Napolitano sulle riforme, fosse per me in 7 giorni

Pubblicato il 29 ottobre 2013 da redazione

BARI. – Un mese per fare la riforma della legge elettorale? ”Fosse per me gli darei sette giorni!”. E’ tutto in questa frase il disappunto di Giorgio Napolitano per come le forze politiche stanno trascurando il capitolo riforme. A partire da quella ”inevitabile” del Porcellum, ormai un vero incubo del presidente. Un’inerzia politica – e Napolitano lo ha già detto senza peli sulla lingua – che sancirà l’umiliazione delle Camere quando – tra circa un mese, appunto – la Corte costituzionale ancora una volta dovrà sostituirsi ad una politica colpevolmente impotente. Il presidente della Repubblica è stato a Bari per un convegno sul rapporto tra Mezzogiorno e cultura ma la sua giornata si è trasformata presto in una sorta di ‘via crucis’ presidenziale. Una trasferta sofferta, tra gli applausi alla sua persona, qualche contestazione e lo sdegno visibile per le lentezze della politica. Roma è sempre più ‘ladrona’, anche qui nel cuore del Mezzogiorno. E il capo dello Stato rappresentava nel bene e nel male istituzioni sempre più lontane dalla gente comune alle prese con la mancanza di lavoro. ”Cacciali tutti, presidente”, gli urlano a più riprese durante una breve passeggiata verso l’Università Aldo Moro. Sono lontani i tempi dello statista democristiano nato a Maglie, quando il cinque volte presidente del Consiglio ucciso dalle Brigate rosse era amatissimo in Puglia e stimato in tutto il Paese. Altri tempi. A Bari il capo dello Stato ha dovuto assorbire la rabbia civile di tanti cittadini alle prese con la crisi constatando di persona quanto ampio sia ormai lo scollamento tra società civile e politica. ”Noi senza lavoro e a Roma non lavorano”, ha gridato un uomo al di là delle transenne vicino all’università. Il presidente ha stretto mani su mani, si è avvicinato a tutti ed ha assorbito il clima che regna nel Paese, quel clima di disaffezione alla politica che tante volte ha stigmatizzato. Non a caso Napolitano ha risposto con gelida ironia ad un cittadino che per strada gli ha urlato: “Presidente, gli dia 30 giorni di tempo per le riforme oppure li mandi tutti a casa”. Musica per le orecchie del presidente che da mesi si sgola per mettere pressione ai partiti, al Parlamento, affinché si muovano per mettere mano alle riforme e invece nulla accade. ”Sette giorni gli darei”, quasi sillaba il capo dello Stato tra gli applausi, le lamentazioni ed anche le proteste della gente del sud che vuole solo lavoro. E Napolitano lo sa bene e non fa fatica a riconoscerlo. Ignorato Beppe Grillo e le sue accuse di ‘impeachment’, il presidente ha spiegato che quello della disoccupazione giovanile è ”il problema numero uno, il problema più assillante del Paese”. E ”il sud deve recuperare un ruolo che sta perdendo nello sviluppo generale del Paese”, ha aggiunto preoccupato. Nonostante le rigide misure di sicurezza un gruppo di studenti è comunque riuscito a mettere in atto una duplice protesta: dall’alto di un tetto è sceso uno striscione contro gli F35. Quindi, al passaggio a piedi del presidente, un secondo gruppetto ha srotolato un secondo striscione rosso con scritto ‘basta sacrifici’, lanciando una serie di volantini contro ”il governo della crisi”.

(Dell’inviato Fabrizio Finzi/ANSA)

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