Oltre 3,8 milioni under-35 in difficoltà. Un milione e mezzo di disoccupati

ROMA. – Non ci sono soltanto gli under-25 a nutrire le fila della disoccupazione in Italia. Al di là del parametro di riferimento Ue per il calcolo del tasso dei senza lavoro (e che nella fascia 15-24 anni comprende necessariamente anche gli studenti), l’emergenza occupazione si estende di fatto agli under-35: sono oltre 3,8 milioni quelli in difficoltà. Si tratta di disoccupati, scoraggiati, cassintegrati, precari e part-time involontari, cioè non per scelta ma perché non trovano di meglio, e sono per l’esattezza 3 milioni 873 mila, secondo una elaborazione dei dati, relativi al primo semestre 2013, contenuti nel rapporto dell’associazione Bruno Trentin della Cgil. Sono giovani tra i 15 e i 34 anni e soltanto i disoccupati sono più di un milione e mezzo (un milione 589 mila), sempre calcolati nei primi sei mesi dell’anno. Rappresentano una fetta importante dell’emergenza occupazionale. Gli oltre 3,8 milioni di under-35 che sono alle prese con difficoltà di ingresso e di permanenza nel mercato del lavoro sono, infatti, quasi la metà (il 42,8%) degli oltre 9 milioni di persone complessivamente già ‘censite’ dall’associazione Trentin come quelle che popolano le cosiddette aree della sofferenza e del disagio occupazionale. In particolare, 2 milioni 75 mila under-35 rientrano in quella che viene definita l’area della sofferenza, di cui fanno parte i disoccupati, gli scoraggiati e i cassintegrati. Sono, invece, 1 milione 798 mila le persone tra i 15 e i 34 anni che ricadono nella cosiddetta area del disagio occupazionale, che include i precari e i part-time involontari. Il problema della disoccupazione “riguarda tutti, ma principalmente giovani, donne e Mezzogiorno”, sottolinea il presidente dell’associazione, Fulvio Fammoni. ”Nello studio l’area fino a 35 anni rappresenta circa il 40% degli indicatori di gravità del fenomeno ed è particolarmente significativo che ciò riguarda sia chi ha un tasso di scolarità basso sia i livelli più alti d’istruzione, come i laureati”. Per questo, “la priorità è creare occupazione altrimenti i dati peggiorano, come dimostrano le stime dell’Istat di oggi”, aggiunge Fammoni. Senza considerare che ”oltre all’aumento dei disoccupati e al calo degli occupati, peggiorano anche le condizioni, con la disoccupazione di lunga durata che supera il 55% ed il quinto anno di fila in cui la cassa integrazione supera il miliardo di ore autorizzate”.

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