Sito Nsa ko. Problema tecnico? Anonymous, siamo stati noi

WASHINGTON. – Prosegue la bufera attorno alla National Security Agency, la Nsa. Il sito della più segreta delle agenzie d’intelligence statunitensi è andato in tilt, forse sabotato dagli hacker di Anonimous, nelle stesse ore in cui a Washington si è tenuta la prima grande marcia anti-Nsa, a favore della privacy, durante la quale in migliaia hanno inneggiato alla ‘talpa’ del programma Prism, l’ex contractor Edward Snowden. Uniti dalla parola d’ordine ‘stop watching Usa’, smettila di controllarci, cliccatissima su twitter, i rappresentanti di oltre cento organizzazioni ‘liberal’ a difesa delle libertà civili, hanno marciato sino al Lincoln Memorial. La lead organizer, la promotrice della giornata, è Rainey Reitman, la giovane direttrice della Electronic Frontier Foundation, un gruppo in prima linea contro gli abusi della National Security Agency. Obbiettivo della mobilitazione inviare al Congresso una petizione, già sottoscritta da oltre mezzo milione di americani, con cui si chiede di riformare il controverso Patriot Act, la legge antiterrorismo approvata su impulso di George W. Bush proprio 12 anni fa, il 26 ottobre del 2001, poche settimane dopo la strage dell’11 settembre. ”Con la nostra petizione – spiega Reitman – puntiamo a cambiare radicalmente la section 215 del Patriot Act, quella che estende i poteri dell’Fbi autorizzandola a raccogliere informazioni e quindi spiare chiunque sulla base di un’indagine antiterrorismo. Quindi chiediamo una riforma della section 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act, che di fatto autorizza le intercettazioni telefoniche senza mandato del giudice da parte delle agenzie di intelligence, come la Nsa. Infine – conclude Reitman – chiediamo che si conoscano i nomi dei funzionari dell’intelligence responsabili di abusi, o colpevoli di aver coperto la verità. E che vengano perseguiti dalla giustizia”. Non bastassero le proteste di piazza, nelle scorse ore anche il web impensierisce la National security Agency, il cui sito è andato per ore in black-out. Immediatamente gli hacker di Anonymous si sono affrettati ad rivendicare il sabotaggio informatico, ma la stessa Nsa ha poi affermato che si è trattato di ”un errore tecnico”. Una portavoce, Vanee Vines, ha confermato che c’erano dei problemi e che erano in corso verifiche. ”Ci stiamo lavorando”, si è limitata ad affermare. Allo stesso tempo, altre fonti hanno fatto sapere che non c’erano indicazioni di un’intrusione di pirati informatici nè tantomeno di una sottrazione di dati. Tuttavia, già poco meno di un’ora dopo che il sito era andato in panne, su Twitter sono cominciati a uscire cinguettii da account riconducibili ad Anonymous, piu’ o meno attendibili, che lasciavano intuire che si è trattato di una loro azione di rappresaglia per l’attivita’ di sorveglianza elettronica globale condotta dalla Nsa. Un’azione che sarebbe stata messa a segno con la tecnica del ‘disributed denial of service'(DDoS), ovvero un sovraccarico di traffico, di contatti convogliati dai pirati informatici per mandare in tilt i siti presi di mira. (Marcello Campo/ANSA)