Il Cav soffia sulla crisi, il Pdl pronto alle dimissioni massa

ROMA  – Il cavaliere adirato e preoccupato per le sentenze giudiziarie rimette nel mirino Colle e Governo mentre il Pdl fa quadrato intorno al suo leader arrivando a ventilare ”dimissioni di massa”, salvo tirare il freno a mano, nel caso in cui la Giunta del Senato il 4 ottobre dovesse decretare la decadenza dell’ex premier da senatore. Una minaccia che viene bollata dal Pd come l’ennesimo gesto di irresponsabilita’ e che il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Franceschini, bolla come ”pressioni a vuoto”. ‘

– Dobbiamo denunciare che è in atto un colpo di Stato – aveva detto Silvio Berlusconi ai big del Pdl riuniti a pranzo in una sorta di caminetto di guerra, ribadendo che per lui la situazione è ormai insostenibile. E mettendo in chiaro qualche ora dopo ai parlamentari riuniti in assemblea l’intenzione di non volersi fare da parte:

– Io non mollo, devo resistere a tutti i costi anche se ho contro tutti.

Che il clima fosse pessimo lo si intuiva già ieri quando Alfano si era recato a palazzo Grazioli dopo l’incontro con il Capo dello Stato il cui esito non era quello sperato dall’ex premier. Ecco dunque la decisione di passare al contrattacco con una ‘mossa’ decisa a tavolino con lo stato maggiore del partito: dimissioni di massa di tutti i parlamentati pidiellini dal 4 ottobre quando la Giunta per le Elezioni del Senato voterà la decadenza del Cavaliere dal senatore.

Si tratta della seconda volta in cui il partito minaccia le dimissioni, la precedente risale al 2 agosto giorno successivo alla sentenza della Cassazione sul processo Mediaset. Insomma, un nuovo ultimatum, mitigato in tarda serata dalle parole più concilianti di Renato Brunetta ma che nulla tolgono all’effetto dirompente dell’iniziativa: che ha come obiettivo quello di tentare il pressing finale prima della decadenza del Cavaliere.

Berlusconi a metà ottobre dovrà anche scegliere come scontare la pena (nel frattempo la sua residenza è stata spostata da Milano a Roma). La decisione, che ha visto concordi falchi che colombe, è stata prospettata all’ex premier con una motivazione ben precisa: non possiamo fare finta di nulla – sarebbe stato il ragionamento – nel momento in cui il Pd vota per la tua decadenza. Loro sono abituati ad ‘uccidere’ i loro leader ma noi siamo stati eletti sotto il simbolo che reca il tuo nome. La decisione di bloccare i lavori del Parlamento a cui si unirebbe anche la Lega (ieri ci sarebbero stati contatti tra il Carroccio e i pidiellini) è ovviamente un messaggio che il Cavaliere manda al governo presieduto da Letta ma soprattutto a Giorgio Napolitano.

E’ proprio con il Capo dello Stato che l’ex capo del governo ha innescato una vera e propria battaglia. Alla diffidenza ormai palese si aggiunge anche il fastidio, spiegano dal Pdl, per l’atteggiamento dal Colle: Ormai si comporta come se fosse il premier – avrebbe detto oggi nel corso del vertice a via del Plebiscito – decide lui qual’è il programma e come si devono comportare i partiti. E proprio di fronte al muro sollevato dal Quirinale che l’ex premier ha deciso di mostrare i muscoli e andare allo scontro rinunciando anche all’idea, su cui spingono i figli da tempo, di chiedere la grazia: non servirebbe a nulla.

Pare che dietro la decisione di ipotizzare lo show down ci sia anche la preoccupazione di nuove indagini da parte delle procure. Ad impensierire il Cavaliere sarebbe in particolare il processo di Napoli dove Berlusconi è indagato per la compravendita di senatori. Un accusa che il Cavaliere rispedisce al mittente mettendo in chiaro davanti ai deputati e senatori del partito che nessuno nel Pdl ha mai dato soldi a De Gregorio ”conoscete che tipo di personaggio sia. Ha avuto guai seri con la giustizia”. Nell’incontro con i parlamentari in cui è stata proposta la decisione di dimettersi in massa una volta che l’ex premier sarà decaduto da senatore, il Cavaliere coglie l’occasione per ripercorrere le tappe dei suo processi e denunciare ”l’operazione eversiva compiuta da Magistratura Democratica per sovvertire lo Stato di diritto”. Ecco dunque la necessita di ”proseguire la battaglia” rilanciano Forza Italia per ”vincere le prossime elezioni”.