Addio a Patrice Chereau, regista universale

PARIGI  – Teatro, cinema, opera lirica: Patrice Chereau, scomparso questa sera a Parigi a 68 anni, rimarrà uno dei registi più prolifici della scena francese, riconosciuto in tutto il mondo e personaggio amatissimo in patria. Il mondo dello spettacolo francese è sotto shock, Liberation uscirà domani con cinque pagine dedicate a lui. Da tempo malato di cancro ai polmoni, Chereau non ha mai smesso di dare tutto se stesso all’arte. Fino all’ultimo ha lavorato a una nuova versione di “Come vi piace” di William Shakespeare, che avrebbe dovuto portare in scena a primavera all’Odeon di Parigi, protagonisti Gérard Desarthe et Clotilde Hesme.

Nato nel 1944 vicino a Parigi, già da adolescente visse la passione per il teatro. A 19 anni firmò la prima regia (“L’Intervention” di Victor Hugo), assunse qualche anno dopo la direzione del teatro di Sartrouville ma poi venne a formarsi in Italia, fermandosi a Milano come apprendista regista alla corte di Giorgio Strehler, al Piccolo Teatro. Dopo questa esperienza, cominciò a firmare le regie più prestigiose nei teatri di mezzo mondo, dal Festival di Bayreuth in Germania, a quello francese di Aix-en-Provence, dove proprio la sua ultima fatica nel campo dell’opera-teatro, una versione di ‘Elettra’ di Richard Strauss, è stata accolta come un capolavoro.

A metà degli anni Settanta, sempre ansioso di misurarsi con nuove forme d’arte, si cimentó nel cinema e fu subito successo con Un’orchidea rosso sangue. Soltanto 20 anni dopo, peró, girò il film più noto al grande pubblico, La regina Margot, seguito nel 1998 da Ceux qui m’aiment prendront le train, rispettivamente consacrati da un premio della giuria a Cannes e da un Cesar (gli Oscar francesi) come miglior regista. Lavorarono con lui attrici come Simone Signoret e Isabelle Adjani.

Figlio di pittori, considera all’inizio il teatro come arte di “fare le immagini”: “a 15 anni – raccontava – capii che volevo fare teatro. Tutto mi arrivò dal disegno, leggevo i testi e disegnavo. Già alle scuole medie, facevo lavorare i miei compagni di classe durante la ricreazione”.

Fra gli spettacoli più memorabili da lui diretti, una Tetralogia di Wagner a Bayreuth (1976-1980) con Pierre Boulez, che ebbe risonanza mondiale. Negli anni Ottanta, fu segnato dall’incontro con l’autore Bernard-Marie Koltès, del quale portò in scena diversi lavori. Negli ultimi anni, ormai senza confini nel suo amore per l’arte universale, accettò anche un importante incarico di “grande invitato” al Louvre, come commissario d’esposizione: “cinema, teatro, rapporto con gli attori, per me – amava ripetere – c’è sempre meno differenza. Ormai ho rinunciato a specializzarmi

 

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