Sfida di Morsi in tribunale. Io sono il presidente

Pubblicato il 04 novembre 2013 da redazione

IL CAIRO. – “Io sono il legittimo presidente. Questo tribunale è illegale e sta coprendo un golpe militare”. Alla sua prima uscita pubblica dalla deposizione a luglio, Mohamed Morsi ha apertamente sfidato i suoi giudici nell’aula bunker in un clima surriscaldato. E in apertura del processo per incitamento alla violenza e omicidio insieme ad altri quattordici dirigenti della Fratellanza, il primo presidente eletto dei Fratelli musulmani in Egitto si è rivolto così al presidente della corte: “Ricordati che sono il tuo presidente!”. L’udienza, aperta in ritardo perché Morsi si è rifiutato di indossare la tuta bianca riservata ai detenuti sotto processo, si è conclusa nel giro di qualche minuto, dopo due sospensioni, sull’onda delle contestazioni provenienti dalla gabbia degli imputati. In un breve video mandato in onda dalla televisione di Stato, Morsi è apparso in buona forma fisica, in blazer blu e camicia bianca senza cravatta, mentre gli altri imputati, tutti con la tuta bianca, davano le spalle ai giudici alzando in alto, in segno di sfida, la mano con quattro dita a indicare il simbolo di Rabaa el Adaweya, la piazza dei sostenitori di Morsi sgombrata a forza ad agosto. Il processo per le violenze esplose al palazzo presidenziale di Ittahhadeya lo scorso dicembre – nelle quali almeno sette manifestanti hanno perso la vita – è stato rinviato all’8 gennaio, per consentire alle parti di studiarsi le carte processuali, hanno spiegato alcune fonti. Morsi, che sembra abbia rivisto la sua scelta di non designare un collegio difensivo, ha lasciato l’Accademia di polizia in elicottero per essere trasportato alla prigione di Borg el Arab ad Alessandria, scelta perchè lontana da centri densamente abitati e dagli altri leader della Fratellanza, anch’essi detenuti e sotto processo. Centinaia di supporter del deposto presidente hanno bloccato la zona attorno alla Corte costituzionale e hanno manifestato nei pressi dell’Accademia di polizia. Tafferugli sono scoppiati al Cairo e ad Alessandria e momenti di tensione si sono registrati quando i manifestanti hanno attaccato i mezzi di alcune troupe televisive che seguivano dall’esterno il processo, ma non si sono viste le proteste di massa che i movimenti pro Morsi avevano indetto per l’occasione. Nella breve udienza del processo che lo vede imputato a fianco di esponenti di primo piano della Fratellanza e del suo partito, come Essam el Eryan e Mohammed el Beltagui, Morsi si è rivolto al presidente della Corte mettendone in discussione la legittimità. “Questo non è un tribunale competente, c’è stato un golpe militare e sono i leader di questo putsch che andrebbero processati”, ha scandito Morsi, mentre nell’aula bunker, dove macchine fotografiche, telecamere e telefonini erano rigorosamente vietati, scoppiava la bagarre fra pro e anti Morsi. Non era presente, invece, la famiglia dell’ex presidente rimasto al potere esattamente un anno e accusato da vasti strati della popolazione egiziana di aver voluto accentrare tutto il potere nelle mani della Fratellanza, portando il paese sull’orlo del baratro economico. “Non siamo andati in aula perché il tribunale è illegittimo”, ha spiegato il figlio Osama, affermando che la famiglia ha ricevuto una sola telefonata dal padre durante il periodo di detenzione in una località segreta. Una detenzione che non sembra, però, avere indebolito la determinazione di Morsi a farsi considerare come il legittimo presidente dell’Egitto.

(Danila Clegg/ANSA)

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