Tra Pmi i campioni nascosti, vince l’export

MILANO. – Valsoia che punta sul biologico e sulle marmellate, Sicim che produce condotte, Stefano Ricci e Renato Corti dell’altissima moda, la Branca che corre grazie alla moda dilagante in Argentina del ‘Fernandito’ (aperitivo a base di Fernet e Coca cola). Sono nomi che a volte dicono poco al grande pubblico e spesso anche agli addetti ai lavori, ma sono alcuni dei casi imprenditoriali piccoli o medi che battono la crisi e individuati dall’Ufficio studi di Mediobanca. Insieme alla classifica sui grandi gruppi industriali, gli analisti ne hanno scelto in tutto 10 con parametri precisi (in crescita costante negli ultimi cinque anni e con una buona redditività) e spesso con caratteristiche comuni: quasi tutti ad altissimo export (in genere tra l’80 e il 90% dei ricavi) e ben 7 su 10 hanno sede nelle Regioni del Nord Est, nessuno al Sud. Un caso a parte è proprio la Valsoia, che genera all’estero solo il 4,8% dei ricavi e che di recente ha acquisito le marmellate Santa Rosa. Insomma a volte il mercato interno è una risorsa sufficiente, così come i problemi ‘interni’ possono non fermare il business. E’ il caso della Faac, che produce automazione per cancelli: al centro di una disputa sul testamento del principale azionista Michelangelo Manini che nel 2012 ha lasciato il 66% all’Arcidiocesi di Bologna, cresce del 35% annuo per ora ha 283 milioni di ricavi. Da notare i settori di produzione di tutte le imprese medie selezionate da Mediobanca (ci sono anche la Rossetti Marino, Fis, Marposs e Maschio Gaspardo): lavorano su prodotti indispensabili per industrie più grandi come quelle Oil & Gas e della farmaceutica oppure producono macchine per il controllo qualità e l’agricoltura. Sono i campioni nascosti che hanno ancora un prodotto e che tengono in piedi, da soli e nell’ombra, l’economia italiana.

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