Caterina Gatta a Parigi, contrasti a Delaunay

PARIGI – Il colore è la sua passione e le stoffe stampate sono la sua mania: Caterina Gatta è arrivata a Parigi con una vivace collezione, che presenta in uno show room del Marais insieme con altri “Vogue’s Talents”. Stavolta la minuta stilista romana si è messa sulle orme di Sonia Delaunay, la pittrice ucraina che univa arte e moda, colei che diceva “il colore è la pelle di questo nostro mondo”. Caterina ha inseguito Sonia a modo suo, cercando vecchi tessuti dappertutto, combinandoli con la sua fantasia sempre tanto aderente alla moda.

Lei è una che sente lo spirito del tempo prima che arrivi, i suoi vestiti sono quelli che le giovani appassionate di fashion vorrebbero subito indossare. Anche nella nuova collezione emergono i contrasti colorati, che sono un po’ la sua sigla: i lunghi abiti mettono insieme geometrie di stampe blu e plissé, il vestito corto di chiffon a fiori gialli e pois neri è foderato con sette strati di seta bianca per avere luce e consistenza moderna, un po’ rigonfia. Sono tutte stoffe vintage, spesso firmate da grandi stilisti: l’abito a righe bianche e rosse è una seta Curiel, la tuta-shorts verde a bolli è tagliata in un tessuto firmato Galitzine. Perché lei, Caterina, ha una storia tutta costruita nei tessuti vintage rielaborati in chiave attualissima.

Appena ventenne e studentessa di moda e costume all’università La Sapienza, si imbucava alle sfilate milanesi: era il periodo del total black, lei invece arrivava con i vestiti che si disegnava da sola, una piccola esplosione di tinte forti. La passione per la moda le aveva fatto scoprire che c’era stati anni colorati, che sarti e stilisti nel passato anche recente avevano disegnato bellissime stoffe e gli industriali italiani le avevano prodotte magistralmente. Si era messa a cercarle, scovando nei magazzini le pezze che neppure i negozianti e i tessutai sapevano di avere. Le portava a casa, con gran disperazione di sua madre. Ancora non sapeva cosa ne avrebbe fatto, ma alle sfilate i primi blogger la fotografavano, le amiche le chiedevano di disegnare dei vestiti anche per loro.

Tra una laurea, un corso di stylist alla St Martins di Londra, un master in gemmologia e uno in fotografia, questo turbine di donna riusciva a fare le sue prime collezioni, registrare la sua etichetta, andare negli Usa, farsi notare anche da Vogue Italia, presentare i suoi vestiti a Palazzo Morando, venire accolta dai bei negozi molto fashion e vedere i suoi abiti addosso alle più fotografate signore della moda. Certo, la sua per ora è una demi-couture, pezzi limitati come lo sono le stoffe vintage: ma la giovane Caterina studia la prossima mossa, quella di disegnare tessuti, farli produrre e quindi lanciare un vero pret-a-porter.