Napolitano blinda Governo. Grazia a Berlusconi solo panzane

ROMA. – ”Panzane”, solo ”panzane”: per la seconda volta in pochi mesi il Quirinale abbandona il felpato linguaggio presidenziale per smentire maligni rumours accordi segreti e inciuci al limite dell’impeachment sulla concessione della grazia a Silvio Berlusconi in cambio della tenuta del governo di larghe intese. E, guarda caso, anche adesso la sanguigna smentita del Colle passa attraverso le colonne del ‘Fatto quotidiano’ che ha veicolato il verbo dei falchi – e dello stesso Cavaliere, giurano in molti – su un presunto ”tradimento” di Napolitano, anzi di ”re Giorgio”, come viene chiamato dal quotidiano diretto da Antonio Padellaro. Verrebbe da dire si è voluto prendere due piccioni con una fava, conoscendo gli attriti di lunga data tra il ‘Fatto’ e il Quirinale. Ma la nota non è frutto di una emotiva eruzione di sdegno per accuse che vengono definite ”semplicemente false”. E’ figlia di una preoccupazione che accomuna Napolitano a Letta che hanno fatto il punto in profondità sui temi del prossimo Consiglio europeo. Nella convinzione che, spiegano a palazzo Chigi, “se si hanno le carte in regola sui conti pubblici, si può chiedere di più in altri campi, a cominciare da quello dell’immigrazione”. Il quadro politico però resta in tumultuoso movimento con la Legge di stabilità che anima il dibattito parlamentare: Letta certamente è preoccupato per la possibile frantumazione di Pdl e Scelta Civica. Le rassicurazioni sul primo e sul secondo fronte, con le colombe che frenano sull’ipotesi di scissione e Monti che garantisce di non tramare contro l’Esecutivo, valgono fino a un certo punto. Perché fratture sono sempre possibili, con ripercussioni sulla stabilità del governo. Il premier, infatti, a differenza di molti nel Pd, tifa per un passaggio del testimone “indolore” da Berlusconi ad Alfano. Solo così si manterrebbe l’equilibrio nella maggioranza, visto che l’eventuale fuoriuscita degli ‘alfaniani’, oltre a spostare eccessivamente il baricentro della coalizione sui democrat obbligando Alfano ad alzare continuamente la posta, complicherebbe qualsiasi ipotesi di riforme istituzionali. Quelle riforme che, è il rimprovero di un lettiano, “Renzi sembra del tutto ignorare quando parla di riforma della legge elettorale per andare al voto con un sistema maggioritario”. Anche quanto successo all’antimafia con l’elezione di Rosy Bindi senza i voti del Pdl, osserva un fedelissimo del premier, ”non è un bel segnale”. Quanto al Quirinale – si ragiona in ambienti parlamentari – con la nota si vuole colpire ”il teorema” che ciclicamente riprende vita in casa Pdl. O meglio, in quella parte di Pdl – si sottolinea – che in questi giorni frequenta più assiduamente palazzo Grazioli. Un teorema elementare, ma dirompente che lega il potere presidenziale di concessione della grazia – anche con il ‘motu proprio’ – ad una sorta di diabolico accordo in nome della realpolitik per salvare Berlusconi e quindi l’Italia tutta dal baratro della crisi. Eccolo il ”patto tradito” del quale scrive il ‘Fatto quotidiano’ citando i falchi Pdl e la sua espressione più mediatica, Daniela Santanchè. Se il capo dello Stato è stato costretto già più volte a scegliere se smentire o semplicemente ignorare questi spifferi ricorrenti (come quando qualcuno attribuì il suo no alla grazia alla moglie Clio), adesso ha scelto di richiudere così la porta: “Solo il Fatto Quotidiano crede alle ridicole panzane come quella del “patto tradito” dal Presidente Napolitano. La posizione del Presidente in materia di provvedimenti di clemenza è stata a suo tempo espressa con la massima chiarezza e precisione nella dichiarazione del 13 agosto scorso”.

(Fabrizio Finzi e Federico Garimberti/ANSA)

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