L’ America si prepara al giorno della memoria

NEW YORK. – Da Dallas a Arlington – dal luogo della tragedia a quello della memoria – il momento del ricordo è arrivato. Un anniversario listato a lutto, bordato di vecchi filmini, di rivisitazioni e apprezzamenti, le solite speculazioni di chi alle pallottole solitarie di Lee Harvey Oswald non ha mai creduto, una valanga di libri, film, mostre, le immancabili foto all’asta. L’America si prepara a riflettere sulla perdita della sua innocenza, sul giorno in cui, il 22 novembre 1963, il suo giovane presidente venne assassinato nelle braccia della moglie il cui vestito rosa confetto fu imbrattato di sangue e materia cerebrale. Un’immagine indelebile nel ricordo di chi l’ha vista, replicata migliaia di volte sulle tv di tutto il mondo. Come le bombe a Pearl Harbor e il crollo delle Torri Gemelle, l’assassinio di John F. Kennedy è rimasto scolpito nella memoria collettiva globale come uno di quei rari momenti in cui chi allora era vivo ricorda esattamente dov’era e cosa stava facendo. Furono “i sette secondi che spezzarono la schiena al secolo americano”, disse lo scrittore Don DeLillo vent’anni fa a Paris Review, il modello che prefigurò successivi attacchi terroristici e massacri: “Un atto di violenza inspiegabile commesso da un ‘signor nessuno’ in un contesto di onnipresente copertura mediatica”. Fu, all’epoca, il primo assassinio teletrasmesso, e a 50 anni di distanza le televisioni sono tornate in pista a colpi di speciali, molti in onda da Dallas. La metropoli texana venne all’epoca ribattezzata “la città dell’odio”: oggi, grazie anche al fatto che nove su dieci dei suoi abitanti non erano lì quando Kennedy fu ucciso, sta imparando a convivere e accettare il suo oscuro passato. Quest’anno, ed è la prima volta da allora dopo mezzo secolo di negazionismo, Dallas commemora con un evento ufficiale l’anniversario del ‘presidenticidio’ dopo essersi preparata da un anno all’evento. Restaurati i lampioni d’epoca, ridipinto il piedistallo da cui il negoziante di tessuti Abraham Zapruder filmò artigianalmente la scena: “Vogliamo onorare Kennedy, vogliamo mostrare che Dallas lo amava sul serio allora e che ha imparato a rispettarne la leadership”, ha detto il sindaco democratico Mike Rawling. Non è vero al cento per cento. Un mese prima della visita di Kennedy, il suo ambasciatore all’Onu Adlai Stevenson fu accolto in città a insulti e sputi. “Andiamo in terra di matti”, aveva detto Jfk a Jackie prima della visita. Il resto è storia. Tre giorni dopo il presidente era sottoterra a Arlington dove, appena in tempo per il cinquantenario, è stata restaurata e riaccesa la “fiamma eterna” sulla tomba. Sulla ricostruzione dell’assassinio e la sua legacy stanno uscendo negli Usa decine di volumi. E siccome i Kennedy vivevano come in un “Truman Show” ante litteram, con i paparazzi costantemente al seguito, a segnare il cinquantenario ci sono anche le immancabili foto all’asta: le aveva scattate Mark Show di Life, le vende una galleria di Los Angeles con prezzi che vanno dagli 800 ai 4800 dollari.

(Alessandra Baldini/ANSA)

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