Amnesty, i raid dei droni classificati crimine di guerra

Pubblicato il 22 ottobre 2013 da redazione

NEW YORK. – Mamana Bibi, nonna 68enne del villaggio di Ghundi Kala, in Pakistan, è morta mentre era nell’orto a raccogliere verdura, uccisa da un razzo sparato da un drone americano che sorvolava il territorio. Sempre in Pakistan a Zowi Sidgi, 18 operai, uno dei quali aveva solo 14 anni, sono stati ammazzati allo stesso modo al termine di una giornata di lavoro. Amnesty International denuncia l’utilizzo degli aerei senza pilota, sottolineando che i raid dei droni Usa in Yemen e in Pakistan “possono costituire un crimine di guerra”. Nel rapporto dal titolo “Sarò io il prossimo?”, l’organizzazione condanna l’uccisione indiscriminata dei civili e afferma che gli Stati Uniti dovrebbero rispettare il diritto internazionale, indagando a fondo la connessione tra le persone uccise e ferite dagli attacchi dei droni. La “seria preoccupazione” è che tali episodi abbiano “violato il divieto all’arbitraria privazione della vita e possano costituire crimini di guerra o esecuzioni extragiudiziali”. “Non c’è alcuna giustificazione per gli atti che hanno portato alla morte di una nonna di 68 anni e di un ragazzo di 14”, si legge nel dossier. Amnesty ha esaminato nei dettagli nove raid avvenuti in Pakistan tra il 2012 e il 2013: in quattro di questi sono stati uccisi oltre 30 civili. In Yemen invece, un altro rapporto di Human Rights Watch ha contato 57 civili morti tra le 82 vittime di sei differenti attacchi dal 2009. E’ la regione pachistana del Nord Waziristan quella dove si registra il più alto tasso di attacchi dei droni Usa di tutto il mondo: tra gennaio 2012 e l’agosto nel 2013, gli aerei senza pilota americani hanno colpito 45 volte. Questi almeno sono i numeri conosciuti, poichè non si sa quanti siano stati esattamente i bersagli colpiti. “La segretezza che circonda il programma dei droni fornisce al governo degli Stati Uniti la licenza di uccidere senza controllo giudiziario e in violazione delle norme fondamentali sui diritti umani”, afferma il ricercatore di Amnesty per il Pakistan, Mustafa Qadri. Il rapporto denuncia anche casi di ‘attacchi ai soccorritori’, nel quali coloro che erano corsi in aiuto delle vittime del primo drone sono stati colpiti con un secondo attacco. “Gli Stati Uniti continuano a basarsi sulla dottrina della guerra globale per tentare di giustificare una lotta senza confini con Al Qaida e i talebani”, afferma ancora l’organizzazione internazionale, sottolineando che nonostante la promessa fatta dal presidente Barack Obama di una maggiore trasparenza, Washington continua a rifiutarsi di divulgare anche le informazioni più basilari. Il Pakistan ha più volte condannato gli attacchi compiuti dagli Usa con gli aerei senza pilota, definendoli una violazione della propria sovranità e del diritto internazionale, mentre gli Stati Uniti li ritengono uno strumento efficace nella lotta contro Al Qaida.

(Valeria Robecco/ANSA)

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