Papa: Chiesa, riforma, povertà in intervista Scalfari

CITTA’ DEL VATICANO. – Disoccupazione e solitudine come mali dei giovani e degli anziani, cui anche la Chiesa è chiamata a rispondere. Il proselitismo che è una solenne sciocchezza. La Corte che è la lebbra del papato. Il narcisismo come disturbo mentale, grave soprattutto nelle persone che hanno potere. La Chiesa e la modernità. Il materialismo, il sociale e le teologia della liberazione. I santi preferiti, a cominciare da Paolo e Agostino. Il misticismo e la grazia. Essere una minoranza è addirittura una forza. Il temporalismo, la politica, il rapporto con Benedetto XVI. E alcune frasi impressive, come ”non esiste un Dio cattolico”. Questi alcuni dei problemi affrontati da papa Francesco nella intervista al fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari, frutto di un colloquio del 24 settembre nella residenza Santa Marta, pubblicato in apertura di prima e nelle due pagine successive su Repubblica. Oltre alle risposte del papa latinoamericano a Scalfari, l’intervista riveste interesse nelle domande che l’intellettuale laico rivolge al suo interlocutore e negli scambi reciproci su questioni come la grazia, l’anima, l’amore-agape. Per gli osservatori vaticani l’intervista aggiunge alcuni dettagli alla biografia spirituale del Pontefice – tra l’altro circa i sentimenti al momento dell’elezione – mentre per chiunque sia interessato al dialogo senza etichette il colloquio è un esempio di incontro e confronto tra persone, una delle quali fa il papa. Dal racconto della telefonata di papa Francesco alla segretaria di Scalfari per prendere appuntamento per conoscere di persona il giornalista che gli aveva scritto e al quale aveva già risposto, e dal colloquio, si coglie il desiderio di papa Francesco di rispondere alle domande, o cercare risposte insieme, di una persona che rappresenta un settore di opinione pubblica spesso critica nei confronti del papato e della Chiesa. Scalfari e il Papa si lasciano con l’idea di parlare ancora, tra l’altro di Pascal e del ruolo della donna nella Chiesa. La Repubblica annuncia per l’11 ottobre la pubblicazione in un libro della intervista e del precedente carteggio Scalfari-Bergoglio. Ecco alcuni dei temi affrontati nella intervista:

DISOCCUPAZIONE E SOLITUDINE ”i più gravi mali che affliggono il mondo”, sono un problema politico che però riguarda ”soprattutto la Chiesa, perché questa situazione non ferisce solo i corpi ma anche le anime”. ”IL PROSELITISMO E’ UNA GRANDE SCIOCCHEZZA, NON HA SENSO”. ”Questo non si sa, ma comunque non ne ho alcuna intenzione”, rispondendo alla domanda: ”s’era detto che lei non ha alcuna intenzione di convertirmi e credo che non ci riuscirebbe”. ”I CAPI DELLA CHIESA SONO SPESSO SONO STATI NARCISI, lusingati e malamente eccitati dai loro cortigiani. La corte è la lebbra del papato”. La Curia non è la corte, anche se ”in curia talvolta ci sono dei cortigiani”. E riafferma la propria volontà di riformare in questo senso. I SANTI PIU’ VICINI ”alla mia anima”: Paolo, l’Agostino delle Confessioni, Ignazio, che ha fondato ”il nostro ordine, dal quale proveniva anche Carlo Maria Martini, a me ed anche a lei molto caro”. Francesco, del quale porta il nome, ”grandissimo, uomo che vuole fare, costruire, itinerante, missionario, poeta e profeta, ha constatato su se stesso il male e ne è uscito”, ”ama le persone”, ”è l’esempio più luminoso di quell’agape di cui parlavamo prima”. ”SIAMO SEMPRE STATI MINORANZA, ma il tema di oggi non è questo. Personalmente penso che essere una minoranza sia addirittura una forza”. LA CHIESA, LA MODERNITA’, IL PAPA, IL TEMPORALISMO ”I padri conciliari sapevano che aprire alla cultura moderna significava ecumenismo religioso e dialogo con i non credenti. Dopo di allora fu fatto molto poco in quella direzione. Io ho l’umiltà e l’ambizione di volerlo fare”. ”Non sono il migliore che rappresenta” i credenti, ”ma la Provvidenza mi ha posto alla guida della Chiesa e della diocesi di Pietro. Farò quanto sta in me per adempiere al mandato che mi è stato affidato”. Alla affermazione di Scalfari che ”il potere temporale sia ancora molto forte tra le mura vaticane e nella struttura istituzionale di tutta la Chiesa” replica: ”Le cose stanno infatti così e in questa materia non si fanno miracoli”. ”Non sono certo Francesco d’Assisi, non ho la sua forza e la sua santità. Ma sono il vescovo di Roma e il capo della cattolicità. Ho deciso come prima cosa di nominare un gruppo di otto cardinali che siano il mio consiglio. Non cortigiani ma persone sagge e animate dai miei stessi sentimenti. Questo è l’inizio di quella Chiesa con un’organizzazione non più soltanto verticistica ma anche orizzontale. Quando il cardinale Martini ne parlava mettendo l’accento sui Concili e sui Sinodi sapeva benissimo come fosse lunga e difficile la strada da percorrere in quella direzione. Con prudenza, ma fermezza e tenacia”. LA POLITICA E IL LIBERALISMO SELVAGGIO. L’appello a impegnarsi in politica non era rivolto ”soltanto ai cattolici, ma a tutti gli uomini di buona volontà”. ”la Chiesa non andrà mai oltre il compito di esprimere e diffondere i suoi valori, almeno fin quando sarò qui”. ‘Personalmente penso che il cosiddetto liberalismo selvaggio non faccia che rendere forti i più forti”.