Oggi la Giunta decide. Berlusconi: “Non vado, è una sentenza politica”

Pubblicato il 03 ottobre 2013 da redazione

ROMA  – Sale alle stelle la tensione in vista della seduta pubblica odierna della Giunta per le Immunità del Senato in cui si dovrà affrontare il caso della decadenza di Berlusconi dall’incarico di parlamentare. Ieri, il Cavaliere è andato al Senato e ha incontrato Schifani. Dopo circa due ore è uscito e davanti alle mille telecamere che lo attendono fuori di Palazzo Madama e ha assicurato che lui oggi non sarà in Giunta. Al suo posto parleranno gli avvocati.

– Questi giudici – ha dichiarato –  non si possono considerare imparziali ed obiettivi perché hanno espresso il loro pensiero in maniera pubblica. Cosa che in un organo giurisdizionale non si può fare.

Lui quindi non ci va. Poi riserva l’ennesimo affondo alla condanna: quella contro Mediaset è una “sentenza politicizzata”, ha ribadito, contro la quale si ricorrerà alla Corte Europea che gli darà ragione.

– E’ una sentenza politica indegna, architettata a tavolino per fare fuori il leader del centrodestra – ha insistito.

Ma con domani (oggi, ndr)  rischia di finire il suo ventennio? Gli chiedono i cronisti.

– Magari – risponde sorridendo – così mi riposo…

Non si riposano invece i componenti della Giunta in quota Pdl divisi ormai tra “falchi” e “colombe” dopo l’adesione del capogruppo Nico D’Ascola, dell’ex relatore Andrea Augello e di Carlo Giovanardi alle posizioni di Alfano e Quagliariello. Secondo fonti ben informate, infatti, il Cav a Palazzo Madama avrebbe incontrato, oltre al presidente dei senatori del Pdl Renato Schifani, anche gli altri esponenti della Giunta piediellini. E tra i “falchi” si indicano ormai Giacomo Caliendo, Elisabetta Casellati e Lucio Malan.

La notizia della riunione, anche con questi ultimi, è stata immediatamente smentita dall’ufficio stampa del gruppo che fino all’ultimo ha negato la presenza del Cav nel palazzo. Ma sempre dal gruppo è stato spiegato che l’imbarazzo per la divulgazione della notizia era stato grande visto che uno dei motivi della ricusazione dei componenti da parte dell’ex premier era che molti di loro avevano annunciato prima del voto quali fossero le proprie intenzioni. E sapere che proprio alla vigilia della decisione, il diretto interessato si stava incontrando con alcuni di quelli che dovranno decidere sul suo caso, avrebbe potuto prestare il fianco a forti critiche.

Ma non finisce qui. In vista della giornata di lutto nazionale proclamata per la tragedia di Lampedusa, nel centrodestra si era ipotizzato che la fissazione dell’udienza sarebbe potuta slittare. Ma sul punto, l’articolo 14 del Regolamento della Giunta è chiaro: la data dell’udienza pubblica viene fissata dal presidente della Giunta, d’intesa con quello del Senato. E questa non potrà essere differita, “tranne in caso di forza maggiore”. Così, secondo quanto si è appreso, il presidente della Giunta Dario Stefano oggi in apertura di seduta commemorerà la strage di immigrati, ma i lavori andranno avanti come previsto. E dopo la seduta pubblica, nella quale potranno parlare solo il relatore (che, dopo la bocciatura della relazione di Augello, è Stefano), le parti, di persona o attraverso i propri avvocati, e i componenti della Giunta (che potranno rivolgere domande solo attraverso il presidente), i “commissari” si riuniranno in Camera di Consiglio per decidere.

La decisione, dice l’art,17 del regolamento, “deve essere adottata subito o, in casi eccezionali, non oltre 48 ore”. E deve “immediatamente” essere letta dal Presidente in seduta pubblica. Poi, Stefano dovrà scrivere una relazione con la decisione presa che dovrà essere presentata al Senato “entro 20 giorni” dalla decisione della Camera di Consiglio. Quindi dovrà passare il vaglio dell’Aula. A scrutinio segreto

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