Pdl attacca su decadenza giunta rinvia su voto palese

ROMA. – La Giunta per il Regolamento del Senato decide di non decidere e si riconvoca il 29 ottobre alle 15. “Scavallando” così la decisione della Corte d’Appello di Milano che dovrebbe riunirsi il 19 per rideterminare la durata dell’interdizione dai pubblici uffici comminata a Berlusconi con la condanna Mediaset. Tutti all’unanimità, racconta il componente della Giunta, Francesco Nitto Palma (Pdl), “abbiamo detto “no” alla richiesta del M5S di cambiare il regolamento per garantire che sulla decadenza di Berlusconi ci sia il voto palese”. Perchè, “come ha detto lo stesso Zanda, sarebbe stata una decisione “contra personam””. Mentre, aggiunge Palma, “hanno deciso di aprire un’ istruttoria su un’altra proposta avanzata, dal capogruppo Pd Luigi Zanda e da Maurizio Buccarella (M5S), di reinterpretare la norma (art.113) in cui si parla di voto segreto”. Secondo questa tesi, sulla quale il 29 ottobre dovranno riferire in veste di relatori, Francesco Russo (Pd) e Anna Maria Bernini (Pdl), quello sulla decadenza da parlamentare non sarebbe tanto un voto sulla persona (per il quale il voto è segreto) quanto sull’integrità del plenum del Senato. Se passasse questa linea, che poi è quella seguita alla Camera, il voto dovrebbe essere palese. E’ molto probabile però che alla fine non succederà nulla e che sulla decadenza del Cav ci si esprima in Aula con voto segreto. Il Pd, infatti, secondo quanto si assicura in ambienti della maggioranza, non avrebbe la forza politica per fare uno “strappo” del genere. Come del resto auspica Renato Schifani minacciando una maggioranza ‘a rischio’ sul tema della decadenza. E’ vero che i precedenti in questo senso non mancano, come il caso Andreotti (per la sua autorizzazione a procedere il voto fu palese). Ma nel Pdl c’è chi comincia a minacciare fibrillazioni nel governo nel caso si reinterpretasse la norma per ottenere lo scrutinio palese. E a dimostrazione della non grande “determinazione politica” dei Democratici si fa l’esempio del “ripensamento” sulla presidenza dell’Antimafia. Il Pd stamattina, si racconta, sarebbe stato pronto a fare il “blitz” per portare Rosy Bindi sullo scranno più alto della Bicamerale. Il Pdl (che invece punta su Donato Bruno) non si era neanche presentato. E il gioco sarebbe stato facile. Grazie anche alla complicità di Sel e dei 5 Stelle. Ma alla fine non se ne fa niente e la seduta va deserta. Dai piani alti del Nazareno, si fa capire, sarebbe arrivato il “contrordine” per evitare il “caos” in un momento “così delicato per l’esecutivo”. E se non c’è stato “coraggio” su questo, è il commento che si fa anche tra i Democrat, figuriamoci se ce ne sarà sul voto segreto. In realtà, il gruppo al Senato non sarebbe proprio compatto nel tenere il punto sul voto palese anche perchè, sostengono alcuni tecnici, non ci sarebbero molti appigli giuridici a difesa della tesi cara anche ai “grillini”. In attesa di un chiarimento si prende tempo e nonostante il timing serrato seguito in Giunta per le Immunità (nel rispetto delle norme regolamentari) si rischia di vanificare quanto fatto sin qui per arrivare a un voto parlamentare prima della decisione dei magistrati sull’interdizione. Ed è molto probabile, si aggiunge, che alla fine in Aula si voti prima sull’interdizione che sulla decadenza. Intanto, nel calendario di ottobre dei lavori dell’Assemblea, del voto sul Cav non ci sono tracce e per ora non ci sono certezze che ve ne siano per quello di novembre. Nonostante la relazione del presidente della Giunta per le Immunità Dario Stefano sia stata trasmessa dagli uffici. “Sarebbe improprio votare in Aula – spiega Stefano – prima che si decida su come sarà lo scrutinio”. Fuori, poi, infuria la protesta con grillini e attivisti di “Avaaz” che organizzano flash mob mezzi nudi e petizioni per dire “no” al voto segreto.

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