Giappone: Diede lettera all’imperatore, senatore-attivista punito

Pubblicato il 08 novembre 2013 da redazione

TOKYO. – Taro Yamamoto sarà bandito da tutte le cerimonie e da altri eventi legati alla famiglia imperiale. La decisione comunicata al senatore-attore giapponese dal presidente della Camera Alta, Masaaki Yamazaki, ha chiuso le aspre polemiche nate dall’inconsueto gesto fatto dal politico di 38 anni quando la scorsa settimana, durante la tradizionale festa autunnale nel parco del palazzo imperiale con dignitari, politici e personalità di spicco, consegnò al momento dei saluti una lettera nelle mani dell’imperatore Akihito. Una violazione del protocollo che già nell’immediato provocò imbarazzi, anche se Akihito, ringraziando, affidò con grande naturalezza la missiva a un maggiordomo. Lo scopo di Yamamoto, attivista anti-nucleare eletto al senato come indipendente alle elezioni di luglio, era di sensibilizzare il sovrano alla causa delle decine di migliaia di persone che ancora pagano la crisi della centrale nucleare di Fukushima, la peggiore dopo Cernobyl, con attenzione agli effetti delle radiazioni sui bambini e sui lavoratori, costretti a lavorare in condizioni difficili per contenere l’emergenza nata dal sisma/tsunami dell’11 marzo 2011. Da allora, tra richieste di dimissioni, incriminazione penale e accuse di violazione della Carta costituzionale, a causa del tentativo di strumentalizzazione dell’imperatore “simbolo dello Stato senza alcun potere politico”, Yamamoto si è difeso da pesanti accuse e avuto sostegno soprattutto dalla Rete, con gli internauti pronti a benedire “un gesto coraggioso e sincero”. La punizione, decisa in una riunione del comitato ristretto della commissione regole e amministrazione del Senato, è stata adottata non su norme regolamentari, ma sul diritto del presidente a “mantenere l’ordine” dopo violazioni del protocollo. Yamamoto, a seguito della reprimenda, ha spiegato di aver commesso un gesto egoista, chiedendo scusa per aver turbato l’imperatore, assicurando di non avere intenzione di dimettersi. Chiuso il dossier, se ne apre subito un altro: quello dell’ex campione di wrestling Antonio Inoki, rieletto a luglio alla Camera Alta. Malgrado il rifiuto dell’autorizzazione del senato, Inoki è andato in Corea del Nord con l’obiettivo di favorire il dialogo tra i due Paesi. Ha incontrato Jang Song-thaek, zio del leader Kim Jong-un, e altri esponenti di vertice del regime. Ha riferito che Pyongyang avrebbe accettato di buon grado la proposta di inviare una delegazione di parlamentari nipponici al Nord per avviare colloqui diretti tra i due Paesi che non hanno alcun rapporto diplomatico. Convincere i colleghi senatori non sarà facile. 

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