CALCIOSCOMMESSE. La Corte della Figc rincara la pena di Mauri

ROMA – La Lazio tira un sospiro di sollievo, ma senza troppi sorrisi: la Corte di Giustizia della Figc ha inasprito da 6 a 9 mesi la pena al capitano biancoceleste Stefano Mauri, punendolo anche per l’omessa denuncia della presunta combine Lecce-Lazio del 22 maggio 2011 e non soltanto per quella relativa a Lazio-Genoa del 14 maggio 2011, già inflitta nel primo grado del processo sportivo al Calcioscommesse.

La Lazio però allontana lo spauracchio della penalizzazione che avrebbe subito, per responsabilità oggettiva, se il calciatore biancoceleste fosse stato condannato per illecito: il procuratore Figc, Stefano Palazzi, infatti aveva chiesto per il club il -6 e per Mauri 4 anni e 6 mesi.

La Corte presiediuta da Gerardo Mastrandrea ha deciso invece di accogliere soltanto parzialmente il ricorso della Procura. La società di Lotito se la caverà così con un’ammenda di 50mila euro (10mila in più di quanto deciso in primo grado). Ma non potrà contare sulle prestazioni del centrocampista brianzolo che fermo dalla sentenza del 2 agosto, non tornerà in campo prima della terzultima partita di campionato (Lazio-Verona del 4 maggio 2014).

Salvo uno sconto al Tnas. Sì perché il caso di Mauri, arrestato nel maggio 2012 dalla Procura di Cremona, sembra proprio non volere finire. E dopo il verdetto della Disciplinare, e la sospensione, lo scorso 16 agosto, del giudizio da parte della Corte di Giustizia per disporre nuove indagini (con tanto di nuovo interrogatorio del calciatore nello stesso giorno del pentito Carlo Gervasoni), per conoscere il destino del biancoceleste bisognerà attendere il lodo del Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport.

“Impugneremo la sentenza al Tnas – assicura Amilcare Buceti, uno dei legali del calciatore, a Radio Manà Sport -, non è una sanzione equa anche riguardo ai casi precedenti. A caldo trovo poco comprensibile questa sanzione di nove mesi, era già afflittiva quella di sei mesi. Dovremo leggere le motivazioni per capire la decisione della Corte. Sembra una sanzione sproporzionata, non è stata raccolta nessuna prova oggettiva”.

Ben diverso il suo umore rispetto al pomeriggio, quando in Figc si era sbilanciato dicendo che ‘’nella peggiore delle ipotesi dovrebbero confermare la decisione presa in primo grado’’. ‘’Qualunque sanzione che preveda una squalifica del nostro assistito è una sconfitta – prosegue il legale -. Ripeto, non esistevano prove che riconducevano a una colpevolezza. Si tratta di una valutazione che la Corte ha fatto per troppa sensibilità verso stimoli ambientali’’.