Letta a Bruxelles si gioca la credibilità dell’Italia

BRUXELLES. – Enrico Letta scende soddisfatto in conferenza stampa, al termine di un Consiglio Ue, dove ha incassato un “importante” risultato: la ‘promozione’ del tema immigrazione a questione europea, all’insegna della solidarietà. Ma il premier usa parole pacate, definendo il passo del Vertice, come “sufficiente”. Come una “buona notizia” cui ora devono seguire i fatti. In un cammino, quello disegnato per le prossime mosse operative contro il “dramma del Mediterraneo”, su cui sembra intenzionato a non abbassare la guardia. Così come alta vuole tenere la ‘guardia’ rispetto a possibili nuove fughe rigoriste di Angela Merkel. Perché – è il consueto ragionamento – ora dopo i sacrifici gli europei devono raccogliere i frutti, spingendo su crescita e occupazione. Letta, mentre a casa la tensione è altissima sul fronte della sua maggioranza e delle mosse in casa Pdl, dribbla ad ogni domanda ‘domestica’ – “oggi sono qui… mi sono concentrato sui temi Ue”, glissa sorridendo – e accredita l’immagine di un premier pronto a giocare la sua partita europea fino in fondo, con un occhio a metà dell’anno prossimo quando, salvo colpi di scena, l’attende la guida della presidenza europea. E lo fa giocando la carta della credibilità dell’Italia. Costruita non su chi la rappresenta ma sui fatti. Conti in prima linea. E torna a rivendicare dal pianterreno di quel palazzo che solo due anni fa aveva messo l’Italia sotto sorveglianza, che quelli italiani saranno a posto: nel 2014 “faremo scendere il debito e il deficit in condizione di avere una spesa pubblica primaria più bassa”. Solo così si è credibili, incalza rischiando anche di cadere in una potenziale ‘gaffe’ nel proseguire il ragionamento: “Se uno ha le pezze…”, si lascia scappare interrompendo subito la frase tra l’ilarità dei cronisti in sala. Una credibilità fatta di conti a posto che il premier si riserva come carta da giocare nei confronti di nuove derive rigoriste tedesche come quei contratti vincolanti ipotizzati dalla Merkel. “Non se n’è parlato” ma solo con bilanci in ordine – è il ragionamento – si potrà far muro, con posizioni ferme senza “cedimenti”. Ma che usa anche per “lanciare un messaggio pure a casa”, dice con un pensiero probabilmente anche al dibattito sulla legge di stabilità. Con un occhio al futuro politico della maggioranza che sostiene il suo governo che auspica arrivi alle “prossime elezioni europee su una piattaforma chiaramente europeista” per far fronte alla sfida con l’Europa dei populismi, Letta ridimensiona anche quelle autorizzazioni alle richieste di fiducia approvate dal suo cdm. “Nessun significato particolare: è solo una possibilità e non una decisione di porle”, minimizza parlando di ‘business as usual’ (il nostro sistema prevede l’autorizzazione) a fronte di provvedimenti che hanno delle scadenze. E riparte alla volta di Parigi dove l’attende il premier Ayrault e, oggi, un intervento alla Sorbona.

(dell’inviata Marina Perna/ANSA)

 

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