel’ in meno. A palazzo Chigi ci si limita informalmente a ribadire la necessità di rispettare la magistratura, oltre che le sentenze. Sulla rediviva Forza Italia, invece, nemmeno una parola; sulla falsariga della posizione tenuta rispetto al congresso Pd. A preoccupare palazzo Chigi, semmai, è ben altro.

Letta resta convinto che Berlusconi non abbia alcun interesse a staccare la spina. Ma non intende neanche offrire il fianco ad “inutili e strumentali” polemiche sui temi economici. Sapendo bene che in tanti, nel centrodestra, non attenderebbero altro. Allo stesso tempo, tuttavia, ritiene necessario arginare nuovi ultimatum da parte del Pdl sull’azione dell’esecutivo. Raccontano che il premier abbia vissuto con crescente “fastidio” i diktat sull’Iva, con le richieste di smentire il Tesoro sulle difficoltà a reperire le risorse necessarie. In particolare non sarebbero andate giù le minacce di Brunetta che ha nuovamente legato i destini della maggioranza al non aumento dell’imposta. Parole che confermano i suoi timori: il Pdl, abbandonato il tema della decadenza, alzerà la voce sulle questioni economiche. Del resto, a palazzo Chigi non è sfuggito che l’unico passaggio di Berlusconi sull’Esecutivo è stato proprio quello sul fatto che i ministri pidiellini lavorano per abbassare le tasse. Un chiaro riferimento all’Iva, ma anche alla necessità che sia rispettato l’impegno sulla seconda tranche dell’Imu.

– Se pensano di proseguire a forza di ultimatum su ogni questione si sbagliano – spiega un ministro del Pd, secondo il quale Letta è intenzionato a “stroncare sul nascere” qualsiasi tentativo di logoramento, ben sapendo che le reazioni nel campo democrat non si farebbero attendere. Ecco perché avrebbe voluto incontrare personalmente Brunetta a palazzo Chigi – approfittando di una visita del capogruppo ad Alfano -, invitandolo a cambiare atteggiamento.

– Se vogliamo davvero andare avanti è evidente che serve un cambio di passo da parte di tutti; a cominciare dal Pdl che deve smetterla di minacciare la crisi ogni minuto e collaborare a trovare le soluzioni – spiega una persona che ha parlato con il premier. Il quale ad Alfano e agli altri esponenti del centrodestra ha ribadito che intende “fare di tutto per impedire l’aumento dell’Iva”, tra l’altro poco gradito anche al Pd. Ma ha anche avvertito che “i margini per scongiurare l’incremento sono molto, molto ridotti”. E se le risorse si confermassero insufficienti si dovranno operare delle scelte, ad esempio lavorando per la rimodulazione del paniere. Ma ciò sarà possibile solo per il 2014.

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