Corinaldo

Le sue origini risalgono al V secolo d.C., quando un gruppo di fuggitivi della città romana di Suasa (l’odierna Castelleone di Suasa) si stabilì nell’attuale territorio comunale, nel tentativo di sottrarsi alle razzie dei goti. Il centro storico di Corinaldo è caratterizzato da numerosi monumenti d’epoca medievale: i torrioni, le porte urbiche, i baluardi e i camminamenti di ronda che insistono sulla cinta muraria tre-quattrocentesca, lunga 900 metri, ne fanno il più integro esempio di architettura difensiva marchigiana. Fra i più pregevoli edifici sacri spiccano la barocca chiesa dell’Addolorata, che racchiude una cripta dedicata a Santa Maria Goretti, nata a Corinaldo, la chiesa del Suffragio e quella seicentesca di San Francesco, in cui si conservano alcune tele di Claudio Ridolfi, pittore manierista che operò a lungo sul posto. Di notevole valore architettonico sono anche il palazzo comunale, costruito nel XVIII secolo, e un edificio signorile settecentesco, sede del museo civico e dell’archivio storico. Interessante il teatro Carlo Goldoni, dotato di un ingegnoso dispositivo capace di elevare o abbassare la platea a seconda delle necessità.

Arroccato in posizione strategica tra la Marca di Ancona e lo Stato di Urbino, il borgo di Corinaldo ha il suo simbolo nelle imponenti mura rimaste praticamente intatte dal Quattrocento.

Se ne può percorrere l’intera cerchia, lunga 912 metri, con una suggestiva passeggiata guidata. Le porte, i baluardi, le torri di
difesa, i merli ghibellini a coda di rondine, i camminamenti di ronda contrassegnano il paesaggio di questo raro esempio di città fortificata dove ad apparire incongrui sono i segni della modernità, come le automobili o i fili della luce.

Perfetto set di un film di cappa e spada, Corinaldo ha il suo centro nella Piaggia, una scalinata di cento gradini verso cui convergono le case in mattoni rossi disposte a spina di pesce.

L’ordito urbanistico della città comprende numerosi palazzi gentilizi e notevoli edifici civili e religiosi. Lo sviluppo artistico dei secoli XVII e XVIII è dovuto principalmente alla presenza di grandi personalità come il pittore Claudio Ridolfi, che a Corinaldo visse lungamente e morì, e l’organista Gaetano Antonio Callido, che qui ha lasciato due eccezionali organi a canne, uno dei quali donato alla figlia, monaca di clausura negli ambienti oggi occupati dalla Pinacoteca civica.

Tra gli edifici pubblici, sono da vedere il Palazzo Comunale, bell’esempio di architettura neoclassica con il lungo loggiato che dà su via del Corso, l’ex Convento degli Agostiniani, costruito nella seconda metà del Settecento e ora utilizzato come albergo, il Teatro Comunale (1861-69) intitolato a Carlo Goldoni e la Casa del Trecento, che ospita la Pro Loco ed è la più vecchia del borgo.

Le chiese rivelano tutta la spiritualità del luogo, rinforzata dalla lunga appartenenza allo Stato Pontificio.

La Collegiata di S. Francesco ha origini antiche (1265) ma si presenta a noi nelle forme della ricostruzione secentesca e, ancor di più, settecentesca, quando fu edificato il convento (1749) e venne innalzata la nuova chiesa (1752-59).

Il Santuario di S. Maria Goretti, con l’ex monastero ora adibito a Sala del costume e Biblioteca comunale, ingloba con fattezze settecentesche l’antica chiesa medievale di S. Nicolò. L’interno è un bell’esempio di tarda architettura barocca e custodisce numerose opere d’arte, tra cui una grande cantoria lignea che racchiude uno splendido organo di Callido del 1767.

La Chiesa del Suffragio, terminata nel 1640, fu in seguito demolita e ricostruita per essere riaperta al culto nel 1779. Conserva il dipinto di Claudio Ridolfi che era stato collocato sull’altare maggiore il giorno della prima inaugurazione, il 6 gennaio 1641.
Un altro organo di Callido si trova nella cantoria lignea sopra la porta d’ingresso della Chiesa dell’Addolorata, consacrata nel 1755.

In piazza S. Pietro il campanile è quanto resta dell’omonima chiesa, demolita nel 1870 perché pericolante. Al suo posto troneggia un grande cedro dell’Himalaya, piantato, pare, da un anticlericale affinché non vi si ricostruisse un altro edificio religioso.

E ora torniamo alle mura. Il primo impatto del visitatore è con la quattrocentesca torre dello Sperone, alta 18 m. e di forma pentagonale, attribuita all’architetto senese Francesco di Giorgio Martini e più volte restaurata.

Tra le torri, spiccano anche quella dello Scorticatore (dove le mura raggiungono i 15 metri di altezza), quella del Mangano e quella del Calcinaro, che prendono il nome dalla professione che svolgeva chi vi abitava.

Dalla Rotonda, invece, che fa parte dell’aggiunta rinascimentale terminata nel 1490, proseguendo verso il giro di ronda si accede ai Landroni, un corridoio porticato derivato dalla sopraelevazione degli edifici seicenteschi lungo via del Corso. Da lì si ritorna alle mura, che inglobano alcune imponenti porte bastionate.

La parte più interessante della cerchia muraria è forse quella di Porta S. Giovanni, in quanto conserva inalterati molti elementi di difesa. L’architettura militare dell’epoca presenta in questo tratto tutto il suo corredo di saettiere, archibugiere, beccatelli, piombatoi e merlature.

Girando verso il pozzo del Bargello si raggiunge la terrazza sopra l’arco della porta, da cui si può ammirare – come ha fatto il principe Carlo d’Inghilterra nel 1987 – il centro storico e la campagna sottostante, arrivando con lo sguardo fino al Monte Conero nei giorni limpidi.